Potenziale sprecatoLa geotermia è la cenerentola delle rinnovabili (e l’Italia non vuole capirlo)

Tolta la Centrale Bagnore 4 a Santa Fiora (Grosseto), in Italia è da più di dieci anni che non installiamo nuovi progetti geotermici. C’entrano i costi elevati e il rischio minerario, ma anche una sottovalutazione delle opportunità offerte da una fonte energetica di cui siamo stati precursori. All’orizzonte non si vedono misure di sostegno per far decollare il settore

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Eolico, fotovoltaico, solare: sono tutti termini con cui con il tempo abbiamo imparato ad avere familiarità. Più in generale, su gran parte delle energie rinnovabili abbiamo sviluppato una certa dimestichezza, tale che destreggiarsi tra l’una e l’altra non risulta troppo complicato. Esistono però delle eccezioni, come l’energia marina – di cui abbiamo parlato qui – e la geotermia. «Se ne parla pochissimo e se ne usa ancora meno! La geotermia è la Cenerentola fra le rinnovabili», ci ha detto Bruno Della Vedova, presidente dell’Unione geotermica italiana (Ugi). 

Viste le premesse, prima di addentrarci nel discorso, partiamo dal significato base. Anzi, da quello più comune: quella geotermica è un’energia, che si presenta sotto forma di calore, racchiusa sotto la superficie terrestre. Ad essere precisi, con questo termine si indicano due cose contemporaneamente: la fonte energetica e l’energia prodotta con le tecnologie geotermiche. Grazie a queste ultime è possibile tirare fuori dal sottosuolo un’enorme quantità di energia o lasciarla lì per accumularla, come fosse una batteria. 

Lo sfruttamento geotermico è utilizzato per molteplici scopi: principalmente per produrre elettricità e calore (di cui ci si serviva già nel Neolitico), e per la climatizzazione (intesa come riscaldamento e raffreddamento degli ambienti) e la sua energia. Come spiega Assorisorse, associazione competente nel settore, l’energia geotermica viene portata in superficie in diversi modi. Uno fra questi si serve di vettori fluidi (acqua o vapore), naturali o iniettati, che spontaneamente si spostano da un punto A (sottosuolo) a un punto B (fuori dalla crosta terrestre) sotto forma di geyser, soffioni o sorgenti termali. Il secondo metodo è più meccanico e artificiale, e prevede la perforazione meccanica della superficie terrestre (il cosiddetto pozzo geotermico). 

L’utilizzo dell’energia geotermica per produrre corrente elettrica è relativamente recente, e il merito è tutto italiano. Nel 1904, a Larderello (Toscana), fu sperimentato il primo generatore geotermico, a opera del principe Piero Ginori Conti. Da lì in poi, quel primo tentativo di produrre elettricità a partire dal calore della Terra aprì la strada alla costruzione di numerose centrali geotermiche. 

«In quelle terre è nata la geotermia industriale, oltre un secolo fa. Lì è cresciuta velocemente fino agli Anni ‘80 e ‘90 del secolo scorso, e poi dagli anni 2000 si è attestata su valori stabili fino ad ora. La produzione di corrente geotermoelettrica fornisce circa 6 Terawattora (TWh) di energia in rete e copre il 32 per cento della domanda dell’intera Toscana, ossia circa il 2 per cento del fabbisogno nazionale», ha commentato Della Vedova. 

Tuttavia in Italia, nonostante il primato, le discussioni sulla geotermia sono ancora poche. Secondo il presidente Ugi, le motivazioni principali sono l’insufficiente informazione e comunicazione, la resilienza del mercato e della clientela alle innovazioni tecnologiche, la carenza di progettisti e tecnici esperti del settore, la mancanza di incentivi mirati e promozione e marketing non sufficienti. Non facilita l’iter «il quadro normativo e le procedure autorizzative per la geotermia (ed anche per le altre fonti rinnovabili) non chiare, incomplete, lunghe ed estenuanti», e con una prospettiva di durata temporale incerta e poco stabile. Elementi che impediscono al settore di crescere in maniera rapida e indipendente, destinandolo a soccombere al confronto con altre forme di energia. 

Tutto questo accade anche se i vantaggi che deriverebbero dall’utilizzo dell’energia geotermica in maniera più ampia e continuativa sarebbero molteplici. In termini ambientali la geotermia si colloca fra le tecnologie da fonti rinnovabili che hanno il minor impatto sia per gli utilizzi termici con pompa di calore (che servono principalmente a riscaldare e raffreddare gli ambienti), sia per gli impianti di produzione geotermoelettrica: «Le tecnologie di nuova generazione prevedono la re-immissione totale dei fluidi utilizzati in superficie per la produzione di corrente elettrica e calore, nel medesimo serbatoio profondo di provenienza». 

