Il partito che verràDialogare con Meloni non è un atto di collaborazionismo, dice Calenda

Sul palco de Linkiesta Festival, il leader di Azione ha tracciato il percorso per la formazione della federazione unica del Terzo Polo con Matteo Renzi. «Ci comportiamo anche dall’opposizione come se fossimo al governo. Se si fa una proposta, diciamo quali sono le coperture e come farle»

«Io e Renzi ci sentiamo tutte le mattine, abbiamo già istituito un comitato di coordinamento. Il processo di federazione è in dirittura d’arrivo». Sul palco de Linkiesta Festival, il leader di Azione Carlo Calenda ha tracciato le prossime tappe per la costruzione del partito unico con Azione di Matteo Renzi. Un percorso che parte anche dal locale, con la costituzione dei gruppi consiliari nei comuni e nelle Regioni, come è appena stato fatto in Lombardia, dove il Terzo Polo appoggerà la candidatura di Letizia Moratti contro Pierfrancesco Majorino e Attilio Fontana.

«Amalgamare i due partiti non è una cosa scontata, è faticoso», ha spiegato Calenda, «perché ce ne siamo dette di tutti i colori e in passato abbiamo fatto scelte politiche diverse». Per questo motivo, ogni decisione va spiegata alle basi dei due partiti e condivisa. «Nasciamo da una classe dirigente che viene in prevalenza dal centrosinistra, ora serve uno sforzo culturale». Un passaggio molto faticoso che va spiegato bene alle rispettive basi di Azione e Italia Viva.

Calenda non ha svelato il nome del nuovo partito. «Sarà l‘ultima cosa che comunicheremo», ha detto. Ma «non sarà una organizzazione leaderistica». Al contrario, si baserà su una «gestione collegiale», con una «identità di partito che prevale sull’identità dei singoli leader». Il presidente della nuova federazione sarà Calenda, il vicepresidente arriverà da Italia Viva. In queste settimane, in tanti stanno confluendo nel Terzo Polo. «Stanno venendo tante persone nei nostri partiti», ha raccontato Calenda. «A Treviso tanti dall’area riformista del Pd, c’è anche una persona che viene dalla Lega». Resta in sospeso il rapporto con PiùEuropa. «Lì c‘è anche una questione personale, sono dentro Renew insieme a noi, ma loro si stanno facendo portare giù dal Pd. Sarebbe importante averli dentro».

Quanto a Forza Italia, dopo il passaggio di Carfagna e Gelmini in Azione, Calenda ha ribadito che non vede possibilità di collaborazione con il partito di Silvio Berlusconi. Ma «gli elettori di Forza Italia possono guardare al nostro progetto politico. A patto che si sappia che se c’è una persona in gamba come D’Amato nel Lazio, ci dobbiamo alleare anche con il Pd. Se le persone non lo capiscono, non si lamentino della politica che votano».

Dall’altra parte, Calenda critica anche il Pd, reo – dice Calenda – di «aver fatto diventare i Cinque Stelle un partito di sinistra». Ma le due anime Dem, secondo il leader di Azione, non riescono a stare più insieme. «Le due anime del Pd non convivono più: Gori e Provenzano non stanno più insieme», ha spiegato. Ci sono due linee: «Una che si muove verso l’area liberaldemocratica che siamo noi, l’altra area massimalista che invece si muove verso i Cinque Stelle». Ma, secondo Calenda, il problema è che oggi «il Pd oggi non fa politica, fa moralismo. La pace la devi declinare nella realtà. Il vero segretario perfetto per il Pd è Giuseppe Conte. Prendessero Conte che va lì, è tutto elegante, non dice niente ed è capace di una flessibilità per cui può sostenere qualunque tesi adattandola al niente».

La prossima settimana, Carlo Calenda, dopo aver lanciato un appello a Giorgia Meloni, incontrerà la presidente del Consiglio per presentarle la «contro-manovra» elaborata dal Terzo Polo. Un documento «serio e dettagliato», ha spiegato Calenda, «frutto di un lavoro approfondito con il nostro ufficio studi, che costa molti soldi ma che è la linfa vitale di un partito». La logica è questa: «Ci comportiamo anche dall’opposizione come se fossimo al governo. Se si fa una proposta, diciamo quali sono le coperture e come farle. Non come ha fatto Meloni quando è arrivata al governo».

Bisogna fare un lavoro sui contenuti politici, oltre che un percorso politico, ha sottolineato Calenda. Perché «da qui a marzo ci sarà uno smottamento politico sia per il congresso del Pd sia sia perché la destra mostrerà tutti i suoi limiti». Per questo «non dobbiamo sempre parlare di noi come fa il Pd».

Ma «sedersi con la Meloni per spiegare le tue proposte può sembrare atto di collaborazionismo». Ma fare delle proposte dall’opposizione non significa appoggiare il governo, ha precisato più volte Calenda. «Noi non voteremo mai la fiducia al governo Meloni, non entreremo nel governo Meloni», ha spiegato. «Se per dimostrarlo dobbiamo andare in piazza col Pd, invierò tre rappresentanti di Azione, quelli che si sono comportati peggio, così smetteranno di scrivere che appoggeremo la Meloni», ha ironizzato Calenda. «Ho fatto una conferenza stampa in cui ho detto che la finanziaria fa schifo. Che devo fare di più? Mi rifiuto di pensare questo Paese solo in termini di destra e sinistra. Non possiamo ridurre l’Italia a Berlinguer contro Almirante. Possiamo pensare che il metodo per affrontare la discussione in Italia sia un po‘ più articolato?».

In conclusione, Calenda si è augurato che Meloni, dopotutto, riesca «a dare il suo meglio e a sorprenderci. Finora non lo ha fatto. Spero che possa esserci un dialogo dall’opposizione. Spero che riesca a capire che ha una opportunità e una storia così straordinaria, spero che smetta di fare la sovranista e si metta a fare un lavoro serio. Me lo auguro per la Meloni e per il Paese. Per quanto potrò darle una mano con le idee, anche espresse in modo duro, avrò la convinzione di aver fatto per me ciò che è giusto per il Paese».

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