Leggi fisiche o interventi divini? L’origine delle teorie che relativizzano il ruolo dell’uomo nell’universo

Nell’autobiografia il premio Nobel Giorgio Parisi, affiancato da Piergiorgio Paterlini, racconta la sua vita privata dietro i riflettori: le origini della famiglia, l’incertezza sugli studi durante il liceo, la solitudine fino all’università

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Si tende ad attribuire a Copernico e a Galileo la scoperta del sistema eliocentrico, che era stato già scoperto da Aristarco da Samo nel II secolo prima di Cristo. Mi colpisce molto la storia di Nicola d’Oresme, filosofo, teologo, astronomo, vescovo di Lisieux ma soprattutto precettore del figlio del re di Francia, quindi non proprio l’ultimo degli ultimi. È lui – e siamo nel Trecento, cent’anni prima di Copernico, duecento prima di Galileo e di Giordano Bruno – che comincia a esaminare la possibilità che la Terra giri intorno al Sole e non viceversa e dice che è una cosa logica, compatibile con tutto, anche con le Sacre Scritture (che sarà il punto dolens qualche secolo dopo). Sostiene – come avrebbe poi fatto Galileo – che si può vedere solo il moto relativo, e non quello assoluto, se sei su una nave o su una carrozza in movimento, insomma se sei dentro un ambiente chiuso non puoi sapere in che direzione ti stai muovendo.

Sul famoso esempio biblico di Giosuè (“fermati Sole”) sempre tirato in ballo in questa diatriba, Nicola d’Oresme dice molto chiaramente che la Bibbia non è un trattato di astronomia, che non si devono cercare verità astronomiche nella Bibbia. Giosuè doveva farsi capire e se avesse detto “fermati Terra” a quelli che stavano combattendo gli avrebbero risposto “ma che diavolo stai dicendo, la Terra è già ferma”. Nicola d’Oresme dà un colpo al cerchio e uno alla botte: con Giosuè Dio ha fatto un miracolo e il miracolo è sì un vulnus rispetto alle leggi di natura, le leggi di natura sono le più perfette che si possano immaginare e Dio nel fare questo miracolo cerca di interferire il meno possibile in queste leggi. Le leggi di natura più perfette sono quelle che regolano il moto dei pianeti – dice Nicola d’Oresme – quindi Dio non ha interferito nel moto della Terra e del Sole, che è perfettissimo, ma cerca di fare l’intervento più piccolo possibile compatibilmente con i suoi fini.

Il fine era che gli ebrei vincessero la battaglia e Dio ha dato loro due ore di luce in più lì, in quel luogo preciso, ma la Terra e il Sole non li ha spostati. Poi conclude il suo trattato con una cosa molto strana: vedete, io vi ho dimostrato che è possibilissimo e perfino più logico che la Terra giri intorno al Sole, però resto convinto del contrario, in ogni caso l’importante è farvi vedere che delle cose che sembrano assurde viste con la ragione possono essere vere. A maggior ragione i fedeli devono credere alle verità della fede anche se sembrano assurde.

Avevo conosciuto una persona che mi aveva fatto una notevole impressione, il padre domenicano olandese Van Diemen, che insegnava all’Angelicum, l’università dei domenicani. Un giorno siamo andati a trovarlo, Marco d’Eramo e io, e ci siamo messi a discutere di miracoli. Se un miracolo è un intervento divino che fa qualcosa in contrasto con le leggi dell’universo, allora uno potrebbe dire: ma non le poteva, Dio, fare meglio fin da subito?

Tutta questa discussione è una storia vecchissima. Il domenicano aveva dato una risposta che mi aveva colpito ma non certo convinto dal punto di vista della logica: un miracolo è un evento compatibile con le leggi della natura in cui il credente vede l’intervento di Dio. Eh sì, ma a questo punto uno può ribattere: se è compatibile con le leggi di natura che miracolo è?

Cent’anni dopo Nicola d’Oresme e cento prima di Galileo arriva Copernico, e anche lui si misura con la faccenda di Giosuè. Copernico era cattolico e attaccato ferocemente dai protestanti. Ma perché? Anche qui lo scandalo non era che la Terra girasse intorno al Sole. Quello che Lutero rimproverava alla chiesa cattolica era di essere tenera con Copernico perché tenere insieme Giosuè che ferma il Sole e le leggi di natura implicava interpretare la Bibbia, a interpretare la Bibbia secondo Lutero serviva una chiesa e lui era questo che non poteva accettare. Per eliminare l’idea della necessità di una chiesa docente che stabilisce la giusta interpretazione e per poter permettere a ogni credente di accedere direttamente alla Bibbia serviva una lettura totalmente letterale dei testi sacri, un Sole che gira intorno alla Terra e si può fermare con un miracolo divino.

Teniamo presente che con l’avvento della stampa era diventato possibile possedere una Bibbia a casa. È Giordano Bruno – un secolo dopo, contemporaneo di Galileo, che nasce sedici anni dopo, e di Keplero, solo sette anni più giovane di Galileo – che relativizza davvero la posizione dell’uomo. Non a caso lui è finito bruciato e Galileo no. Giordano Bruno con la faccenda della pluralità dei mondi, mondi abitati da altri esseri senzienti, dal punto di vista della riduzione delle ambizioni umane è quello che ha segnato il gol della vittoria, che ha dato la botta più grossa.

Ma Giordano Bruno, bruciato vivo a Campo de’ Fiori, specialmente all’estero molti se lo sono dimenticati e si ricordano di Galileo che è diventato fondamentale per la vittoria del sistema copernicano. Non solo. Forse l’osservazione astronomica più importante di Galileo, da questo punto di vista, è che gli oggetti celesti sono di natura simile a quelli terrestri, perché c’era l’idea che fossero invece sostanze di natura diversa.

Facendo vedere che sulla Luna c’erano montagne, che i corpi celesti non erano perfettamente tondi, che c’erano altri satelliti che giravano intorno, pian piano si è imposta un’idea completamente diversa, e con la scoperta dei satelliti di Giove veniva naturale pensare che anche la Terra potesse avere un satellite come la Luna. E a quel punto la storia finisce o meglio comincia.

Molti secoli dopo arriveranno altri due forti colpi al nostro piccolo grande ego: Darwin, che ci mette a posto rispetto al “da dove veniamo”, e Freud, che ci mette in guardia sul fatto che le motivazioni delle nostre azioni siano sempre nobili come ce la raccontiamo.

Gradini che non finiscono mai. Vita quotidiana di un Premio Nobel, Giorgio Parisi e Piergiorgio Paterlini, La nave di Teseo, 304 pagine, 20 euro