Doni frizzanti Ma poi, perché il Lambrusco?

Berlusconi in cambio di vodka manda Lambrusco al suo ex amico ora nuovamente in auge. E la polemica corre sul web, con buona pace dei dati. Che ci dicono ancora una volta che il cibo racconta la storia

Mi vengo a noia da sola, a scriverlo per l’ennesima volta: ma ho le prove, anche oggi, che il cibo è parte del racconto della storia, e ci narra meglio e più di qualunque altra cosa quanto i fatti del mondo siano determinati anche da quello che scegliamo di mangiare o bere. O di regalare, come nel caso di Silvio Berlusconi, che in cambio di vodka e “una lettera dolcissima” decide di mandare al suo storico amico Putin, oggi tornato in auge, del Lambrusco (corredato da una lettera ancora più dolce, ci immaginiamo).

E la polemica impazza: la domanda è politica, e ci mancherebbe, ma è anche una questione di merito. Perché proprio il Lambrusco?

Non è una scelta un po’ cheap, un po’ poco nazionalista, un po’ poco legata allo status del regalo? Ebbene, come sempre in questi casi, la scelta non è dettata dal piacere, o da una scelta di chi dona, ma è precisa mediazione diplomatica, è definita selezione nel novero dei prodotti enologici più prestigiosi che la nazione offrirebbe. È comprensione del destinatario, è raggiungimento dell’obiettivo diplomatico. È – soprattutto – preciso specchio di come l’Italia è percepita, e quindi venduta, all’estero. Ed è la dimostrazione evidente di quanto lavoro ancora abbiamo da fare per migliorare la conoscenza delle nostre “eccellenze” all’estero.

Il Lambrusco non lo è? Certo, guardando i numeri. Ma di sicuro non è il primo vino che un italiano regalerebbe, dovendo fare un regalo di pregio. Ma Berlusconi ha studiato diplomazia, e ha controllato i dati dell’export. E sa, meglio e più di noi appassionati, che su 400 milioni di bottiglie di vino frizzante prodotte e vendute nel 2020, per un fatturato di 429 milioni di euro all’estero e 305 milioni di euro nella grande distribuzione italiana, con una crescita sui mercati del 4%, il 90% delle bottiglie arriva da due sole Regioni: Emilia Romagna e Veneto. È il Lambrusco, come denominazione, a fare la parte del leone, con 160 milioni di bottiglie prodotte nel 2020, di cui il 75% di Igt Emilia, che rappresenta una bottiglia su tre (33%) di vini frizzanti Igt e Dop, con il Prosecco Doc al secondo posto (21%, con 87 milioni di bottiglie sotto le 2,5 atmosfere su un totale di 501 milioni di bottiglie prodotte nel 2020), come ci racconta il “Dossier Frizzanti” firmato da “Corriere Vinicolo – Uiv”. La prima meta per i vini frizzanti italiani è ancora la Germania, dove finiscono il 26% delle bottiglie prodotte, seguita da Usa (19%), Messico (7%), Austria (4%), Russia (4%), Repubblica Ceca (4%), Uk (4%), Francia (4%), Olanda (3%) e Spagna (3%). Insomma: che cosa regalare a qualcuno che ha tutto? Uno dei vini più rappresentativi nel suo territorio, quello che più degli altri ci rappresenta all’estero. La scelta più facile, quella che ti mette al riparo da ogni possibile errore diplomatico. Qualcosa che di sicuro conosce il destinatario, e che apprezza. Qualcosa che con la sua piacevolezza, la sua dolcezza, la sua amabilità, è perfettamente comprensibile e apprezzabile anche da chi di vino poco si intende.

Che cosa ci dice del donatore, lo lasciamo decidere a voi. Che cosa ci dice del vino italiano? Che abbiamo ancora una lunghissima strada da fare per fare percepire al consumatore finale straniero che siamo ben più di Lambrusco&Prosecco. Serve un lavoro culturale, di comunicazione, di educazione: serve un cambio di passo, che attraversa le nazioni con una conoscenza diffusa, tanti assaggi, e tanto tanto lavoro dei produttori in grado di scardinare l’egemonia delle bolle di pronta e facile beva. Riposizionare verso l’alto la nostra percezione enologica nel mondo è doveroso per migliorare il nostro export, e per alzare il Pil legato a questo settore e al lavoro raffinato e alto che molte aziende vinicole stanno portando avanti per migliorarsi. Comunicare meglio, e di più, è l’unico modo che abbiamo per cambiare il passo. E abbinare – non sostituire! – a questa grande dominante effervescente, i grandi vini di pregio che tanto amiamo e che tanto apprezziamo, ma che forse hanno bisogno di maggiore consapevolezza e racconto per essere apprezzati al meglio.