L’aiuto iraniano a PutinMosca ha distrutto il 30% delle centrali elettriche ucraine, ma prosegue la controffensiva a Kherson

Quasi 1.200 tra città e villaggi nel Paese sono rimasti senza energia elettrica. Anche alcune zone di Kyjiv non hanno più acqua ed elettricità. Ma il generale russo Sergei Surovikin ha ammesso alla tv di Stato che sul lato Sud la situazione è «difficile»

AP/LaPresse

Una parte dell’Ucraina è sempre più al buio, mentre le forze di Kyjiv guadagnano terreno a Kherson e i russi sono costretti ad ammetterlo. «Le forze russe hanno distrutto in una settimana il 30% delle centrali elettriche ucraine, causando blackout in tutto il Paese», ha scritto in un tweet il presidente Volodymyr Zelensky, aggiungendo che si tratterebbe di «un altro tipo di attacco terroristico russo», ovvero quello di «prendere di mira le infrastrutture energetiche e critiche». Dopo i continui raid da parte di Mosca, ora per Zelensky «non c’è più spazio per i negoziati con il regime di Putin».

Nel mirino di Mosca, ci sono le centrali nelle città di Kharkiv, Dnipro, Mykolaiv e Zhytomyr. Quasi 1.200 tra città e villaggi nel Paese sono rimasti senza energia elettrica. Anche alcune zone della capitale Kyjiv non hanno più acqua ed elettricità.

E a complicare il quadro, ora c’è l’appoggio iraniano. Oltre ai droni cosiddetti kamikaze usati da Putin per uccidere i civili a Kyjiv, l’Iran si prepara a consegnare alla Russia nel giro di una decina di giorni anche i missili a corto raggio Fateh 110 e Zolfaghar.

Con questa netta scelta di campo nella guerra ucraina, Teheran – spiega Repubblica – si espone ad almeno tre conseguenze: primo, nuove sanzioni da parte di Usa e Ue; secondo, fine di ogni speranza di resuscitare l’accordo nucleare; terzo, un coinvolgimento più diretto di Israele in aiuto di Zelensky. Per non parlare poi del dilemma dell’Arabia Saudita, che a questo punto dovrà decidere se continuare a stare dalla parte di Mosca, mentre Putin consolida la sua alleanza geopolitica e militare con i nemici ayatollah.

L’Iran nega di aver fornito droni, ma è smentito dall’evidenza degli apparecchi abbattuti su Kyjiv. Secondo Reuters, il 6 ottobre una delegazione guidata dal primo vicepresidente Mohammad Mokhber ha visitato Mosca, promettendo la consegna di altri droni, più i missili Fateh e Zolfaghar.

Ma se la difesa dei cieli ucraini resta il punto debole degli aiuti militari a Kyjiv, sul campo prosegue la resistenza. Tanto che la Russia ha dovuto ammettere che a Kherson la situazione è «difficile». Il generale Sergei Surovikin ha spiegato alla tv di Stato che le truppe ucraine stanno colpendo le infrastrutture e le abitazioni della città. «L’esercito russo garantirà soprattutto l’evacuazione sicura della popolazione» di Kherson, ha detto. Una rara ammissione di debolezza, confermata anche dalle autorità locali che – come racconta Bbc – stanno invitando i cittadini a lasciare la città.

Kherson è stata la prima grande città a cadere in mano ai russi, a febbraio. Ma le forze ucraine hanno guadagnato costantemente terreno nelle ultime settimane, spingendosi fino a 30 chilometri a sud lungo il Dnepr. «Nel complesso, la situazione nella zona delle operazioni militari speciali può essere descritta come tesa», ha detto il generale Surovikin.