Psicodramma democraticoI veti incrociati nel Pd contro la candidatura di Elly Schlein alla segreteria

Sabato l'Assemblea nazionale Dem deve varare due modifiche allo Statuto. Bisogna eliminare la regola che impedisce a chi prende la tessera all’ultimo minuto di votare i candidati nei circoli e tanto meno di candidarsi a fare il leader. E Schlein ancora non è iscritta

Foto Cecilia Fabiano /LaPresse

Elly Schlein, 37 anni, deputata Dem ed ex vicepresidente della Regione Emilia Romagna, la scorsa settimana ha annunciato che parteciperà al processo costituente legato al congresso del Partito democratico. Un primo passo per la sua candidatura alla segreteria del partito. Anche se lei a Repubblica dice: «I grandi cambiamenti non si muovono sulle spalle di traiettorie individuali ma di mobilitazioni collettive». Ma è proprio il suo nome da outsider, secondo alcuni sondaggisti in grado di sbaragliare gli altri concorrenti, che agita le correnti del Pd in vista dell’Assemblea di sabato.

«Serve una discussione con le persone e nella società, non nel ceto politico. L’obiettivo deve essere superare le contraddizioni di questi anni che hanno prodotto fratture e fatto sentire orfani tanti elettori ed elettrici della sinistra», spiega Schlein. «È mancato il lavoro su politiche redistributive della ricchezza, del sapere e del potere. La sinistra non è riuscita ad anticipare le grandi trasformazioni che stanno spaventando le società. L’aumento delle diseguaglianze, gli effetti sul lavoro delle innovazioni tecnologiche, l’emergenza climatica che mette a rischio il pianeta».

Un errore su tutti della sinistra è stato, secondo Schlein, governare «a lungo senza agire sulle cause profonde della precarietà del lavoro. Lavoro e povero non dovrebbero mai stare nella stessa frase». E qui l’affondo è per il Jobs Act di Renzi, che lo stesso Pd ha sostenuto: «Sicuramente con il Jobs Act si è commesso l’errore di abbandonarsi al mantra neoliberista della disintermediazione».

La sua ricetta è «limitare il ricorso ai contratti a termine e alzare subito i salari, il taglio del cuneo va fatto a favore del lavoro. Introdurre il salario minino, una grande battaglia mancata in questi anni. Siamo l’unico Paese dove gli stipendi sono diminuiti negli ultimi 30 anni. Serve un nuovo Statuto dei lavoratori, la sinistra del 2023 non può non vedere che l’innovazione tecnologica ha facilitato i processi produttivi ma aumenta le diseguaglianze. Se non facciamo una legge sulla rappresentanza non spazzeremo via i contratti pirata. Il problema del precariato è legato anche alla sicurezza sul lavoro, serve un grande investimento, non è accettabile morire né di lavoro né di stage». E per creare nuovo lavoro, Schlein dice che bisogna «investire nel lavoro sociale e di cura potrebbe creare più di 20 milioni di posti lavoro in Ue, di cui due in Italia. Non c’è niente di naturale nell’idea di famiglia che relega le donne a welfare vivente. Si vuole fare politica seria di sostegno alle donne? Si investa nelle infrastrutture sociali e nei servizi». Quindi anche «giù le mani» dal reddito di cittadinanza: «Senza questo strumento, in pandemia avremmo avuto un milione in più di persone in povertà. È migliorabile».

Ma la deputata Pd rimprovera qualcosa alla sinistra anche in tema di immigrazione: «Errori enormi, commessi per rincorrere la destra, alla politica dell’odio e dei muri non si risponde con il silenzio o con gli ammiccamenti ma con il coraggio di un’altra visione. Il vergognoso memorandum con la Libia è stato rinnovato tacitamente ed è stata sciupata l’occasione di cambiare la legge Bossi-Fini, norma ipocrita che crea irregolarità».

Sui nuovi aiuti militari all’Ucraina, dice: «Ne discuterà il Parlamento, vengo da una cultura di pace ma non ho mai criticato chi ha scelto di supportare la resistenza ucraina nella prima fase, altrimenti staremmo discutendo del tragico scenario della vittoria di Putin che riscrive militarmente i confini europei. Ma ora è una fase diversa, sono passati molti mesi e serve uno sforzo politico e diplomatico dell’Ue per il cessate il fuoco e una conferenza di pace». Poi precisa: «Nessuna equidistanza è possibile, Putin può solo essere condannato per ciò che ha fatto. La pace serve a ristabilire i principi del diritto internazionale che lui ha violato». Secco invece è il suo no a un accordo con Letizia Moratti in Lombardia: «Penso sia assurdo anche solo parlarne».

Ma sulla candidatura di Schlein alla segreteria democratica, le varie correnti del Pd sono tutt’altro che d’accordo. Le primarie si dovrebbero tenere il 19 febbraio, ma è scontro sulla data del congresso. E, come spiega La Stampa, lo scontro sulla data nasconde un nodo politico, ovvero la candidatura di Elly Schlein.

Sabato l’Assemblea nazionale Dem deve varare due modifiche allo Statuto. Bisogna eliminare la regola che impedisce a chi prende la tessera all’ultimo minuto di votare i candidati nei circoli e tanto meno di candidarsi a fare il leader. E Schlein ancora non è iscritta, vorrebbe farlo dopo aver preso parte attivamente alla fase Costituente. E ai riformisti che sostengono il suo potenziale rivale Stefano Bonaccini non farebbe piacere agevolare la corsa di una candidata così insidiosa.

Ma bisogna poi togliere dallo Statuto anche la norma che vieta di svolgere un congresso che duri meno di quattro mesi e mezzo. Schlein non gradisce che la fase costituente abbia tempi stretti, per evitare di dare un’immagine di intrusa dell’ultima ora. E anche la sinistra di Orlando e Provenzano vuole tempi distesi per un momento di dibattito, altrimenti poco credibile, specie in piena sessione di bilancio e con Natale di mezzo.

Ma non solo: un altro tema congressuale sono le regionali: nel Lazio si voterà il 12 febbraio e forse anche in Lombardia. Ora, malgrado i dem ritengano Alessio D’Amato un buon nome per la regione, la sfida con Fabio Rampelli, probabile candidato del centrodestra unito, potrebbe risultare ardua. Così come quella in Lombardia di Pierfrancesco Majorino contro Moratti e Fontana. Più d’uno nel Pd si interroga se sia una buona idea fare le primarie la domenica dopo un’eventuale doppia sconfitta.