Il draghicidioGianni Letta rivela che Berlusconi aveva deciso di far cadere il governo Draghi prima di Conte

Nel libro “Riscatti e ricatti” (La Nave di Teseo), lo storico consigliere del Cavaliere racconta a Roberto Napoletano che prima del vertice a Villa Grande del 20 luglio il leader di Forza Italia aveva già scelto di non votare la fiducia al presidente del Consiglio

LaPresse

Silvio Berlusconi aveva deciso di far cadere il governo Draghi prima del pranzo a Villa Grande del 20 luglio in cui fu dato l’ordine ai parlamentari di Forza Italia di astenersi al voto di mozione su cui il presidente del Consiglio aveva posto la questione di fiducia. Di fatto, causando la crisi di governo ben prima del Movimento 5 stelle di Giuseppe Conte. Berlusconi aveva in mente l’idea da giorni, se non settimane, e l’unico tra i suoi fedelissimi che ha provato a convincerlo dell’irresponsabilità di questa decisione è stato Gianni Letta.

A rivelarlo è il giornalista Roberto Napoletano che nel suo libro “Riscati e ricatti” (La Nave di Teseo) racconta nel dettaglio cosa successe questa estate: “Una fonte autorevole ben addentro alle vicende del centrodestra mi ha chiamato mentre la tv continuava a riprendere Villa Grande e la folla di partecipanti riunita attorno a Berlusconi. «Hai capito che cade il governo, vero? Hai visto che Letta non c’è, non è stato convocato, e questo vuol dire che la decisione di Berlusconi è stata presa». 

In quel pranzo c’erano tutti i fedelissimi del Cavaliere, da Antonio Tajani a Marta Fascina, compresi gli alleati del centrodestra di governo: Matteo Salvini, Maurizio Lupi e Lorenzo Cesa. Tutti, tranne il consigliere più fidato di Berlusconi.

Come si legge nel libro, il Cavaliere non ascoltò il consiglio di Letta e decise invece di cogliere l’attimo, approfittando dell’errore politico di Giuseppe Conte che il 14 luglio aveva fatto astenere i parlamentari grillini sul voto al “decreto legge Aiuti”, innervosendo Draghi. Invece di sostenere il Governo, il leader di Forza Italia ha affondato il colpo, approfittando dell’errore politico di Conte, e innescando la crisi che portò il giorno dopo le dimissioni del presidente del Consiglio.

“Ho sentito Gianni Letta e mi ha chiarito subito il giallo. Anzi, mi ha detto che non c’è nessun giallo – si legge nel libro di Napoletano – «Ci eravamo già visti tante volte, l’ultima la sera prima. Di discussioni ne avevamo fatte tante e mi era parso chiaro che non tutti gradivano le mie osservazioni, le ragioni e i dubbi che prospettavo, e allora ho detto a Silvio: la mia posizione la conosci. Sai che sono contrario, contrarissimo alla crisi, e sai anche perché. Riflettici, riflettici seriamente. Pensaci ancora questa notte, e poi, se non ritieni che le mie valutazioni siano convincenti, e neppure i dubbi e i pericoli che ti ho prospettato, allora è inutile che venga». Non ci sono stati ripensamenti, perché il dado era tratto”.

 

Roberto Napoletano, Riscatti e ricatti (La Nave di Teseo)