Questo processo, fondamentalmente “chiuso”, evita anche l’uscita di cattivi odori di cui per anni si sono lamentati i cittadini residenti vicino ai punti di estrazione. Certo, le emissioni non sono a zero, ma la quantità di anidride carbonica che viene rilasciata (non prodotta) dalle centrali geotermiche è in ogni caso molto inferiore rispetto a quella prodotta nei processi di combustione termica nelle altre tipologie di centrali (a combustibili fossili ad esempio). Per fare un altro paragone, nelle aree che presentano fenomeni naturali di vulcanismo e magmatismo, la CO2 emessa (naturalmente) è maggiore rispetto a quella proveniente dalle centrali geotermiche.

Inoltre, proprio l’operatività delle centrali è particolarmente efficiente: è costante e assicura continuità, stabilità e programmabilità sia nella fornitura di calore, sia di energia elettrica. Le pompe di calore utilizzate per l’estrazione sono molto efficienti (a patto che vengano collegate ad edifici altrettanto efficienti e ben isolati) e limitano la dispersione di energia, con un risparmio potenzialmente molto alto. E poi, per ultimo «la geotermia ha il più elevato potenziale per un veloce miglioramento dell’efficienza tecnologica (a patto che ci siano investimenti in ricerca e sviluppo), ed è già realizzabile con tecnologie e competenze specialistiche di aziende nazionali all’avanguardia», ci tiene a sottolineare Bruno Della Vedova. 

Chiaramente ci sono pure degli svantaggi. Prima di tutto è bene precisare che per le fasi iniziali di esplorazione, perforazione e valutazione potenzialità, i costi da affrontare sono molto alti. A questi si aggiunge l’elevato rischio minerario (potrebbero ad esempio esserci degli elementi tossici contenuti in minerali metallici), da cui si tenta di sfuggire adottando accorgimenti e misure. Tra l’altro le procedure, come dicevamo, sono complesse e i tempi per ottenere permessi e concessioni molto lunghi. Tant’è che «da febbraio 2010 nessun nuovo progetto geotermico è stato installato se si eccettua la messa in marcia della Centrale Bagnore 4 (40 MW) avvenuta nel 2014, dopo un iter autorizzativo durato molti anni». E al momento non sembrano esserci all’orizzonte misure di sostegno mirate e di lungo periodo per rilanciare lo sviluppo e far decollare il settore, nonostante l’Europa spinga in questa direzione. 

Le raccomandazioni dell’Unione europea circa lo sviluppo della geotermia recitano grosso modo così: «Gli Stati membri dovrebbero accelerare la diffusione e l’integrazione dell’energia geotermica per diversi motivi, tra cui: risparmio economico, sviluppare sistemi di teleriscaldamento, per sostituire i combustibili fossili nel riscaldamento privato, rendendolo più “pulito”, soprattutto nelle aree densamente popolate e nelle città». Nel nostro Paese un recente decreto firmato dal ministero della Transizione ecologica ha stabilito processi semplificati per l’installazione di impianti a sonde geotermiche a circuito chiuso (che funzionano con un fluido termovettore che si muove tra pompa di calore e terreno circolando in un impianto chiuso), ma solo di piccole e piccolissime dimensioni (sono esclusi condomini, il settore terziario, le imprese e la maggior degli edifici della Pubblica amministrazione). 

Potremmo fare di più, molto di più. Ne è convinto anche il presidente di Ugi, secondo cui «abbiamo a disposizione una quantità enorme di energia geotermica e con le tecnologie attuali potremmo soddisfare entro il 2050 un quarto del fabbisogno di calore, raffrescamento e acqua calda sanitaria e il 10 per cento del fabbisogno di corrente elettrica nazionale (stime dell’European Geothermal Energy Council)». Partire dalle città, che sono il nodo cruciale per l’obiettivo di neutralità climatica, per via del loro elevato consumo di combustibili fossili, potrebbe fare la differenza. 

«Soprattutto in un momento critico di povertà energetica, sicurezza di approvvigionamento e necessità di proseguire nella transizione ecologica, la risorsa energetica geotermica può costituire veramente un importante contributo al mix delle rinnovabili del futuro. Nessuna fonte pulita può pensare di risolvere da sola un problema globale così complesso». 

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