Miracoli monferriniCome una distilleria ha salvato un piccolo paese dallo spopolamento

La famiglia Berta, anche grazie alla produzione di grappe e liquori (per il 50% esportati all’estero), ha cambiato radicalmente il destino di Mombaruzzo, un posto speciale che aveva bisogno di passione e visione imprenditoriale per sventare una fine (quasi) certa. Dalla distilleria è poi sorto un sistema di ospitalità diffusa che attira visitatori anche dall’estero

Courtesy of Distillerie Berta

C’è un luogo, in Piemonte, che fino a 20 anni fa era un piccolo paese come tanti, apparentemente condannato a un declino inesorabile. Mombaruzzo, quasi equidistante da Asti e Alessandria, nel cuore del Monferrato astigiano, tra la fine degli Anni ‘90 e i primi 2000 era un borgo di circa 1.000 abitanti che affrontava lo spopolamento. Nonostante le numerose aziende vitivinicole e la produzione dei celebri amaretti, non sembrava capace di trovare un futuro attraente per i giovani. Una situazione non molto diversa rispetto alle altre zone del Monferrato, una terra che faticava a scrollarsi di dosso l’etichetta di “parente povero delle Langhe”, che in quel periodo avevano iniziato a percorrere la strada del turismo enogastronomico.

Poi qualcosa ha iniziato a cambiare. A livello di macroarea, con imprenditori, agenzie ed enti locali, che hanno trovato modo di dialogare e fare rete, tanto che il paesaggio vitivinicolo del Monferrato nel 2016 è entrato a far parte con Langhe e Roero dei beni protetti dall’Unesco. Localmente, grazie al cambio di marcia nella mentalità delle persone e nella qualità delle iniziative. 

Courtesy of Distillerie Berta

«Quando, nel 2000, abbiamo deciso di riportare l’azienda di famiglia qui a Mombaruzzo, dov’era nata, trasferendola da Nizza Monferrato – racconta Chicco Berta, amministratore delegato di Distillerie Berta – in paese restava una pizzeria e ciò che la natura ci aveva dato, cioè le nostre colline. Oggi il territorio è profondamente cambiato, perché ha imparato a mettere a frutto la sua ricchezza. A Mombaruzzo ci sono quattro ristoranti, una macelleria e un negozio di generi alimentari. E soprattutto, ci sono opportunità per i giovani che scelgono di non lasciare il paese. Quella che è cambiata è la mentalità delle persone. Se prima si costruivano grandi capannoni che finivano per essere cattedrali nel deserto, oggi c’è maggiore attenzione al territorio, si moltiplicano i balconi fioriti e chi può ristruttura con un occhio alla bellezza».

Questo cambiamento ha radici in diversi ambiti, ma certamente la famiglia Berta ne è un motore potente. Da quando l’azienda, creata da Paolo Berta nel 1947, è tornata a casa, in quella stessa frazione di Casalotto, nel Comune di Mombaruzzo, dove il fondatore era nato, le cose in paese hanno preso una piega diversa. Non solo per i posti di lavoro creati dalla distilleria, ma perché i Berta negli anni hanno creato un sistema diffuso di ospitalità che comprende diverse attrattive e che attira a Mombaruzzo e sul territorio circostante visitatori anche dall’estero. 

Courtesy of Distillerie Berta

Tutto parte dalla grappa, che per i Berta è una tradizione di famiglia e che ancora oggi sostiene l’ecosistema che l’attornia. Berta è tra i marchi di grappa più apprezzati al mondo, soprattutto nella ristorazione gourmet, attraverso bar ed enoteche che vendono prodotti d’eccellenza. Oggi produce 35 diverse qualità di grappa e 6 liquori, ed esporta all’estero (particolarmente verso Germania, Svizzera, Giappone e Canada) il 50% della produzione, che nel 2020 è stata di 600 mila bottiglie. 

Il moderno impianto è aperto per le visite di clienti e appassionati, che possono esplorare lo shop, la pasticceria, il museo e, su prenotazione, effettuare visite guidate in distillerie e nelle cantine sotterranee, dove la grappa riposa per 8, 10 o 20 anni in barriques e tonneaux di rovere francese, coccolata da musica classica e cromoterapia con luci led. 

«Il primo stimolo è nato dalla necessità di farci conoscere», spiega Chicco Berta, che guida l’azienda insieme alla cognata Simonetta Ghignone, alla figlia Giulia e alla nipote Anncarla. «Così abbiamo iniziato ad aprire le porte della nostra azienda, che per noi è casa. Volevamo però andare oltre la semplice visita in distilleria, così abbiamo deciso di alzare l’asticella con l’ospitalità, cercando di creare luoghi reali, tangibili, dove si può stare bene insieme, prendersi cura di sé stessi, parlare, abbracciarsi». 

Così, anticipando l’esplosione turistica del territorio, nel 2009 i Berta acquisiscono il Relais al Cambio di Castelletto Molina (AL) e ne fanno Villa Castelletto, un’oasi di pace tra le colline del Monferrato con 12 tra camere e suites, piscina, salotto e cocktail bar. Nel 2016 è la volta di Villa Prato a Mombaruzzo, antica residenza patrizia trasformata dopo 9 anni di lavori in un relais di charme con 8 suites, una cigar lounge, un ristorante gourmet, un bistrot e una spa ipogea di quasi 1.000 metri quadri che offre, tra gli altri, l’esclusivo trattamento di grappaterapia, dove i prodotti cosmetici utilizzati sono ricavati a partire dalla vinacce d’uva che arrivano alle Distillerie Berta da tutta Italia per essere trasformate in grappa. 

Courtesy of Distillerie Berta

Di fianco a Villa Prato c’è La Tabaccaia. Oggi dependance del resort, è un pezzo di storia di Mombaruzzo perché ospitava fino al terremoto del 2001 un emporio che era un punto di riferimento per la comunità. Negli anni, la famiglia Berta ha continuato ad investire su un territorio al quale è da sempre estremamente legata. Attorno alla distilleria, 8 ettari di terreno sono stati acquistati e trasformati in un parco naturalistico accessibile a chi visita la distilleria. A qualche centinaia di metri, sempre in frazione Casalotto, è stato inaugurato pochi mesi fa Borgo Roccanivo, una location per eventi ricavata in un’ex scuola del 1910, collegata alla distilleria da un percorso immersivo che attraversa l’oasi naturalistica.

Interventi come questi nascono da un impegno che per la famiglia è un dovere morale, come sottolinea Chicco Berta: «Il territorio, per noi, è madre, non matrigna. È e sarà sempre la nostra più grande fortuna: per questo trascurarlo è un peccato grave per il quale non esiste scusante. Siamo provvisori su questa Terra ed è un nostro preciso dovere consegnare alle future generazioni il nostro territorio migliore di come lo abbiamo trovato».

Quello messo insieme attorno alla distilleria è un ecosistema che dà lavoro a una sessantina di persone, la maggior parte in pianta stabile e che, grazie alle performance di vendita di grappe e liquori, è rimasto in salute anche durante la pandemia. Oggi il futuro sembra sorridere sia a Berta sia a Mombaruzzo. «Ogni giorno riceviamo visite di clienti e appassionati e il calendario degli eventi per l’anno prossimo è già molto impegnato. Io non smetto mai di sognare e questo mi rende l’uomo più felice del mondo».