Messaggio a SalviniLa salvezza dei migranti in mare viene prima di tutto, spiega il ministro Piantedosi

Il nuovo responsabile del Viminale specifica che «tutto quello che può essere finalizzato a prevenire che ci siano questi viaggi, che a volte si trasformano in viaggi della morte, sarà alla nostra attenzione». Ma l’approccio umanitario deve prevalere. Ieri il leader della Lega ha lanciato la sua nuova offensiva contro le ong rivendicando i suoi poteri sui porti: «Torneremo a far rispettare i confini e le leggi. Non è possibile che le navi di tutto il mondo arrivino unicamente in Italia»

Afp

La salvezza delle persone e l’approccio umanitario vengono prima di tutto. Ma bisogna anche prevenire i viaggi della morte dei migranti. Lo ha detto il neoministro dell’Interno Matteo Piantedosi nella sua prima intervista da quando è al Viminale, rilasciata al Giornale Radio Rai.

«Gli aspetti che inducono ad assumere atteggiamenti che richiedono una certa sensibilità chiaramente vengono prima di tutto», spiega Piantedosi. «Quindi la salvezza delle persone e l’approccio umanitario. Ma certo è che tutto quello che può essere finalizzato a prevenire che ci siano questi viaggi, che a volte si trasformano in viaggi della morte, sarà alla nostra attenzione».

Il neoministro ha annunciato a breve la convocazione del Comitato nazionale per l’Ordine e la sicurezza pubblica per affrontare il tema migranti anche con le forze di Polizia.

Una risposta, seppur indiretta, al leader della Lega Matteo Salvini, neo ministro delle Infrastrutture, che dalle poltrone di Porta a Porta ha lanciato la sua nuova battaglia contro le ong. Dopo aver dovuto rinunciare al Viminale, ha detto, non si farà scippare anche la delega sulla Guardia costiera: «Il ministero del Mare non mi toglie i porti. Torneremo a far rispettare i confini e le leggi». E tanto per mettere le mani avanti, tra i primissimi incontri da neoministro delle Infrastrutture ha messo in agenda quello con l’ammiraglio Nicola Carlone, comandante generale della Guardia Costiera, strumento strategico per il controllo degli sbarchi.

«Attualmente in area Sar libica ci sono due imbarcazioni ong», annuncia Salvini che con l’ammiraglio Carlone è andato subito al dunque, chiedendogli un monitoraggio costante di quante sono le navi umanitarie, dove incrociano, quante persone soccorrono, pronto a far scattare, non appena si presenterà l’occasione, quel che è attualmente in vigore del suo originario decreto sicurezza, poi modificato. Che prevede la potestà del governo di inibire l’ingresso in acque territoriali di navi straniere considerate «potenzialmente offensive».

In attesa di un eventuale ritorno al passato del decreto sicurezza, paventato da Salvini in campagna elettorale, la prova del nove non tarderà ad arrivare, spiega Repubblica. Al momento in missione nel Mediterraneo ci sono due navi ong con 118 persone prese a bordo nel weekend: la Ocean Viking di Sos Mediterranée, e la più piccola Humanity 1 di una Ong tedesca. Saranno le prime navi a chiedere il porto di sbarco al governo Meloni.

«Nel primo Consiglio dei ministri ho scambiato qualche parola con il ministro Piantedosi e il ministro Tajani. Il ragionamento è salvare vite, prima di tutto, ma non è possibile che le navi di tutto il mondo arrivino unicamente in Italia. Onori ed oneri vanno condivisi, se c’è una nave norvegese si fa un colpo di telefono in Norvegia, se c’è una nave tedesca si fa un colpo di telefono a Berlino», ha detto ieri Salvini.

Insomma, la solita vecchia storia che lascia presagire dunque, nel concreto, che quando la Ocean Viking (che batte bandiera norvegese) chiederà il porto la si lascerà attendere in mare per giorni chiedendo alla Norvegia di farsene carico e lo stesso con la Humanity 1 che batte bandiera tedesca. Vedremo se questa volta si ripeteranno le stesse scene già viste e riviste in passato.