Il cuore globale di MilanoIl calcio sociale del Brera Football Club sbarcherà al Nasdaq (e nel mondo)

La terza squadra del capoluogo lombardo punta a espandersi in Europa e nei Paesi emergenti trovando e allevando nuovi talenti calcistici senza perdere di vista il profitto e i valori storici della città

Brera Football Club in campo
Instagram/Circuitolinx

Il terzo tempo non è importante: è l’unica cosa che conta. Parafrasando la massima di Giampiero Boniperti, il Brera Football Club incarna una filosofia, ma anche un approccio diverso al calcio, che ha da sempre una valenza sociale. Diremmo «Esg», per riprendere un vocabolo in voga nel mondo corporate. Ora comincia l’espansione in Europa e nei Paesi emergenti, un network di squadre e di futuri giocatori da svezzare, dal dilettantismo al professionismo. Il coprotagonista del prossimo capitolo di quest’avventura è Chris Gardner. Se il suo nome vi dice qualcosa è perché la sua storia ha ispirato il film “La ricerca della felicità” con Will Smith.


Gardner, affiancato da altri investitori americani, è tra i promotori della Brera Holdings, la nuova società che controllerà il Brera Fc. Tra un mese e mezzo è atteso lo sbarco in borsa, al Nasdaq di New York. La trafila con la Sec, l’ente federale di vigilanza, è a buon punto. La capitalizzazione avverrà con un valore tra i sei e gli otto dollari ad azione. Tra i soci, ci sono il fondatore del Brera Fc, Alessandro Aleotti, e l’imprenditore Adrio De Carolis. L’amministratore delegato è Sergio Scalpelli, presidente del Linkiesta club e già direttore delle Relazioni esterne di Fastweb.

Se in patria la distanza dalle altre squadre di Milano, Inter e Milan, resta siderale, in Europa il Brera Fc ci milita già. Anche nella comunicazione social, ironica al punto giusto, accosta i suoi impegni continentali a quelli delle sorelle maggiori. Così, se in Champions League i nerazzurri dovranno affrontare il Porto e i rossoneri il Tottenham, il 22 novembre i neroverdi voleranno a Belgrado per sfidare l’FK Miljakovac all’interno del Fenix Trophy. Questa «piccola dimensione internazionale» è il coronamento di vent’anni di attività (la nascita risale al 2000).

Scalpelli sta al Brera un po’ come Adriano Galliani sta al Monza, attualmente in Serie A. «Galliani oggettivamente è stato per tanti anni uno dei migliori dirigenti del calcio italiano» scherza lui davanti al paragone. «L’idea è creare un brand unitario e unificato guardando a esperienze analoghe sul piano internazionale» spiega Scalpelli. La direttrice è doppia. Da un lato, fare operazioni – cioè acquisizioni, almeno due o tre già l’anno prossimo – in Stati europei con pieno accesso alle Coppe (Conference, Europa, Champions) ma senza una consolidata tradizione professionistica. Dall’altro, aiutare i talenti di zone come il Centro e il Nordafrica a farsi notare, facendoli giocare nel circuito.

Nel primo caso, Paesi chiave potrebbero essere Gibilterra, Montenegro e la Macedonia, dove c’è un testimonial d’eccezione come Goran Pandev, tra gli eroi del triplete interista e bandiera del Genoa oltreché eterno capitano della nazionale, con la sua Akademija Pandev di Strumica che milita nella massima serie. In Africa, tra i possibili approdi ci sono Gambia e Mozambico. «In alcuni di questi Paesi investono gruppi di aziende italiane che hanno tutto l’interesse a favorire la presenza di un marchio italiano, fortissimamente milanese, perché a Milano ci sarà l’head quarter, per la regia e la gestione degli sponsor».

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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