Asse Roma-VarsaviaCon Giorgia Meloni cambieremo l’Europa, dice il premier polacco Morawiecki

«I polacchi e gli italiani sono stufi dei diktat della burocrazia europea e vogliono una vera democrazia. Vogliamo rinnovare l’Ue tornando ai suoi principi fondanti», spiega. Ma precisa che abbandonare il principio dell’unanimità «è la strada per il clientelismo politico»

(La Presse)

«I polacchi e gli italiani sono stufi dei diktat della burocrazia europea e vogliono una vera democrazia. Vogliamo rinnovare l’Ue tornando ai suoi principi fondanti». Lo dice il premier polacco Mateusz Morawiecki in un’intervista alla Stampa. L’obiettivo in comune con la premier Meloni è «un’Europa delle patrie più che un Superstato europeo».

«Insieme al primo ministro Meloni stiamo anche difendendo l’Ucraina», dice. «Abbiamo una visione realistica della minaccia rappresentata dalla Russia. La politica neo-imperialista di Vladimir Putin è un grave pericolo non solo per Kyjiv, ma per l’intera Europa».

Secondo Morawiecki, «ci troviamo di fronte alla scelta tra una vera solidarietà di Stati uguali e un unico Superstato in cui le carte vincenti sono in definitiva nelle mani dei Paesi più grandi, escludendo gli altri. Se l’Ue diventa un mero mezzo per soddisfare le ambizioni degli attori più forti, nel migliore dei casi emarginerà gli Stati più deboli e nel peggiore porterà alla disintegrazione del progetto europeo. Vale la pena notare che se la Germania fosse oggi alla guida dell’Europa, non ci sarebbe una posizione ferma nei confronti della Russia. Stiamo già pagando un prezzo enorme per gli errori della politica tedesca in particolare, ma se Berlino dovesse decidere su tutto il prezzo sarebbe ancora più alto. L’Ue è stata creata affinché i singoli Stati potessero svilupparsi al meglio delle loro possibilità, alcuni più in fretta altri meno, ma sempre tenendo conto delle loro condizioni economiche. Le differenze non sono una giustificazione per ignorare gli interessi degli altri Stati membri, tanto meno l’indipendenza dell’intera comunità – come nel caso del gas russo a basso costo, che avrebbe dovuto essere una benedizione per la Germania ed è diventato una maledizione per tutta l’Europa».

Ma sul funzionamento dell’Europa, Morawiecki difende la regola dell’unanimità nelle decisioni: «O c’è la regola dell’unanimità o c’è la tirannia del più forte. Un’altra opzione non si dà. Inoltre, la regola dell’unanimità non si applica nei settori che abbiamo concordato di mettere in comune. Chi cerca di spingere per l’abolizione dell’unanimità vuole perseguire i propri interessi. Invece di essere persuasivi, è più facile bocciare gli altri con una semplice maggioranza. Solo che in questo caso gli Stati più piccoli potrebbero perdere la loro voce e dover cercare dei “padrini” politici che si occupino dei loro interessi. L’unanimità si basa sul principio che il voto di ogni Stato è ugualmente importante. Abbandonarlo è la strada per il clientelismo politico».

Sulla gestione dei flussi migratori, pone l’accento  sulla difesa dei confini europei più che sulla redistribuzione dei migranti: «Diversi mesi fa, in seguito alle provocazioni di Russia e Bielorussia, migliaia di migranti che volevano entrare illegalmente nell’Ue sono stati portati al confine con la Polonia. Queste persone non volevano rimanere in Polonia. La loro destinazione erano i Paesi dell’Europa occidentale. Allora nessuno voleva che li accogliessimo e li traghettassimo in Germania. Era nostro dovere fermarli al confine e rimandare quelli che riuscivano a passare nel loro Paese d’origine. Lo abbiamo fatto perché prendiamo sul serio il nostro dovere di proteggere il confine orientale dell’Ue».

Secondo Morawiecki, «chiunque voglia entrare nell’Ue deve rispettare il diritto internazionale. Non siamo una fortezza circondata da filo spinato. Si può entrare nell’Ue senza problemi, trovare un lavoro – basta farlo secondo le regole di ogni Paese. Al contrario, chi entra illegalmente nell’Ue dovrebbe essere rimandato indietro. Non è una questione di violenza, ma di diritto».

Poi definisce il Qatargate «uno scandalo enorme. Il deficit democratico di cui si parla da tempo nell’Ue si è trasformato in un “deficit dello Stato di diritto”. L’Europarlamento deve chiarire la questione al più presto e in modo del tutto trasparente. I cittadini hanno anche il diritto di sapere qual è la struttura del lobbismo nel Parlamento europeo, chi e come contatta gli eurodeputati e da quali fonti provengono i loro compensi aggiuntivi. Il diritto europeo deve essere creato per conto e nell’interesse degli europei, non su richiesta di altri Paesi, organizzazioni o società».

Morawiecki parla della guerra russa in Ucraina: «Dobbiamo fare tutto il possibile per aiutare l’Ucraina, perché se Kyjiv cade, Mosca avrà campo libero per conquistare l’Europa. Nel 2008, quando la Russia invase la Georgia, l’allora presidente Lech Kaczynski parlò del piano del Cremlino per un assalto geopolitico al mondo: prima la Georgia, disse, poi l’Ucraina, poi gli Stati baltici e infine la Polonia. L’Europa deve essere preparata a questa eventualità e deve contrastare questi piani. Purtroppo, le reazioni di alcuni Paesi dell’Ue, soprattutto quelli che hanno i mezzi e le risorse per aiutare efficacemente l’Ucraina, sembrano essere troppo riluttanti. Non a caso, i Paesi che temono un’aggressione russa nel prossimo futuro hanno iniziato a porsi una domanda inquietante: cosa faranno i Paesi occidentali se la Russia ci attacca? In Europa si è formata una comunità di Stati consapevoli della minaccia, una comunità di conoscenze e di esperienze spiacevoli. I Paesi dell’Europa centrale, orientale e della Scandinavia ricordano ancora il dominio russo. Nessuno di loro ha fretta di tornare nell’abbraccio di Mosca. Ecco perché oggi pensiamo a proteggerci, a metterci in sicurezza dalla minaccia che arriva da Est».

E ancora: «La solidarietà con un’Ucraina invasa è un chiaro segnale al resto del mondo che qualsiasi azione aggressiva riceverà una seria resistenza. Per questo, non possiamo permetterci di essere indecisi. L’Europa dovrebbe creare circostanze tali per cui il ritiro sia l’unica opzione per il Cremlino. Saremmo certamente molto più vicini a questo punto se le sanzioni alla Russia fossero imposte in modo più rapido e se gli aiuti militari promessi arrivassero a Kyjiv».

Ma, conclude, «l’errore più grande sarebbe un cessate il fuoco di breve durata che permetterebbe alla Russia di preparare un altro attacco ancora più efficace. Per evitare questo, la Russia deve capitolare e l’imperialismo russo deve perdere una volta per tutte. È l’unico modo per porre fine alla guerra».

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