L’esordio a BruxellesMeloni ha a disposizione 15 miliardi, ma non c’è accordo sulle misure anti-rincari

Oggi la premier incontra von der Leyen, Michel e Metsola, anche per capire come risolvere il nodo del caro energia. Ma Palazzo Chigi brancola ancora nel buio. Per la presidente, le risorse della manovra andrebbero spese tutte o quasi per l’energia. Matteo Salvini chiede interventi anche su fisco e pensioni. Urso precisa: «Gli interventi saranno graduali, non conosciamo ancora le disponibilità che potremo mettere in campo»

(La Presse)

Oggi Giorgia Meloni incontra a Bruxelles la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel e la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola. La premier busserà alla porta europea per risolvere il nodo del caro energia. Anche perché, spiega Repubblica, sul fronte delle misure contro il caro bollette il governo brancola ancora nel buio. Al momento, quel che è certo è solo che prorogherà fino a fine anno gli interventi tampone pensati dal governo di Mario Draghi. Ma non è ancora chiaro cosa farà in manovra.

In campagna elettorale, Meloni aveva promesso di approvare nel primo Consiglio dei ministri nuove misure per aiutare famiglie e imprese. Domani, venerdì 4 novembre, la terza riunione di governo si limiterà invece a varare la Nota di aggiornamento al Def (Nadef) che disegnerà l’ossatura della manovra.

La ragione del ritardo è tecnica, perché bisogna prima approvare e far votare al Parlamento una relazione che quantifica le risorse a disposizione e dare il via libera a maggioranza assoluta a un nuovo assestamento di bilancio. Antonio Tajani quantifica le risorse a disposizione per approvare (forse la prossima settimana) un intervento sulle bollette in «7-8-10 miliardi per dare un forte contributo alla riduzione» dei costi per famiglie e imprese. Ma i fondi saranno in realtà di più. Draghi ha lasciato in eredità circa 10 miliardi, cui potrebbero sommarsi altri 5 miliardi per effetto del Pil sopra le attese e anche risorse in più dall’extragettito fiscale: il conto potrebbe salire fino a 20 miliardi già quest’anno e consentire al governo di anticipare alcune spese indifferibili liberando spazi in una manovra che potrebbe arrivare a valere attorno ai 40 miliardi se si riusciranno a trovare risorse extra oltre a quelle che si ricaveranno in deficit.

Ma resta il nodo politico: le spinte politiche nella maggioranza su come usare questi fondi sono divergenti. Per Meloni, le risorse andrebbero spese tutte o quasi per l’energia. «Le poche che ci sono serviranno a coprire il taglio delle bollette per chi è in difficoltà», dice a Bruno Vespa. «E se l’Europa non riuscisse a tagliare l’allineamento del costo del gas da quello dell’energia elettrica, che è fonte di grandi speculazioni, lo faremo noi». Ma la premier deve ancora decidere se, come chiede Matteo Salvini, destinare una parte ingente delle risorse anche a fisco e pensioni.

La missione a Bruxelles servirà anche a chiarire il quadro dei margini concessi dall’Europa per affrontare il caro energia. «L’Europa è in ritardo sulle misure contro i rincari dell’energia. Ma dopo il confronto con Bruxelles saremo pronti a intervenire», dice Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy. Quanto alla manovra, mette le mani avanti: «Gli interventi saranno graduali, non conosciamo ancora le disponibilità che potremo mettere in campo. La priorità è la riduzione del cuneo fiscale, per aumentare gli stipendi che oggi sono troppo bassi. È un provvedimento finanziabile anche attraverso la revisione del Reddito di cittadinanza, da mantenere per tutelare solo chi non può lavorare o ha una famiglia numerosa».

L’Italia da Bruxelles dovrebbe poter ottenere la riduzione del numero dei progetti del Pnrr, per ammortizzare i costi esorbitanti dei cantieri, ma non potrà usare quelle risorse per le bollette. Roma chiederà anche di utilizzare una porzione dei fondi di coesione 2014-2020 non spesi per affrontare l’emergenza bollette. E spingerà per un Recovery bis sull’energia, che però incontra la contrarietà della Germania.

La scelta del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti di puntare ieri sulla Germania come prima tappa ufficiale all’estero è stata accolta con evidente sollievo dai tedeschi. L’incontro di un’ora con il suo omologo delle Finanze Christian Lindner è andato «bene», concordano fonti di entrambi i Paesi. Lindner si è messo sulla difensiva soltanto una volta, quando Giorgetti ha accennato ai 200 miliardi di euro investiti dalla Germania sulla propria economia. «Non funziona», ha sottolineato Giorgetti, se ognuno fa per sé sulla strategia anti-crisi. Ma l’interlocutore gli ha spiegato che «sono risorse anti-crisi per i cittadini tedeschi», che saranno «al massimo» 200 miliardi e che si lavora in ogni caso a una soluzione europea. Ma durante l’incontro con Giorgetti, Lindner ha voluto ricordare che nel 2023 la Germania «tornerà al freno al debito».

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