Manovra da 35 miliardiMeloni accetta la mediazione e rinvia l’addio al reddito di cittadinanza

Approvata nella notte la legge di bilancio 2023. Diverse le novità, dall’aumento delle pensioni minime al mini-taglio del cuneo fiscale. Il sussidio voluto dai Cinque Stelle sarà abrogato dal 2024, ma dall’anno prossimo per gli occupabili durerà al massimo otto mesi. La ministra Calderone ha spiegato alla premier che la cancellazione avrebbe portato a «un rischio di tenuta sociale»

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

Approvata la legge di bilancio 2023, la prima del governo Meloni. Il varo è arrivato in piena notte, al termine di un consiglio dei ministri durato tre ore e mezzo. Il testo da «quasi 35 miliardi» sarà presentato dalla presidente del Consiglio in conferenza stampa alle 10. «L’Italia torna a correre», ha scritto la premier sui social. Un provvedimento che si basa su un approccio «prudente e realista», che tiene conto della situazione economica ma anche «sostenibile per la finanza pubblica», sottolinea una nota del ministero dell’Economia di Giancarlo Giorgetti.

La battaglia ora si sposta in Parlamento, ma il testo potrebbe non arrivarci subito perché dietro il via libera non tutte le cifre sono a posto. Ma per ora Meloni può sperare che a Bruxelles e ai mercati arrivi il messaggio sulla responsabilità delle scelte economiche. Palazzo Chigi ha seguito la linea prudente indicata da Draghi e riversato 21 miliardi in deficit per combattere la crisi energetica sui «quasi 35» a cui è lievitata l’intera manovra.

Diverse le novità: dall’aumento delle pensioni minime fino al mini-taglio del cuneo fiscale e alla riforma del reddito di cittadinanza, ma dal 2024. Previsto anche un aumento delle tasse sulle sigarette che porterà a una crescita di 138 milioni di euro di entrate fiscali. Ci sono anche la razionalizzazione dei bonus edilizi, una “tassa bitcoin” e un mese di congedo in più per i figli fino a sei anni. Salta invece l’azzeramento dell’Iva su pane e latte. Si riduce il taglio alle accise di benzina e gasolio: lo sconto passa dagli attuali 30,5 centesimi al litro a 18,3 centesimi.

Come cambia il reddito di cittadinanza
Il capitolo più combattuto è stato quello del reddito di cittadinanza, ma alla fine la premier ha accettato la mediazione. Il reddito sarà abrogato il primo gennaio 2024 e sostituito con una nuova riforma. A partire dall’anno prossimo, alle persone tra i 18 e i 59 anni, «occupabili» ma che non hanno nel nucleo familiare disabili, minori o persone a carico con almeno 60 anni di età, è riconosciuto il reddito nel limite massimo di otto mensilità invece delle attuali 18 rinnovabili. Ma chi lo percepirà dovrà partecipare a un corso di formazione o riqualificazione professionali. Altrimenti il beneficio decadrà. L’assegno decadrà anche nel caso si rifiuti la prima offerta “congrua” di lavoro. Il comunicato del ministero dell’Economia ha precisato che a partire dal primo gennaio 2023 arriverà una «manutenzione straordinaria del reddito di cittadinanza, che si avvia verso la sua abolizione, con un periodo transitorio nel 2023 con maggiori controlli sul fronte di chi lo percepisce e di chi riceve offerte di lavoro».

Il numero di persone che potrebbe perdere tra settembre e dicembre 2023 il reddito di cittadinanza ammonta a 660mila. Nell’ultima rilevazione dell’Inps, gli occupabili erano 830mila. Ma 173mila di loro hanno già un reddito di lavoro, seppur basso. Per loro l’idea del ministero è di fissare un tetto all’integrazione via reddito, evitando di cancellarlo. Su proposta della ministra del Lavoro Marina Calderone i nuclei con figli minori, quelli con disabili ed anziani a carico non dovrebbero essere colpiti da tagli. Il 35% dei nuclei percettori ha attualmente un minore in famiglia, il 18% una persona disabile. Quindi in teoria il totale degli interessati dal taglio dovrebbe scendere a 500mila persone circa.

La ministra Calderone ha spiegato alla premier come la cancellazione del reddito di cittadinanza avrebbe portato a «un rischio di tenuta sociale. Molti dei percettori non riuscirebbero a trovare lavoro». Ma il ragionamento sui rischi di tenuta sociale è stato condiviso dall’intero governo. Eliminare la misura avrebbe avuto un impatto troppo violento sull’economia italiana, che dovrà affrontare un’inflazione reale tra il 17 e il 18% l’anno prossimo.

Intanto il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte annuncia battaglia. E in un post su Facebook prepara una manifestazione di sostegno al reddito di cittadinanza.

Tasse e lavoro
Sul fronte del fisco la novità più importante riguarda il taglio del cuneo fiscale che dovrebbe andare interamente ai lavoratori. Il taglio prospettato dovrebbe essere di due punti per i redditi fino a 35mila euro (la proroga di quello introdotto da Draghi), mentre salirebbe a tre punti per quelli fino a 20mila euro. Il taglio del cuneo fiscale andrà tutto ai lavoratori. Lo schema tradisce la ripartizione attesa da Confindustria, che puntava a incassare un terzo del beneficio, lasciando gli altri due terzi ai lavoratori.

