Letta, svegliatiPer Calenda, il manifesto di Meloni è solo una lista della spesa senza un’idea di Paese

«Sembrava di ascoltare Conte o Rumor, altro che rivoluzione sovranista. Tutta fuffa, una noia mortale», dice il leader del Terzo Polo dopo il discorso della premier. «Si deve fare un’opposizione di merito e il Pd deve darsi una svegliata sennò a marzo non esisterà più. Io è da un mese che chiedo a Letta un confronto sulle regionali e sull’energia»

(La Presse)

«Giorgia Meloni ha fatto un’infinita lista della spesa con dentro tutti i mali italiani, ma senza una traccia sul “come” fare le cose. Non c’è alcuna scelta, né idea di Paese. Sembrava di ascoltare Conte o Rumor, altro che rivoluzione sovranista. Tutta fuffa, una noia mortale». Per questo motivo, secondo il leader del Terzo Polo Carlo Calenda, è tempo che le opposizioni battano un colpo e che «Letta si svegli: è un mese che lo cerco, ma non risponde, fa l’offeso».

Un discorso di 70 minuti «pieno di titoli ma vuoto di contenuti e di proposte per l’Italia. Cosa vuol fare sulla politica energetica? Boh. E su quella industriale? Boh. E su scuola e sanità? Un altro grande boh. Pareva più un comizio da leader dell’opposizione che da capo del governo. Con varie contorsioni linguistiche per apparire più presentabile e rassicurante», dice Calenda a Repubblica. Per esempio? «Il blocco navale è diventato la Missione Sofia; l’uscita dall’euro un “vogliamo rappresentare gli interessi italiani in Europa”. Perché gli altri governi volevano rappresentare gli interessi della Croazia?».

Quello che Calenda ha gradito è stata però «la nettezza sul posizionamento atlantico e sul fascismo». Anzi, dice, «ha fatto come Veltroni che ha detto che non è mai stato comunista. In Italia è un atteggiamento diffuso, pensano di cavarsela citando due Papi senza mai spiegare l’evoluzione politica e culturale».

Ma non è una finta abiura: «Populisti e sovranisti usano sempre l’estremismo verbale come strumento di marketing per intercettare il consenso e poi quando arrivano al governo sembrano tutti Mario Monti. Meloni è la prova che non c’è alcun allarme democratico».

Il rischio per l’Italia ora è «il galleggiamento», spiega. Il discorso di Meloni «dimostra che lei non è pronta per le terribili sfide che abbiamo davanti. E ha pure una squadra modestissima».

Sul caro bollette, ad esempio, «quindi che fa? Lo avete capito voi? Draghi ha usato i crediti di imposta. Noi abbiamo proposto il tetto al costo delle bollette elettriche e gas, indicando pure le coperture, lei si è limitata a lanciare un appello generico all’Europa. Ma l’Italia è già in recessione, ha bisogno di scelte: i soldi li metteranno sull’energia o sulla flat tax, sulle pensioni o sull’istruzione? Non si sa».

Neanche sul presidenzialismo Calenda è d’accordo: «Penso che l’unica figura di garanzia in questo Paese sia il presidente della Repubblica, ci manca solo che leviamo pure quella».

Ma assicura che il Terzo polo non è pronto a offrire una sponda al governo: «Figuriamoci. La nostra opposizione sarà ferma, ma non ideologica né pregiudiziale. Se per esempio Meloni vorrà riprendere a produrre gas nazionale noi l’appoggeremo: ricordo che fu lei a promuovere i referendum contro le trivelle, se ora si è convertita, buon per tutti. Se domani chiedesse di votare in Aula sul rigassificatore di Piombino, noi lo voteremo. Faremo un’opposizione nel merito perché ribadisco: qui il rischio non è il fascismo ma il galleggiamento infinito».

Quanto all’opposizione, appunto, Calenda dice che ci sono margini per coordinarsi con il Pd, ma «a patto che il Pd ritrovi la voce su questioni importanti. Polemiche del tipo se sia più giusto chiamare Meloni “il” o “la” presidente sono un regalo alla destra. Letta non può continuare a fingersi morto». Chiusura invece sul Movimento Cinque Stelle: «E come si fa? Non la pensiamo allo stesso modo su nulla».

Il Pd, secondo Calenda, «sta in mezzo e sa solo ripetere: dobbiamo stare insieme. Il che si sarebbe potuto verificare se avessimo avuto davanti un premier come Orbàn. Se invece ne hai una che dice solo banalità e garantisce che non tornerà indietro su Europa e diritti, si fa complicato». Per il leader di Azione, «si deve fare un’opposizione di merito e il Pd deve darsi una svegliata sennò a marzo non esisterà più. Io è da un mese che chiedo a Letta un confronto sulle regionali e sull’energia. Non mi ha mai risposto, fa l’offeso».

Forse perché ha rotto il patto elettorale? «Ma la politica non si fa con i rancori», risponde. «Se vuoi unire l’opposizione inizia a fare due chiacchiere con chi ti parla, anziché inseguire Conte che manco ti rivolge il saluto».

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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