Informare e non demonizzareLa necessità di una comunicazione più efficace sulla riduzione del danno da fumo

La (potenziale) stretta del governo sulle sigarette elettroniche e a tabacco riscaldato colpisce dei prodotti che mitigano i rischi legati al fumo del novanta-novantacinque per cento

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Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha recentemente manifestato la volontà del governo di limitare l’uso delle sigarette elettroniche e di altri prodotti alternativi al fumo. Nello specifico, l’esecutivo di Meloni vorrebbe ampliare la legge 3/2003, la norma che vent’anni fa estese il divieto di fumo a tutti i locali al chiuso, compresi i luoghi di lavoro, i bar, i ristoranti, i luoghi di svago, i centri sportivi e le palestre. Un provvedimento che, di fatto, cambiò per sempre le abitudini della nostra popolazione. Se nel 2001, secondo l’Istat, fumava il quasi il ventiquattro per cento degli italiani sopra i quattordici anni, nel 2021 questa percentuale è scesa al diciannove per cento. 

In cosa potrebbe consistere l’ampliamento della norma? Innanzitutto, in un’estensione del divieto di fumo in altri luoghi all’aperto in presenza di minori e donne in gravidanza. In più, verrà eliminata la possibilità di attrezzare sale fumatori nei locali chiusi. Schillaci ha aggiunto che il divieto verrà esteso «anche alle emissioni dei nuovi prodotti come sigarette elettroniche e prodotti del tabacco riscaldato». 

Se messa nero su bianco, la stretta sulle “e-cig” potrebbe demonizzare uno strumento utile nell’ottica della riduzione del danno. Questo termine racchiude tutte le strategie che puntano a fornire ai fumatori che non riescono a smettere un modo per consumare nicotina senza gli stessi rischi per la salute. 

Come più volte affermato dal Public Health England, la sigaretta elettronica ha la capacità di ridurre i danni legati al fumo del novanta-novantacinque per cento. Le “e-cig” possono contenere nicotina, ma sono prive di tutte quelle sostanze nocive presenti nelle sigarette tradizionali. E i prodotti a tabacco riscaldato (non bruciato) evitano ai polmoni l’esposizione dannosa agli agenti chimici contenuti nel tabacco “classico”. 

Un esempio calzante è il sistema IQOS: il vapore di tabacco prodotto con questa tecnologia è composto al novanta per cento di acqua e glicerina, e contiene mediamente una concentrazione di sostanze chimiche nocive inferiore del novantacinque per cento rispetto a una sigaretta. 

«La nostra posizione è chiara, e l’abbiamo più volte espressa. Noi siamo per la riduzione del danno e siamo convinti che la sigaretta elettronica vada in questa direzione», spiega a Linkiesta il sociologo Gian Maria Fara, presidente di Eurispes. L’istituto di ricerca, nel giugno 2022, ha presentato un “Codice di autoregolamentazione per la comunicazione e la vendita dei prodotti senza combustione”. Si tratta di uno strumento importante per orientarsi nei meandri del web e dei social, dove spesso circolano informazioni discordanti e poco chiare. 

Nel codice di Eurispes rientrano i prodotti liquidi da inalazione senza combustione (con o senza nicotina), i relativi dispositivi elettronici per il loro utilizzo o i tabacchi da inalazione senza combustione. L’istituto di ricerca, conosciuto come Ispes fino al 1993, raccomanda che la priorità è cessare completamente l’uso di ogni prodotto del tabacco e della nicotina. Dall’altra parte, però, la lotta al tabagismo deve avvalersi di alternative come le sigarette a tabacco riscaldato, sempre nel quadro della riduzione del danno. Non tutti riescono a smettere: meglio, in ogni caso, mitigare i rischi. 

«C’è la necessità di una comunicazione migliore, che metta bene in risalto le differenze tra un tipo di fumo e l’altro. Siamo consapevoli del fatto che non possiamo ricondurre tutti i fumatori alla virtù. La nostra idea è quella di lavorare attraverso un’opera di informazione sul fronte della riduzione del danno», aggiunge Fara. 

Secondo Eurispes, il sessantadue per cento dei fumatori non ha mai nemmeno provato a smettere. In più, solo lo 0,16 per cento si è recato in un Centro antifumo. I dati mostrano non solo un costante incremento dei fumatori che non hanno intenzione di smettere di fumare, ma anche una correlazione tra il consumo dei nuovi prodotti senza combustione e la diminuzione (o cessazione) del fumo tradizionale. 

«Da una parte, il nostro Codice è pensato per dare indicazioni per la messa a punto di una corretta informazione. Dall’altra, mira a un comportamento etico e trasparente dei produttori. Il documento sollecita gli operatori a una riflessione e a un approfondimento delle modalità con cui proporsi ai consumatori. L’importante è dare una corretta informazione, far capire che questi prodotti alternativi al fumo tradizionale possono offrire una maggiore protezione e una maggiore tutela per il consumatore», conclude il presidente di Eurispes.