Zampilli alcoliciIn Slovenia c’è la fontana della birra

A Žalec per promuovere il prodotto locale più noto hanno realizzato un monumento in onore del luppolo. E a Capodistria si bevono Malvasia, Chardonnay e Refosco alla spina nei vigneti più antichi d’Europa

Foto Unsplash

Per un’esperienza inedita di birra alla spina bisogna seguire i filari di luppolo che a perdita d’occhio accompagnano l’arrivo a Žalec, nella valle inferiore della Savinjska. Ovvero l’area della Slovenia centrale dove si trovano ben tre quarti di tutte le piantagioni di questa coltivazione, che risale ai tempi dell’imperatrice Maria Teresa e dell’impero austroungarico e di cui il paese è il quinto produttore mondiale.

Qui nel 2016, nel parco cittadino al centro del paese, ha aperto la prima Pivska Fontana d’Europa, ovvero la fontana dell’Oro verde, come viene chiamata qui la birra. Una piacevole aggiunta al richiamo di marchi storici e noti come Union e Lasko, che proprio in questa località ebbe la sua prima sede, e un omaggio al “padre“ della birra slovena, Simon Kukec, che qui iniziò la sua attività.

È un’installazione che comprende sei spillatrici inserite in un complesso di due semicerchi che ricordano il bancone di un bar, ma richiamano anche simbolicamente il frutto del luppolo, presente, e non poteva mancare, nello stemma comunale.

Le birre proposte, tutte prodotte con il luppolo stiriano sloveno, sono, a rotazione, quelle tipiche della regione. Tra queste è ospite fissa la birra di casa, la Kukec, una classica bionda, e poi le Lager, le birre dalla Sassonia, quelle di “tendenza”, tra cui l’insolita birra verde Haler, che combina luppolo e canapa, e infine le birre sperimentali prodotte dall’Istituto Sloveno della Ricerca sul Luppolo e la Birrificazione di Žalec.

Servirsi è semplice. Basta acquistare per otto euro in uno dei numerosi punti vendita del borgo – o anche in un vicino chiosco sulla piazza – il boccale in vetro in cui è inserito un chip che, posizionato sotto la spina, attiva automaticamente il rubinetto che versa la birra, regolato in modo da creare la quantità ottimale di schiuma.

Il bicchiere, progettato dal designer sloveno Oskar Kogoj, resta in omaggio e può essere essere portato a casa come souvenir in attesa di una futura seconda visita. Tra una bevuta e l’altra si può risciacquarlo a un lavabicchieri inserito nel bancone. Non è, precisa il sindaco Janko Kos, un invito ai bevitori incalliti, ai quali del resto sarebbe difficile ubriacarsi con un decimo di litro di birra alla volta: «Noi vogliamo promuovere la cultura del consumo di birra, che è un nostro prodotto di eccellenza e dare un’idea ai visitatori di cosa può offrire il territorio».

Non mancano panche e sedie a sdraio e per i giorni di pioggia, o di sole cocente è allestita anche una tensostruttura che ogni sabato ospita il mercato cittadino e, durante la stagione del luppolo, il Festival dell’Oro verde che, durante tutta l’estate e fino a ottobre, alterna tra bancarelle che cucinano street food espresso, dal kebab al pane locale, e concerti di musica popolare.

Dopo, o prima, degli assaggi si può apprendere tutto quello che c’è da sapere sulla storia locale al vicino Ecomuseo della coltivazione del luppolo e della produzione di birra in Slovenia, allestito nell’ex essiccatoio. Quattro piani di archeologia industriale che raccontano come si è evoluta ed è cambiata la preparazione dell’“Oro verde”, ma offrono anche un film degli Anni ’50 che racconta vita e opere di Simon Kukec, e infine approdano alla realtà virtuale con una full immersion nel mondo dei coltivatori di luppolo facendone vivere una giornata di lavoro, dalle fatiche quotidiane al lauto banchetto della festa di fine raccolto.

Alla fine del tour il museo propone anche una degustazione guidata. In alternativa o in aggiunta agli assaggi in piazza e a quanto si può acquistare nel negozio Trgovina Zeleno Zlato, voluto dal Comune per commercializzare tutti i prodotti tipici della valle della Savinjska.

Per trovare, invece, una fontana di vino bisogna fare rotta verso Marezige, vicino a Capodistria, dove si trova quello che viene accreditato come vigneto più antico d’Europa.

Ci si può arrivare, prudentemente, anche con l’autobus del vino, un vecchio bus americano che si può prenotare online. Al termine del percorso, una grande terrazza panoramica che si affaccia sui vigneti e sulla costa e una serie di spine che propongono i classici vini locali Malvasia, Chardonnay e Refosco. Bisogna acquistare il bicchiere con relativa borsa porta bicchiere, e i gettoni da usare per attingere il vino.

All’interno del padiglione si svolgono invece le degustazioni guidate che offrono a scelta i prodotti dei quindici viticoltori d’eccellenza dell’Istria slovena. Da accompagnare con prodotti tipici: prosciutto istriano, formaggio di pecora, verdure sott’olio, piatti a base di tartufi, olive, marmellate e cioccolata.

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