Prefetto di ferroIl decreto anti-rave non sarà esteso a occupazioni e assembramenti, dice Piantedosi

«Questo governo ha ottenuto un forte mandato elettorale dai cittadini su temi precisi. So cosa devo fare», dice. «La tutela della sicurezza è una priorità per la coalizione che ha vinto le scorse elezioni. Il mio modello è: fermezza e dialogo, lasciando l’uso della forza pubblica come opzione estrema». Ma stop alle navi delle ong: «Non possiamo farci carico dei migranti raccolti in mare da navi straniere che operano sistematicamente senza alcun preventivo coordinamento delle autorità»

(La Presse)

Non si ferma la polemica per il decreto legge contro i rave party approvato dal governo Meloni nel primo consiglio dei ministri e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale. L’opposizione insorge contro l’esecutivo, ritenendo non solo la norma troppo restrittiva ma anche ambigua, perché, per esempio, potrebbe essere applicata anche agli assembramenti degli studenti nelle scuole e nelle università o dei lavoratori nei sit-in sindacali. Non solo. Le nuove norme del decreto, che prevede una pena di sei anni, renderebbero possibili le intercettazioni, anche se la presidente del Consiglio le aveva escluse. L’ascolto delle comunicazioni è possibile infatti per tutti i reati che prevedono una pena superiore ai cinque anni.

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sul Corriere spiega che l’obiettivo di queste norme è «allinearci alla legislazione degli altri Paesi europei anche ai fini di dissuadere l’organizzazione di tali eventi che mettono in pericolo soprattutto gli stessi partecipanti» e «finiscono per tenere in scacco intere zone, pregiudicando attività commerciali e viabilità». Ma precisa che si punta solo a «contrastare i rave illegali». Mentre, dice, «trovo invece offensivo attribuirci la volontà di intervenire in altri contesti, in cui si esercitano diritti costituzionalmente garantiti a cui la norma chiaramente non fa alcun riferimento. In ogni caso la conversione dei decreti si fa in Parlamento, non sui social. In quella sede ogni proposta sarà esaminata dal governo».

Ma la mano dura del ministro si è già fatta sentire anche sulle navi delle ong e sulla manifestazione all’Università Sapienza di Roma. «Il mio ruolo costringe ad affrontare situazioni contingenti e immediate. Non sempre si può programmare ciò che attiene alla sicurezza e all’ordine pubblico», dice. «Il mio modello di gestione della sicurezza è: fermezza e dialogo, lasciando l’uso della forza pubblica come opzione estrema per evitare rischi peggiori. È il mio modo di agire da sempre. Come prefetto di Roma, ho gestito il tema degli sgomberi in questo modo, ottenendo senza tensioni risultati importanti: restituzione degli immobili occupati da anni ai legittimi proprietari, preoccupandoci di dare una casa a tutti coloro che ne avevano diritto e bisogno. E senza utilizzare la forza pubblica. Per me ciò che più conta è il rispetto, soprattutto delle regole, dell’altro diverso da te, dello Stato e di chi lo rappresenta con una divisa, una toga, un camice, o svolgendo un servizio di pubblica utilità».

Poi aggiunge: «Questo governo ha ottenuto un forte mandato elettorale dai cittadini su temi precisi. So cosa devo fare. La tutela della sicurezza è una priorità per la coalizione che ha vinto le scorse elezioni. Occorre agire su più fronti contemporaneamente, rafforzando la presenza delle forze di polizia nelle nostre città ma anche affrontando questioni come il degrado urbano, le fragilità e le marginalità, le difficoltà dei nostri giovani, operando insieme con il mondo della scuola e della cultura».

Giustifica l’uso della forza alla Sapienza: «C’era da impedire l’assalto a un convegno regolarmente autorizzato. Le forze di polizia sono intervenute per evitare il contatto rischioso tra gli organizzatori del convegno e i manifestanti. La professionalità e la sensibilità di chi opera sul campo e deve prendere decisioni in pochi istanti va sempre rispettata e le decisioni assunte non possono pregiudizialmente essere messe in discussione. Pur di fronte alle spiacevoli immagini del contatto fisico tra poliziotti e manifestanti, non abbiamo avuto nessun ferito tra i manifestanti. Io continuerò a garantire che nelle università, nelle piazze, nei confronti pubblici ognuno possa liberamente manifestare il proprio pensiero in piena sicurezza».

E a chi gli ricorda che però a Predappio non si è visto nessun intervento della Polizia, Piantedosi risponde: «Si tratta di una manifestazione, una pagliacciata, che deploro nella maniera più assoluta. Si svolge da anni, senza incidenti e sotto il controllo delle Forze di polizia. È accaduto con analoghe modalità e numeri anche in anni in cui al governo vi erano personalità politiche che ora esprimono indignazione. Posso assicurare che le forze di polizia segnaleranno all’autorità giudiziaria tutti gli eventuali comportamenti in violazione delle disposizioni vigenti».

Per il mancato intervento allo stadio di Milano quando i capi ultras dell’Inter hanno sgomberato la curva, dice invece: «In alcuni casi se la forza pubblica non interviene nell’immediatezza è solo perché viene effettuata una valutazione ponderata sul rischio di tale scelta. In uno stadio è sempre preferibile evitare interventi che potrebbero generare situazioni di gravissimo pericolo. Quando sono presenti decine di migliaia di persone la prudenza è d’obbligo. La recente tragedia a Seul insegna che la calca può portare a conseguenze drammatiche. La questura di Milano sta svolgendo approfonditi accertamenti anche utilizzando il sistema di videosorveglianza di cui lo stadio milanese è capillarmente dotato che stanno già indirizzando verso l’individuazione di eventuali responsabili dell’accaduto».

E sulle due navi cariche di migranti al largo dell’Italia che attendono lo sbarco dice: «Abbiamo agito sin da subito per dare un segnale immediato agli Stati di bandiera: non possiamo farci carico dei migranti raccolti in mare da navi straniere che operano sistematicamente senza alcun preventivo coordinamento delle autorità. Al momento questi eventi rappresentano il 16% delle persone sbarcate in Italia. Ma poiché ci facciamo già carico del restante 84% dei migranti arrivati sulle nostre coste, con altri mezzi o salvati da noi, auspichiamo che la tanto sbandierata solidarietà europea si realizzi. E non solo attraverso i ricollocamenti, peraltro finora sostanzialmente falliti, ma anche accettando di farsi carico dell’accoglienza di quella minima parte che sostanzialmente mette piede per la prima volta in quegli stessi Paesi europei ai quali appartengono le navi che li raccolgono in acque internazionali. Non derogheremo mai ai nostri doveri di salvataggio delle persone in mare, ma crediamo sia arrivato il momento che la solidarietà europea diventi finalmente concreta».

Piantedosi è un tecnico, ma indicato dalla Lega. In conclusione risponde a chi gli dice di essere il braccio di Salvini al Viminale: «Sono un prefetto, non ho una storia di partito. Sento di essere un servitore dello Stato e sono consapevole di essere stato chiamato a svolgere un ruolo importante nell’ambito di governo con una precisa linea politica fondata sul voto degli elettori. A Matteo Salvini mi lega un rapporto di amicizia oltre che di gratitudine per la fiducia che mi ha sempre dimostrato».