Flussi indomabili e continuiMai sottovalutare l’energia e le risorse del Mediterraneo

La Biennale dello Stretto, nel suo fine settimana inaugurale, è stata un’occasione per riflettere sulle ricchezze e le potenzialità del “Mare nostrum”: un andirivieni di vita che muta in uno schiocco di dita (e che è costantemente minacciato dalla crisi climatica). Il senso di tutto ciò è racchiuso in una mappa esposta al Forte Batteria Siacci di Campo Calabro, capace di «raccontare l'invisibile»

Ph. Stefano Anzini

Si dice che lo Stretto di Messina sia la porzione di mondo a cui è dedicato il maggior numero di miti e leggende. Spesso sono racconti fondati sul fuoco, sull’acqua, sui venti. Il più celebre è quello su Cariddi, l’unico essere mitologico senza volto, un vortice d’acqua inarrestabile, posizionato di fronte all’antro di un altro mostro marino: Scilla. Se c’è una peculiarità che accomuna i miti e le leggende dello Stretto, quella è la potenza, l’energia. Un’energia nascosta negli abissi, tra le correnti, che tutti – pragmatici studiosi e fantasiosi cantastorie  – vorrebbero sprigionare, sfruttare e mostrare al mondo in tutta la sua complessità. 

È proprio questo il fine ultimo della prima Biennale dello Stretto, contraddistinta da una mostra d’arte, fotografia e architettura (aperta fino al 15 dicembre tra le vecchie mura del Forte Batteria Siacci, a Campo Calabro) e da una serie di talk condotti da esperti in vari settori: dall’ambiente alla mobilità, passando dall’urbanistica e l’architettura. Un laboratorio che si concretizza in una costante riflessione sulle potenzialità e – appunto – l’energia di una delle zone oggettivamente più affascinanti, controverse e magnetiche del Pianeta. Senza perdere di vista il fil rouge della manifestazione: tutto il Mediterraneo, le sue tre rive (europea, mediorientale e africana) e l’acqua ai tempi della crisi climatica

Nel primo weekend della manifestazione – iniziata il 30 settembre e curata dagli architetti e urbanisti Alfonso Femia e Francesca Moraci – si è parlato di tante cose: ponte sullo Stretto, virtuosismi nel campo della mobilità, energia prodotta dalle onde e dalle correnti, parità di genere, design mediterraneo (con un designer del calibro di Giulio Iacchetti), immaginazione applicata all’urbanistica (con una professoressa di Urbanistica del calibro di Elena Granata), cinema, ponte sullo Stretto, geografia e cartografia. Ed è proprio grazie a una mappa che abbiamo capito a pieno l’energia immagazzinata nel Mediterraneo e, più nello specifico, nello Stretto. 

Quando venerdì pomeriggio siamo atterrati all’aeroporto di Reggio Calabria, la fortuna ha voluto che incontrassimo sul nostro percorso un giovane architetto: Francesco Garofalo, direttore di Openfabric e docente di Landscape design al Politecnico di Milano. Appena arrivati al Forte Batteria Siacci, cuore pulsante della Biennale dello Stretto, Garofalo ci ha mostrato con orgoglio la stanza della mostra dedicata a quello che è il lavoro che l’ha condotto da Rotterdam – dove lavora – alla Calabria: “Migrating Mediterranean”. 

Stiamo parlando di una enorme mappa in grado di evidenziare tutti i flussi che caratterizzano il mar Mediterraneo: migranti in cerca di speranza, correnti, specie di pesci che arrivano da lontano, semi che fluttuano in aria e si depositano per generare nuove vite. E persino flussi di dati, considerando che lungo i fondali sono installati i cavi su cui si regge la connessione a Internet che utilizziamo quotidianamente. Un tema tra l’altro molto attuale dopo che il sabotaggio dei gasdotti Nord Stream ha fatto luce sulla fragilità delle infrastrutture sottomarine che trasportano non solo energia, ma anche informazioni. 

Sulla mappa in mostra alla Biennale dello Stretto sono inoltre indicati i vulcani, le zone sismiche, le isole in vendita, i giacimenti di gas, le zone chiave dei miti e delle leggende mediterranee, le persone più famose per ogni zona (da Zidane a… Gesù Cristo). È sufficiente osservarla per qualche minuto per avere una reale comprensione di quanto il Mediterraneo sia un andirivieni di vita che muta in uno schiocco di dita.

«Il principio della migrazione del paesaggio ci dice che il Mediterraneo cambia sempre: cambia attraverso l’acidificazione delle acque, delle nuove specie di pesci che arrivano dal canale di Suez, il riscaldamento delle acque, le placche tettoniche. Tutto si muove, anche rapidamente. L’Africa e l’Europa, per dire, si stanno avvicinando. Il Mediterraneo è fonte di risorse: pesca, estrazione di materie prime, gas. Il mio non è un progetto ma un punto di vista della condizione», ha raccontato Garofalo durante il suo talk al Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria, il secondo istituto museale (assieme al Mu.Me. di Messina) che ha ospitato la Biennale nel suo weekend inaugurale. 

La qualità più interessante delle mappe è la loro capacità di raccontare l’invisibile presente nel mondo e nelle nostre menti. La «mappa come maschera di noi stessi», ha detto bene nel suo intervento Luigi Farrauto, co-fondatore 100km Studio e autore delle guide Lonely Planet. Spesso ci scordiamo della straordinaria quantità di risorse del Mediterraneo, ed è confortante che sia una cartina così particolare e – sotto certi aspetti – visionaria a “riportarci sulla Terra”.