Per gli autonomi, resta la cosiddetta flat tax al 15%, con la soglia di reddito aumentata da 65mila a 85mila euro, e viene introdotta anche una flat tax incrementale, con il 15% applicato solo sull’incremento rispetto al maggiore dei redditi dichiarati nei tre anni precedenti.

Sempre sul fronte fiscale, la legge di Bilancio prevederebbe una decontribuzione fino a un massimo di seimila euro per le aziende che dovessero assumere under 36 con un contratto a tempo determinato.

Salta il taglio dell’Iva su pane e latte, rimpiazzato da una “carta risparmio” che verrebbe erogata dai comuni alle famiglie in difficoltà. Scenderà invece al 5% l’Iva su pannolini e prodotti per l’infanzia e assorbenti, attualmente al 22%.

A sostegno dlele fasce più deboli, la manovra introduce un’estensione della social card a chi ha un reddito inferiore ai 20mila euro. La carta per gli acquisti per i beni di prima necessità, che oggi è concessa a over 65 e bimbi sotto i tre anni con particolari requisiti (i titolari sono i genitori), sarebbe cumulabile con la pensione minima e, come già avviene, sarà distribuita dai Comuni.

Allo studio ci sarebbe una nuova razionalizzazione dei bonus edilizi: la misura dovrebbe essere inserita nel decreto fiscale collegato e seguirebbe l’intervento sul Superbonus già inserito nel dl aiuti quater.

Prevista anche la razionalizzazione delle tax expenditure, le agevolazioni fiscali, che dovrebbe comparire anche questa tra le norme del decreto fiscale collegato.

Tregua fiscale
C’è la cancellazione delle cartelle, limitatamente a quelle notificate fino al 2015, che hanno un importo inferiore a 1.000 euro. Rateizzazione dei pagamenti fiscali non effettuati nel 2022, senza aggravio di sanzioni e interessi, per chi a causa dell’emergenza covid, caro bollette e difficoltà economiche non ha versato le tasse. Prevista una mini sanzione del 5% sui debiti del biennio 2019-2020, con rateizzazione fino a cinque anni.

Nella manovra potrebbe entrare una norma per bloccare l’automatismo previsto dal Codice della strada che da gennaio 2023 farebbe scattare un aggiornamento al rialzo degli importi delle multe stradali.

Pensioni
Il pacchetto pensioni della manovra vale circa 800 milioni. Non c’è l’abolizione della legge Fornero, come promesso dalla Lega in campagna elettorale. Al suo posto un’altra misura temporanea – Quota 103 – che farà da ponte alla riforma delle pensioni, prevista per il 2024. E anche un premio del 10% per chi decide di restare al lavoro. L’anno prossimo dunque potranno andare in pensione – oltre a quanti raggiungono i requisiti previsti dalla Fornero – anche tutti coloro che hanno 62 anni e 41 di contributi. Secondo le prime stime, sono interessati 48mila lavoratori.

Cambia anche “Opzione donna”, ovvero il calcolo contributivo che consente alle lavoratrici di ottenere un trattamento pensionistico con requisiti notevolmente ridotti. La misura verrebbe prorogata di un anno, ma anche legata al numero di figli: si uscirebbe a 58 anni con due o più figli, a 59 se si ha un solo figlio.

Famiglie
Oltre al raddoppio della maggiorazione forfettaria dell’assegno unico universale per i nuclei numerosi a partire dal terzo figlio (che passerebbe quindi da 100 a 200 euro), arriverà un sostegno rafforzato anche per il primo figlio.

Ci sarà anche un mese di congedo per i primi sei anni dei figli, che si aggiungerà alle altre misure già in vigore in materia di congedi parentali.

Caro energia
La voce “energia” assorbe i due terzi delle risorse della manovra. Il governo conferma la proroga fino alla fine di marzo del mix di misure per famiglie e imprese già messe in campo da Draghi, e in parte riproposte con il decreto aiuti quater varato dieci giorni fa. Viene rinnovato l’azzeramento degli oneri di sistema, l’aliquota Iva sul gas resta al 5% e il bonus sociale su gas e luce continuerà a sostenere i nuclei familiari che hanno un livello di Isee fino a 12mila euro, soglia che sale a 20 mila per le famiglie numerose.

Nel pacchetto di norme sull’energia la novità più rilevante riguarda l’incremento del credito d’imposta per le imprese colpite dai rialzi delle forniture energetiche. Per le piccole aziende – come bar, ristoranti, negozi, laboratori e così via – l’agevolazione fiscale salirà dal 30 al 35%, mentre per le attività più grandi l’aliquota passa dal 40 al 45%. Prorogata la possibilità di rateizzare le bollette a patto di non licenziare o delocalizzare.

Cambia l’imposta sui ricavi di cui hanno beneficiato i grandi gruppi dell’energia, a seguito della crisi sui mercati innescata dalla guerra in Ucraina. La tassa sugli extraprofitti viene alzata al 35% e non sarà misurata sulla base del saldo delle operazioni Iva, ma si aggancerà ai profitti effettivi.

Si riduce il taglio alle accise di benzina e gasolio. Lo sconto passa dagli attuali 30,5 centesimi al litro a 18,3 centesimi, ma non per gli autotrasportatori che godono di altri regimi.