Il solito sospettoL’assoluzione di Kevin Spacey e la fine della stagione di un porco al giorno

Una giuria di New York ha stabilito che il più formidabile attore di questo secolo non ha molestato un quattordicenne nel 1986. Bene, ora ridategli tutti i ruoli cinematografici che merita

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Mettiamo in ordine un po’ di date, perché l’eterno presente in cui viviamo con la memoria dei pesci rossi e l’ignoranza di perpetui cinquenni mi pare non aiuti a comprendere la realtà. Lo so, le date sono noiose fin da quando a scuola pretendevano studiassimo le guerre, ma facciamo un piccolo sforzo.

Nel 1986, Kevin Spacey è un attore agli inizi: fa una particina in Heartburn, è il ladro che adocchia Meryl Streep in metrò e poi la deruba. È il suo primo ruolo cinematografico, mancano nove anni ai Soliti sospetti, cioè a quando ci accorgeremo tutti di lui. È, all’epoca, soprattutto un attore di teatro: quell’anno, a Broadway, è in una pièce di Eugene O’Neill.

L’ottobre del 2017 comincia con gli articoli del New York Times su Harvey Weinstein, ed è l’inizio di quell’autunno che nei libri di storia verrà riportato come la stagione di un porco al giorno: ogni mattina ci svegliamo e andiamo a guardare i giornali americani per vedere chi è indicato al pubblico ludibrio per le sue impresentabilità sessuali oggi. A novembre Al Franken verrà costretto a dimettersi da senatore, e Louis CK si ritroverà senza una carriera (poi ci torniamo), ma in ottobre il pesce grosso è un altro.

Nell’ottobre 2017 Kevin Spacey è il più formidabile attore di questo secolo, tiene in piedi col suo solo talento quella porcheria di House of Cards, i migliori ruoli sono giustamente i suoi. Sta per essere Jean Paul Getty nel film di Ridley Scott, e Gore Vidal in un film di Netflix. Già girati e pronti. Poi un attore mai sentito, Anthony Rapp, dice che nell’86 Kevin Spacey lo molestò, lui quattordicenne e giovane attore di Broadway, l’evento più traumatico della sua vita (beato lui, che vita serena), non l’aveva mai denunciato ma non aveva mai smesso di pensarci. Spacey dice che non si ricorda della scena descritta da Rapp ma in caso era sicuramente ubriaco e si scusa. Da lì, a valanga, un po’ chiunque accusa Spacey di molestie (no, ma che dite, non esistono mode né contagi sociali nelle denunce di reati sessuali così come non esistono nella transizione di genere). Ridley Scott rifilmerà le sue scene sostituendolo con Christopher Plummer, Netflix il film su Gore Vidal deciderà di non farcelo vedere mai.

Vorrei che tenessimo presente questo dettaglio apparentemente marginale. In qualche hard disk negli uffici di Netflix c’è Kevin Spacey che fa Gore Vidal, e s’è deciso che non dobbiamo vederlo perché forse Spacey nell’86 toccò il culo a un minorenne. Il tribunale dice che non gliel’ha toccato, ma non credo che questo basti a Netflix per decidere di non privarci dell’opera, punendo noi più che Spacey (che immagino sia stato comunque pagato per il ruolo). Ma pure se Spacey fosse colpevole, pure se avesse fatto di molto peggio e l’avesse fatto di certo: per fortuna alla polizia morale d’occidente interessano solo i reati sessuali, considerati chissà perché molto più gravi di qualunque altra cosa; pensa se decidessero che non possiamo più guardare Giuditta e Oloferne perché Caravaggio era un assassino.

Torniamo alla cronologia. Si istruiscono vari processi, che pian piano perdono i pezzi per strada, il mio preferito è quello che diceva che Spacey l’aveva molestato ma nel suo telefono c’erano i messaggi in cui prendevano appuntamento per fare sesso.

L’altroieri, a New York, una giuria stabilisce che no, Spacey non deve risarcire Rapp, perché dalle ricostruzioni non emergono prove che le molestie siano avvenute e anzi sembrano essercene che non siano avvenute. Diversamente dai saperlalunghisti dell’internet, che non sanno cosa succede in casa loro ma hanno sempre grandi certezze circa quel che accade nei letti altrui, io non ho la più pallida idea di come sia andata nel 1986.

Rapp si è sentito escluso (Spacey dice d’aver avuto un flirt col terzo ragazzo che era a cena con loro) e questo trauma gli ha costruito un falso ricordo? Spacey ci ha davvero goffamente provato con Rapp (non sarebbe comunque successo niente, neanche nella versione di Rapp: prendendolo in braccio, Spacey gli avrebbe, ohibò, toccato una chiappa) e Rapp ci ha proiettato su chissà cosa e ha rimuginato su questa stronzata ipertrofizzandola fino a renderla gravissimo trauma? I piani si sono mescolati e Rapp ha confuso il teatro e la vita (la scena della presunta molestia è molto simile a una scena dell’opera teatrale che Rapp interpretava nell’86)?

Quello che so è com’è andata dal 2017 a oggi. Che Kevin Spacey non solo non ha più potuto lavorare – né come attore, né in altre mansioni nel settore: la polizia morale gli ha tolto anche la direzione dell’Old Vic, teatro londinese – ma ha anche dovuto risarcire 31 milioni di dollari a House of Cards. Che noialtri siamo stati privati del talento del miglior attore contemporaneo, e quello ha dovuto passare cinque anni in giro per tribunali. Che adesso mica lo so se sono capaci di dire «scusi tanto, ci siamo sbagliati», e offrirgli tutti i ruoli che merita.

La differenza tra il 2022 e il 2017 è l’evoluzione da «uomini, tutti porci stupratori» a «gli unici che sicuramente sono non porci non stupratori non gente che s’approfitta delle circostanze sono quelli che dicono di percepirsi donne»: se Spacey si fosse messo una parrucca da femmina, le accuse oggi verrebbero liquidate come transfobiche. Non capisco come mai gli avvocati non ci abbiano pensato. 

Il ritorno di Louis CK, che dopo cinque anni di espiazione sta per esibirsi di nuovo al Madison Square Garden, è stato accolto da gridolini indignati: lo vedete che la cancel culture non esiste, persino questo che sventolava il pisello in faccia alle amiche torna come niente fosse (come niente fosse, dopo cinque anni d’esilio, un film ritirato dalla distribuzione, decine di milioni di dollari persi: ma vuoi mettere la gravità di quel pisello agitato).

Non so bene cosa voglia, la polizia morale: ci sono mestieri consentiti, o una volta che uno è accusato d’un reato sessuale la condanna prima d’ogni processo è quella alla disoccupazione perpetua? Temo ci siano mestieri consentiti, e siano quelli che non vengono percepiti come invidiabili, nell’epoca in cui la fama è la valuta più pregiata: puoi avere una catena di panetterie, ma non puoi essere famoso. Ma se il lavoro che sai fare si fa su un palco, il che ti rende famoso, come la mettiamo? Esistono reati che prevedano l’impossibilità d’accedere al proprio settore professionale per il resto della vita? E ai non reati sanzionati solo dalla polizia morale, si applica anche a quelli una versione lavorativa dell’ergastolo ostativo? Fateci sapere, dei princîpi generali e pure di quando diavolo intendete farci vedere Kevin Spacey nel ruolo di Gore Vidal.

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