La retromarciaFazzolari dice che le accise sulla benzina saranno eliminate appena possibile

Il sottosegretario ammette che «pochi fenomeni di speculazione si sono registrati». Ma ribadisce che nel programma non è previsto il taglio delle tasse sul carburante. Intanto la premier ha rilasciato due interviste ai tg per spiegarlo e il governo è intervenuto sul decreto trasparenza. E oggi incontra i benzinai per evitare lo sciopero. Berlusconi: «Quello sulla benzina è il primo errore della signora Meloni»

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

Le accise per adesso non si tagliano. Ma il governo è pronto a intervenire con i maggiori incassi dall’Iva. La premier Giorgia Meloni annuncia il parziale dietrofront dell’esecutivo mentre i benzinai proclamano lo sciopero e sostengono di essere diventati i capri espiatori degli aumenti.

La presidente del Consiglio scende in campo con due interviste sincrone al Tg1 e al Tg5 per spiegarlo. E rimette mano al decreto trasparenza, approvato solo due giorni prima, per esplicitare una clausola: l’extra-gettito Iva provocato dall’aumento del costo della benzina potrà essere utilizzato per abbassare il prezzo del carburante, attraverso una riduzione delle accise. Tutto possibile grazie a una norma del 2007, già utilizzata da Mario Draghi, in modo da intervenire in qualunque momento, valutando gli sbalzi di prezzo. Certo, questo taglio non ci sarà domani.

Ma resta un dietrofront pesante, dopo che Meloni è finita in una bufera politica per avere affermato che il taglio delle accise non era nel programma di Fratelli d’Italia. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, l’uomo che ha scritto quel programma, a Repubblica spiega che «nel programma si parla di “sterilizzazione delle entrate dello Stato da imposte su energia e carburanti e automatica riduzione di Iva e accise”. Ciò significa che ci siamo impegnati a utilizzare le maggiori entrate Iva che lo Stato dovesse incassare in virtù dell’aumento del prezzo del carburante per ridurre le accise. Un aumento che, rispetto all’anno scorso, non c’è stato. Questo concetto in molti non l’hanno capito o hanno fatto finta di non capirlo».

Meloni ha invitato per oggi a Palazzo Chigi i rappresentanti dei gestori dei distributori di benzina, che per il momento hanno confermato lo sciopero del 25 e 26 gennaio contro il decreto trasparenza e le accuse di speculazione arrivate dal governo. Un incontro a cui presenzieranno il ministro per le Imprese e il made in Italy, Adolfo Urso, e dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, oltre al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Tra le fila del governo, c’è l’intenzione di ricucire un po’ con la categoria.

«Dispiace che i distributori si siano sentiti colpiti dal provvedimento del governo: l’atto è stato pensato a loro tutela, non per attaccarli», dice Fazzolari. «Si è raccontato infatti che il prezzo della benzina fosse arrivato a 2 euro e mezzo al litro ma quelle erano rarissime eccezioni: la quasi totalità dei gestori la vende a 1,80 euro. Intervenire sui casi anomali è stato in realtà un modo per tutelare i titolari delle pompe di benzina da una lunga serie di attacchi ricevuti. Il governo incontrerà i rappresentanti della categoria proprio per spiegare lo spirito del provvedimento».

Forza Italia ha criticato nei giorni scorsi le accuse di speculazione ai benzinai arrivate dal governo. La Stampa racconta che la premier è stata lasciata sola in questo momento di difficoltà. Silvio Berlusconi fa una considerazione che ha un suo peso: «Quello sulla benzina è il primo errore della signora Meloni». Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida sul Foglio ammette: «Siamo infuriati con Forza Italia. Il partito di Berlusconi deve dirci come  e se vuole stare in maggioranza. Non si può votare un provvedimento in Consiglio dei ministri e poi criticarlo sui giornali e sulle agenzie di stampa».

In realtà, ammette Fazzolari, «pochi fenomeni di speculazione si sono registrati. Ma per quei rari casi è stata poi investita un’intera categoria. Non dal governo, si badi, ma da un’ondata mediatica cavalcata soprattutto da forze d’opposizione. Ripeto, la nostra intenzione era ed è colpire gli abusi e le anomalie. Ad esempio con la misura che prevede che sulle autostrade non si possa applicare un prezzo più alto di una determinata percentuale rispetto al prezzo medio nazionale. Va ricordato che in alcuni tratti autostradali il distributore opera in condizione di monopolio».

La preoccupazione del governo è che «i distributori di carburante, come altre categorie produttive, sono in gran parte elettori dei centrodestra», come spiega il sottosegretario. «La nostra priorità rimane la tutela di chi lavora e fa impresa».

Ma, conclude Fazzolari, «siamo felici di ribadire il cambio di passo di un esecutivo che decide di non spendere 10 miliardi l’anno per una riduzione generalizzata delle accise che, come affermato dalla commissione Ue, premia le fasce medio-alte. Noi invece utilizziamo quelle risorse per famiglie e imprese». Nell’immediato non ci sarà una replica del provvedimento di Draghi. «Ma nel decreto rispettiamo proprio quanto scritto nel programma di FdI: si riducono le accise solo se c’è un aumento del prezzo del carburante e dunque un maggior gettito Iva da utilizzare. Nel decreto si richiama, si modifica e rende attuabile una norma del 2007 che prevede questo meccanismo ma che nei fatti è difficilmente applicabile, noi la rendiamo effettiva. Poi il taglio delle accise esistenti rimane un’ambizione da realizzare nell’arco della legislatura, anche se non prevista dal programma. Sempre che il contesto economico, geopolitico, oltre che calamità varie e inattese, lo consentano».

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