Oltre gli annunciLa ministra Calderone ammette che per il reddito di cittadinanza ora servirà una vera riforma

Nessuna abolizione improvvisa del sussidio. «Andremo per gradi», assicura. E per chi ha in famiglia disabili, minori e anziani, «non cambierà nulla per il 2023 e si troveranno strumenti idonei dal 2024». Anche sul taglio del cuneo, servirà fare molto di più. E nei prossimi mesi «dovremo realizzare una riforma organica delle politiche attive che rafforzi le infrastrutture del mercato del lavoro e della formazione»

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

Nessuna abolizione improvvisa del reddito di cittadinanza. «Andremo per gradi», assicura la ministra del Lavoro Marina Calderone al Corriere. «Il governo non ha intenzione di dimenticare chi ha necessità di un sostegno economico. Lo ha detto anche il presidente del Consiglio presentando la manovra. La scelta di una soluzione ponte sul 2023 va in questa direzione: intervenire subito sugli occupabili per portarli a rientrare nel mondo del lavoro mentre si lavora a una riforma organica delle politiche attive e dei centri per l’impiego, riformulando nel contempo le misure di lotta alla povertà».

E per chi ha in famiglia disabili, minori, anziani che rendono difficile l’occupabilità «non cambierà nulla per il 2023 e si troveranno strumenti idonei dal 2024».

Altro capitolo è il taglio del costo del lavoro, indicato da sempre da Calderone come misura essenziale per il rilancio dell’occupazione. Ma gli ultimi interventi previsti per il cuneo fiscale sembrano troppo leggeri. «Non possiamo ritenere sufficienti le misure inserite nell’attuale manovra di bilancio, anche se quanto fatto è il massimo ottenibile alle condizioni attuali», ammette la ministra. «Si tratta di interventi che vanno visti come passi in avvicinamento agli impegni di legislatura, cioè il taglio del cuneo fiscale e contributivo entro il 5%. La scelta di intervenire attraverso l’estensione dello sgravio a carico del lavoratore subordinato a tutto il 2023, i bonus per le assunzioni under 36 e per donne svantaggiate, la flat tax al 5% per premi di lavoro straordinario sono una prima risposta fornita in un solo mese di governo per far arrivare ai lavoratori risorse pari a circa una mensilità in più. Avremo modo di lavorare ancora su questo aspetto».

Quanto alle agevolazioni per le assunzioni a tempo indeterminato di giovani e donne, «gli incentivi possono velocizzare una tendenza, migliorarne le performance, ma non basta. Ne siamo consapevoli. Bisogna lavorare in parallelo sull’acquisizione di nuove competenze, spendibili sul mercato del lavoro. La questione è di sistema: non possiamo permetterci di fare a meno dell’apporto di giovani e donne al Paese».

Poi la ministra annuncia che per far funzionare il programma Gol (Garanzia di occupabilità dei lavoratori) previsto dal Pnrr, «nei prossimi mesi dovremo realizzare una riforma organica delle politiche attive che rafforzi le infrastrutture del mercato del lavoro e della formazione. L’obiettivo è che questi servizi e strumenti siano di qualità e accessibili ovunque e che tutte le regioni possano garantire adeguati livelli di servizio».

Quanto alle critiche sulla maggiore liberalizzazione dei voucher, risponde: «La flessibilità è diversa dalla precarietà. Non si può dire che aver aumentato il plafond da 5 a 10mila per azienda per l’utilizzo di prestazioni occasionali, tracciate, aumenti la precarietà. Esistono esigenze, in particolari settori, che richiedono un aumento di manodopera che in questo modo restano nell’alveo della legalità. Piuttosto, guardiamo a come sono gestiti quei rapporti di lavoro e se ci sono opportunità per proseguire una esperienza aziendale. Le nostre azioni si muoveranno verso il contrasto al lavoro sommerso e al monitoraggio degli appalti, soprattutto in alcuni settori».