Febbre da no vaxL’ultimo tragico atto di Montesano e la solita tv dei freak

Il problema non è solo che l’attore abbia indossato la maglietta nera della X Mas senza che qualcuno abbia qualcosa da eccepire, ma che un negazionista del Covid sia stato invitato in prima serata dimenticando le offese ai morti

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In una giornata che ti apre il cuore alla speranza, in cui ti commuovi a vedere gli sventurati di Kherson che abbracciano i liberatori e raccontano gli orrori che hanno visto, quando ti rallegri nel sapere che i democratici negli Stati Uniti hanno la maggioranza al Senato, liquidando se Dio vuole per sempre quel buffone di Donald Trump, c’è proprio bisogno di parlare di un altro buffone di talento come Enrico Montesano?

Vediamo: innanzitutto i buffoni bisogna prenderli sul serio perché sono persone che da sempre possono essere pericolose, pensate a Rigoletto per restare in Italia ma anche alla tradizione dei fools inglesi, cui veniva data libertà di parola e di sberleffo, almeno finché il signore cui prestavano servizio li tollerava.

Montesano è un buffone di indubbio talento, è il mitico Pomata untuoso e scalcinato sola di Febbre da Cavallo, e a quella felice memoria avrebbe potuto consegnarsi come vetta della sua arte. Invece il Montesano degli ultimi tempi, quello dimenticato dall’arte, e della cui bravura di buffone si è persa traccia, è ricomparso sulla tragica scena del covid come leader del movimento no vax. Mica uno qualsiasi, uno iper-presente, uno che trascinava le folle si raduni di piazza san Giovanni, che rifiutava di indossare mascherine e insultava i fessi che si vaccinavano.

Un profeta e uno scienziato incompreso che avvertiva il popolo ignaro che il sangue dei vaccinati si contaminava e diventava pericoloso per le trasfusioni. Un patriota che si batteva contro il fascismo sanitario e visto che c’era anche contro quello ucraino che, pensa te, invece di arrendersi democraticamente al liberatore Putin moriva sui campi di battaglia. Un uomo libero che ha pubblicato la sua personale lista di proscrizione di giornalisti filo americani da contrapporre, si intende democraticamente, agli Orsini putiniani, come fosse la stessa cosa mischiare aggressori e aggrediti.

Ebbene, un gigante di tal fatta è stato ammesso alla ribalta dello show di punta del sabato sera sulla principale rete nazionale e riconsegnato alla sua arte sublime di principe dei buffoni con una pacca sulle spalle, a ricordare compiaciuto di quando «nessuno gli offriva manco un caffè», e invece guarda oggi, sommerso di omaggi e voti manco fosse Rudol’f Nureev.

Tutto dimenticato, le fesserie, gli insulti: lo show continua e lui si gode il miracolo da ripescato.

Sabato sera però l’istinto del buffone ha tracimato e si è presentato alle prove pre gara indossando una maglietta nera della X Mas.

Lo ricordo in un paese smemorato, la X Mas è una formazione di eroici massacratori di partigiani ai tempi di Salò guidata dal principe Junio Valerio Borghese, condannato per collaborazionismo e sospetto autore di un fallito golpe nel 1970.

A giudicare dall’impassibilità della conduttrice e dei giudici della gara nessuno ha avuto da eccepire, forse perché ognuno sa il motivo per cui Montesano sta lì e i tempi che corrono. Ma forse hanno ragione loro, Montesano non è. Egli recita magnificamente il ruolo che ha fatto suo in molti film, quello dell’italiano che si arrabatta senza andare tanto per il sottile. Egli fu comunista, consigliere comunale e addirittura parlamentare europeo del Pds, si dimise nei ruggenti anni berlusconiani quando avvertì forte una nuova spinta politica.

La sua biografia è quella ideale di una nazione senza idee che non siano il tornaconto personale: perché scandalizzarsi?

Se fossimo un altro paese e avessimo un’altra cultura nessuno avrebbe invitato Montesano a uno show, dimenticando le offese ai morti di Covid e ai sacrifici di chi ha sofferto chiuso in casa con il lavoro perduto. Il problema è quel tipo di spettacolo: è la ricerca dello scandalo e del freak da esibire.

E chiudo evocando il tal giudice che gli ha fatto i complimenti paragonandolo a Super Quark: un signore che fa l’opinionista alla radio del gruppo di Repubblica e La Stampa. Sono tutti coinvolti.

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