Senza quoteParte il confronto tra governo, sindacati e imprese sulla riforma delle pensioni

Stamattina Calderone e Giorgetti aprono ufficialmente il nuovo cantiere. La ministra del Lavoro punta a varare un testo entro l’estate, chiudendo con gli interventi tampone che di anno in anno vengono inseriti in ogni legge di stabilità

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

Il ministro del Lavoro Marina Calderone punta a varare entro l’estate una riforma complessiva delle pensioni, chiudendo con gli interventi tampone che di anno in anno vengono inseriti in ogni legge di stabilità per superare il cosiddetto scalone Fornero. Stamattina Calderone e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aprono ufficialmente il nuovo cantiere pensioni incontrando sindacati (Cgil, Cisl, Uil e Ugl) e associazioni datoriali, da Confindustria a Confcommercio e Confesercenti, dagli artigiani alle cooperative alle associazioni del mondo agricolo.

L’obiettivo di questo primo tavolo sulle pensioni non è quello di «fare parole ma di attivare un confronto ampio che coinvolga tutti gli attori per arrivare a un percorso di riforma incentrata sulla flessibilità» dando finalmente certezza a chi deve andare in pensione ma anche guardando alla sostenibilità dell’intero sistema – ha detto la ministra in Senato. Quello di oggi sarà dunque solo il primo di una serie di tavoli tecnici. L’incontro, oltre a raccogliere le posizioni di tutte le parti sociali, servirà anche ad articolare un calendario ad hoc sui temi specifici che saranno poi oggetto dei successivi incontri.

I leader di Cgil Cisl e Uil porteranno al tavolo una piattaforma unitaria con cui disegnare un sistema di pensionamento flessibile che fissi un’età d’accesso alla pensione intorno a 62 anni, «come avviene nel resto della Ue» senza penalizzazioni esplicite, oppure consentendo a tutti l’uscita con 41 anni di contributi. Poi, come spiega il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti, «bisogna pensare alle future pensioni dei giovani, che a causa della precarietà di questi anni presentano buchi di contribuzione rilevanti che vanno colmati». In tema di flessibilità una delle ipotesi su cui si ragiona prevede di dare la possibilità anche a chi è nel sistema misto di andare in pensione prima dell’età di vecchiaia avendo maturato un livello minimo di pensione. I sindacati chiedono anche di modificare l’attuale meccanismo automatico di adeguamento alle speranza di vita.

Dalla maggioranza, il capitolo pensioni nel programma sottoscritto da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati si regge su due i punti cardine: l’innalzamento delle pensioni minime, sociali e di invalidità e la flessibilità in uscita dal mondo del lavoro e accesso alla pensione, favorendo il ricambio generazionale. Obiettivo di fondo, come è noto, è evitare il ritorno alla legge Fornero che fissa per tutti a 67 anni l’età pensionabile. Tradotte in concreto, però, alcune delle misure proposte dai singoli partiti del centrodestra non fanno i conti con le disponibilità di soldi pubblici: come ad esempio la proposta di Silvio Berlusconi di alzare a 1000 euro le pensioni minime. Questa misura da sola secondo le stime dell’Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica costerebbe ben 31 miliardi di euro, 27 secondo i calcoli di Itinerari previdenziali.

Non molto diverso l’effetto di un’altra proposta avanzata questa colta dalla Lega che vorrebbe fissare sempre a quota 1.000 euro la futura pensione di garanzia per i giovani. Nei piani del partito di Salvini c’è anche l’idea di consentire l’uscita dal lavoro con 41 anni di contributi. Fratelli d’Italia, invece, oltre a concordare sulla necessità di aumentare le minime, punta a fermare l’adeguamento automatico dell’età pensionabile rispetto all’aspettativa di vita e a confermare «Opzione donna».

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