Miscele personalizzate I vecchi e nuovi locali con distilleria per chi vuole creare ad arte il proprio cocktail

Il nostro modo di consumare l‘alcol è cambiato. Lo dimostrano i locali che fioriscono in tutta Italia, come Opificio77 e Fermenthinks. Assistere alle fasi della produzione, scegliere il proprio gin, creare un‘etichetta, e berlo dove si vuole è la nuova avanguardia della mixology

Credits to GinO12

Se ancora non conoscete la nuova tendenza del locale con distilleria all’interno, significa che siete in ritardo sui tempi.
A Milano, ma non solo, ce ne sono diversi. Basti pensare che il 19 settembre è stata inaugurata la Tripstillery, a Porta Nuova, ma prima di lei aveva aperto il Botanical Club, in via Tortona, in via Pastrengo e in via Melzo, nel cuore di Porta Venezia. E poi GinO12, sui Navigli. Toglietevi dalla testa di dare un’occhiata al menù e scegliere un cocktail mentre siete comodamente seduti a un tavolo. Invece di limitarvi a selezionarlo, potete crearlo artigianalmente. Come una pozione magica. Si può assistere a tutte le fasi della produzione e alle tecniche, prima sconosciute, della mixology, come la macerazione e la distillazione.

Insomma, l’alambicco, detto anche opificio, è il vero protagonista della scena. Il Botanical è stato il pioniere di questo fenomeno, arrogandosi il merito di avere superato le tortuose procedure burocratiche per importare in Italia un mezzo del genere. Fin dalla sua prima apertura aveva nominato l‘alambicco The Big Charlie il quale spuntava, come un fungo, dalla cucina a vista, sotto gli occhi attoniti degli avventori. In mezzo alle piante alte che oggi sono diventate un vero e proprio marchio di fabbrica del locale, si assaggiano piatti, si beve gin, il gin del Botanical, il primo brand di gin distillato da zero. Da Tripstillery, invece, si libera la creatività e si compone il proprio liquore o il proprio distillato grazie all’aiuto del mastro distillatore Francesco Zini e alla fine si ha in mano un’etichetta esclusiva e creata ad arte.

Tristillery, Ph Credit. Tolga Sarikose

Si selezionano le piante aromatiche, profumatissime, tra cui il ginepro, l’achillea, la betulla, la rosa canina, coltivate ed essiccate e tutte provenienti dalle terre di oltre 16 ettari sul Lago d’Iseo, proprietà di Tripstillery. Il loro gin più pregiato è il Tripgin London Dry, fermentato attraverso cereali, botaniche naturali e ginepro secondo una ricetta del 1921. La distillazione è lenta, l’alta concentrazione degli oli essenziali contribuisce a un aroma intenso, avvolgente, di cui il coriandolo è una ventata improvvisa di spezie.

Tripstillery a Milano (Ph Tolga Sarikose)

GinO12 invece propone un’esperienza sottilmente diversa: non si partecipa al processo, ma la distilleria, come un vecchio laboratorio di alchimista delle favole che ascoltavamo da bambini, si può sbirciare attraverso una porticina del vicolo dei Lavandai, una traversa dei Navigli immersa nel glicine dove un tempo le mondine andavano a sciacquare i panni.

Curiosamente, è stato durante il periodo di sospensione dettato dal lockdown che si sono decisi ad approfittare di un opificio interno. Le loro 20 ricette sono quasi tutte dedicate alla monobotanica, cioè all’accostamento della pianta di ginepro con una sola componente, come gli agrumi, il basilico o il timo. Sul loro sito si può addirittura inventare digitalmente un gin a seconda delle proprie inclinazioni e dell’intensità che si preferisce, selezionando gli ingredienti e le miscele, per poi vederselo recapitare comodamente a casa.

Credits to GinO12

Tutti, ormai, vogliono la propria firma. Non si accontentano più di un’esperienza orizzontale, uguale per ciascun consumatore. La parola d’ordine è unicità, il proprio marchio indivisibile. È così che perfino le distillerie di una volta hanno deciso di coinvolgere i clienti all’interno del processo di produzione. Si chiama Fermenthinks e l’idea è di tre amici provenienti dal mondo dei locali, soprattutto in qualità di bartender: Julian Biondi, Matteo di Ienno, Stefano Cicalese.

Si considerano i depositari di una nuova generazione di mastro distillatori che hanno per l’appunto capito che il modo di acquistare il gin, come di venderlo, stava cambiando rapidamente. Ecco perché hanno convertito la loro distilleria, in via Vecchia di Pozzolatico a Firenze, in un punto di convergenza per gli amanti della mixology. Invitano gli appassionati, individui che stuzzicano da tempo l’idea e hanno voglia di seguire i propri gusti e dare vita a qualcosa di personale. Oppure i proprietari di bar. Insieme a loro modificano le ricette, iniziano percorsi di degustazione, di sperimentazione. Individuano le loro inclinazioni. Li supportano perfino nella scelta delle bottiglie.

Credits to Fermenthinks

La stessa cosa succede a Opicifio77, nato da un’idea di Alessandro Gherardi, bartender e mixologist, che ha tirato su gli animi dei moltissimi isolati dentro le mura di casa durante le fasi più crude della pandemia. Un laboratorio artigianale si sposta online, si scelgono i cocktail, li si ordina, li si gusta dalla poltrona del proprio salotto, in terrazza con gli amici, o si può recapitarli all’indirizzo di qualcuno a cui abbiamo voglia di fare un regalo.

Questi cocktail non sono classici. Provengono da lunghe sperimentazioni e tentativi di innovazione nella distilleria di Massa, in Toscana, e messi a punto da Alessandro in persona. I più rinomati vengono reinterpretati, si miscelano erbe, frutta, spezie, si studiano le tempistiche, le tecniche di ossidazione. Si aggiungono peperoncini dolci, rosmarino. Il tutto custodito in raffinatissime bottiglie di vetro di diversa grandezza a seconda della quantità di bicchieri che ci si vuole versare.