Politica, non chiacchiereMario Monti consiglia ai ministri del governo Meloni il silenzio mediatico sulla Bce

In una intervista a Repubblica l’ex presidente del Consiglio spiega che chiedere pubblicamente alla Banca centrale europea una politica favorevole all’Italia sarebbe controproducente perché l'istituzione Ue non agirà per paura di essere accusata dagli altri Stati di non essere indipendente

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Se i ministri del governo Meloni continuano a chiedere pubblicamente alla Banca centrale europea di non alzare i tassi d’interesse otterranno l’effetto opposto, perché la Bce non agirà per paura di essere accusata dagli altri Stati di non essere indipendente. In una intervista a Repubblica l’ex presidente del Consiglio Mario Monti suggerisce la strategia migliore per evitare di peggiorare la situazione economica italiana: il silenzio mediatico. Il riferimento è all’intervista di ieri, sempre a Repubblica, in cui il ministro della Difesa Guido Crosetto aveva direttamente criticato l’operato della presidente della Bce Christine Lagarde. 

«L’Italia deve combattere quegli stereotipi che circolano in alcuni Paesi del Nord Europa, secondo cui non si preoccuperebbe delle generazioni future e vorrebbe scaricare i suoi oneri su altri partner comunitari, come del resto in parte avviene fisiologicamente con il Next Generation Eu dove il nostro Paese riceve più di quanto versa».

Monti ricorda che fu proprio il silenzio mediatico concordato da lui con la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy a creare le basi politiche per i due eventi che salvano l’Euro dalla crisi: l’Eurosummit del giugno 2012 e il “whatever it takes” di luglio dello stesso anno pronunciato Mario Draghi, allora presidente Bce. 

«In quella sede ci si accordò su una cosa semplicissima, di puro buon senso: un silenzio simmetrico. Sia chi voleva una politica monetaria più morbida, come la Francia e l’Italia, sia chi invece vi si opponeva, come la Germania, avrebbe smesso di sollecitare pubblicamente la Bce. Fu il primo passo di un confronto che sarebbe stato ancora lungo, ma per la prima volta, dice Bollmann, la Merkel si sentì ingaggiata in un dialogo pragmatico, non “costretta” a dar prova di rigidità».

Secondo Monti poi non ha senso continuare a chiedere troppo alla Banca centrale europea perché è dal 2015 che compra in massa titoli di stato italiani evitando che aumentassero i tassi di interesse sui Btp nel mercato per le richiese esigenti di creditori che non si fidano molto della tenuta economica italiana. «Una politica monetaria alla quale i governi chiedono un eccesso di atteggiamento materno, non solo crea più inflazione, ma toglie altri stimoli al cambiamento necessario. Se la politica monetaria, il cui compito principale è quello di contenere l’inflazione, non decelerasse, allora avremmo quel mostro che si chiama stagflazione».

Inoltre, continuare una politica di Quantitative Easing creerebbe dei problemi ulteriori per l’Italia. Primo stimolerebbe ancora l’inflazione: «Il ritmo di creazione della moneta è stato enorme negli anni del Quantitative Easing e se una Banca centrale compra titoli di Stato lo fa mettendo in circolo moneta e quindi aumentandone la quantità». Inoltre, secondo Monti il se l’acquisto massiccio dei titoli di Stato da parte della Bce «dovesse essere a tempo indeterminato desterebbe preoccupazione ancora maggiore nei Paesi che guardano con timore all’espansione dei disavanzi come quello italiano».

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