Struttura high-techUn po’ hotel e un po’ parco archeologico, sul pavimento a mosaico più grande al mondo

Quando sono iniziati i lavori per la costruzione del Museum Hotel, ad Antakya (Turchia), si ignorava l’esistenza di un patrimonio nascosto nel suo sottosuolo. Patrimonio comparso, però, dopo i primi saggi di scavo. E il resto è storia

Courtesy of The Museum Hotel

Antakya? Una destinazione off grid, per viaggiatori curiosi e incontentabili. Ma anche «un gioiello nascosto nella Turchia mediterranea», secondo Lonely Planet. Siamo quasi al confine con la Siria, non lontanissimi dal Mediterraneo, e Antakya non è altro che l’antica Antiochia, sosta obbligata, secoli prima di Cristo, delle carovane che percorrevano la Via della Seta, poi caposaldo della penetrazione Romana in Medio Oriente, capitale di insediamenti crociati e poi araba e, definitivamente, turca. 

La stratificazione di popoli, dominazioni e culture in città è tangibile, raccontata com’è da un mix di chiese rupestri, dove predicarono Pietro e Paolo, moschee musulmane, fortificazioni crociate. Ma sicuramente la testimonianza artistica più importante è quella dei mosaici romani. Terza città dell’Impero, dopo Roma e Alessandria d’Egitto, Antiochia era abitata, ai tempi belli dei Cesari, da funzionari imperiali, nobili famiglie patrizie, magistrati le cui domus rivaleggiavano in sontuosità e sfarzo con quelle della Caput Mundi. 

Un assaggio (sostanzioso, in verità) di quello che doveva essere la ricchezza degli abitanti della Antiochia romana si ha nella hall del The Museum Hotel, a metà tra parco archeologico e museo, testimonial eccellente di un passato remoto (ma ancora presente) e che stupisce con il grande fascino dell’imperfezione e dei segni del tempo. Quando sono iniziati i lavori per la costruzione dell’albergo (siamo agli inizi del 2010), si ignorava l’esistenza di un patrimonio nascosto nel suo sottosuolo. Patrimonio comparso, però, dopo i primi saggi di scavo: durante i lavori, infatti, emergono importanti tracce dell’antica presenza romana che impongono il blocco del cantiere. 

Courtesy of The Museum Hotel

Le scoperte iniziali sono di tale interesse che le autorità impongono lo scavo manuale di una trentina di pozzi per una indagine preliminare del sito e, mentre la terra comincia a svelare  i suoi tesori, il dissotterramento viene esteso all’intera area di superficie, più di diciassettemila metri quadrati. E così, tra maggio e dicembre 2010, una troupe di centoventi scavatori e trentacinque archeologi comincia a scavare giorno e notte per liberare il sito da più di centomila metri cubi di terra, rivelando – alla fine dei lavori – uno dei più stupefacenti ritrovamenti archeologici di questo secolo fatto di  mosaici, statue e rovine di terme e ville. 

Ritrovamento incredibile, certo. Ma l’albergo? Buttato a mare il primitivo progetto, entra in scena quello immaginifico dell’architetto Emre Arolat e del suo studio EAA, una meraviglia ingegneristica, un progetto che vuole salvare i ritrovamenti al di sotto della linea di calpestio e che, contemporaneamente, non intende rinunciare alla funzione ricettiva e crea una struttura moderna appoggiata su colonne in acciaio a vista. Sono i resti riportati alla luce, infatti, che definiscono l’impianto della massiccia struttura high-tech: più livelli sovrapposti e sorretti da una griglia dalla geometria irregolare, che circonda un enorme cavedio/pozzo di luce e che consente la vista dei mosaici e dei ruderi anche dalle camere, dai corridoi, dagli spazi comuni della hall e della lobby. 

Courtesy of The Museum Hotel

Una serie di rampe e ponti sospesi permette, inoltre, agli ospiti dell’hotel e ai clienti di bar e ristorante di osservare i reperti sottostanti “a volo d’uccello” grazie a vista point e pavimenti in vetro. L’attrazione principale del The Museum Hotel è, infatti, il pavimento a mosaico più grande del mondo rinvenuto, intatto, durante gli scavi: una distesa di oltre mille metri quadrati di tessere coloratissime di vetro e di marmo che si srotola, come un tappeto di pietra, mostrando divinità e ninfe, eroi e mostri mitologici, disegni geometrici e ingenui trompe l’oeil

Ad emergere tra i vari frame c’è il mosaico di Pegaso realizzato, in decine di sfumature, con  pietre naturali tinte con pigmenti vegetali che vanno a creare dettagli quasi fotografici. Non è tutto: al livello degli scavi è stato inaugurato un museo (come promette l’insegna dell’hotel) con un percorso cronologico che racconta la storia più antica di Antakya  e svela, ancora una volta, la ricchezza dei mosaici, quasi a portata di mano. Sopra, sospesi tra affacci vetrati e pilastri d’acciaio, gli spazi dell’hotel si rincorrono senza sottrarsi al comfort e agli standard di performance più moderni: c’è una zona benessere, con palestra e spa, ristoranti e bistrot gourmet e una terrazza da cui lo skyline di Antakya con le sue cupole e i suoi minareti non ha segreti.