Nostalgia canagliaLa Russa difende le sue celebrazioni del Msi, Sgarbi chiede a Meloni una nuova Fiuggi

«Me ne frego della liturgia! La verità è che, quando esprimo le mie idee, rosicano. Se avessero voluto uno solo per dirigere il traffico dell’aula di Palazzo Madama, avrebbero potuto eleggere un semaforo. Io non rinuncio, e non rinuncerò mai, al mio pensiero», risponde il presidente del Senato

Foto Mauro Scrobogna/LaPresse

«Me ne frego della liturgia! La verità è che, quando esprimo le mie idee, rosicano. Se avessero voluto uno solo per dirigere il traffico dell’aula di Palazzo Madama, avrebbero potuto eleggere un semaforo. Io non rinuncio, e non rinuncerò mai, al mio pensiero». Sono le parole al Corriere di Ignazio La Russa, presidente del Senato e seconda carica dello Stato, in risposta alle critiche che gli sono piovute addosso dopo il post che celebrava su Instagram il Movimento sociale italiano.

Dopo il post commemorativo di Isabella Rauti, sottosegretaria alla Difesa, «ho deciso di intervenire anche io», dice La Russa. Con un post che raffigura un vecchio manifesto missino e un ricordo del padre Antonino — già segretario politico del partito nazionale fascista a Paternò (Catania) — «che fu tra i fondatori del Msi in Sicilia e che scelse, per tutta la vita, la via della partecipazione democratica…».

Durissima la reazione di Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche, e di Ruth Dureghello, presidente della comunità ebraica romana: «Quando si ricoprono ruoli istituzionali il nostalgismo assume, contemporaneamente, contorni gravi e ridicoli». Appena nove giorni prima, al museo ebraico, Meloni si era commossa durante la cerimonia dell’accensione delle luci dell’Hanukkah, parlando dell’«ignominia delle leggi razziali» e abbracciando proprio Ruth Dureghello.

«Rispetto le sensibilità della comunità ebraica, ma li invito a documentarsi bene. Anche perché il Msi è sempre stato schierato a favore di Israele, mentre pezzi di sinistra, spesso, tifavano per i palestinesi», dice La Russa. «Io rispetto le leggi, i valori costituzionali, in aula sono imparziale e super partes…». Certo, «ho le mie idee. Non le rinnego. E ho il diritto di celebrare la figura di mio padre, con orgoglio e senso di appartenenza a un partito dove, a lungo, ho militato anche io. Dov’è il problema?». E sul 25 aprile «non devo rassicurare nessuno. Certo non andrò a infilarmi in qualche corteo per beccarmi fischi e uova marce. Le ricordo però che, da ministro della Difesa, come suggeriva Luciano Violante, ho già omaggiato i partigiani morti e i morti che, credendo in un’altra ideologia, stavano dall’altra parte».

Ma nel dibattito interviene il sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi, che in un’intervista a Repubblica definisce la celebrazione del Movimento sociale Iialiano da parte di La Russa non illegittima ma inopportuna. Sostenendo che Giorgia Meloni dovrebbe fare una Fiuggi bis per rivendicare la sua diversità. Sgarbi parla della destra «nostalgica» già stigmatizzata da Liliana Segre. «Il ricordo del Msi del mio amico La Russa, che si arrabbierà, è stato non illegittimo ma quantomeno inopportuno. Soprattutto politicamente. Perché finisce per richiamarsi al passato e non al futuro, come invece fa Giorgia Meloni. Tra i due, ci scommetto, probabilmente ci sarà qualche discussione», dice Sgarbi.

Sgarbi sostiene che Almirante fosse un post-fascista: «La Costituzione non avrebbe potuto prevederlo. Sono nostalgici di un mondo battuto dalla storia. La loro cultura non può prescindere dal fascismo, che però è finito nel 1944. La Russa non ha elogiato Bottai o Arnaldo Mussolini, ma un partito che era dentro il Parlamento. Per quanto anche a me allora sembrava incredibile che ci fosse».

Ma «Fratelli d’Italia è un mondo che ormai è più ampio, pur avendo delle radici ben definite nella destra», dice Sgarbi. «Poi c’è chi è erede diretto del Msi e chi, come la giovane Meloni, viene da Fiuggi, figlia della svolta di Fini che si era già spinto oltre le colonne d’Ercole e aveva portato Alleanza nazionale al 15 per cento. Oggi Meloni ha raddoppiato il consenso e se tocchi il 30 per cento avrai a che fare un po’ con tutti. La Russa è l’ultimo emblema di quel mondo lì, che esiste ancora nella loro area di riferimento. Non puoi certo uccidere chi proviene dal Msi».

Proprio per questo Meloni dovrebbe fare una nuova Fiuggi, secondo Sgarbi: «Gliel’avevo proposto quando era al 4 per cento in una colazione a cui l’avevo invitata. “Cambia il nome di FdI, trasformalo in Rinascimento”, le dissi. E ancora: “Taglia completamente la fiamma, la memoria del Msi. Vai oltre». Ma non gli ha dato retta: «Disse che doveva confrontarsi con gli organi di partito». E alle porte del 2023, riecco il dibattito sui nostalgici del Msi.

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