La bugia di MeloniLa premier nega, ma nel programma elettorale aveva promesso il taglio delle accise sulla benzina

Nella maggioranza Lega e Forza Italia pianificano come tornare alla carica per chiedere nuovamente un decreto per abbattere le tasse sul carburante. L’eventuale piano B sarebbe utilizzare l’extragettito dell’Iva. Mentre i benzinai minacciano scioperi contro il decreto trasparenza. E Cattaneo ammette che è stato un errore parlare di speculazione

Lapresse

Il taglio delle accise sulla benzina non è stato prorogato, anche perché non è mai stato promesso. La premier Giorgia Meloni ha diffuso un video sui social in cui spiega il suo punto di vista sui rincari del carburante, dicendo di non aver parlato in campagna elettorale dell’abbattimento delle tasse sulla benzina. Peccato però che basta guardare il programma di Fratelli d’Italia, a pagina 26, per vederlo campeggiare nero su bianco.

«Io non ho promesso in questa campagna elettorale che avrei tagliato le accise sulla benzina», sostiene Meloni, difendendo la linea prudente adottata del governo nell’ultimo consiglio dei ministri. E invece nel programma del suo partito, tra le misure caldeggiate in tema di energia, si può leggere di «sterilizzazione delle entrate dello Stato da imposte su energia e carburanti e automatica riduzione di Iva e accise».

Una autosmentita che innesca le polemiche delle opposizioni. Carlo Calenda dal Terzo Polo lo fa notare subito: «Lo avevate promesso nel programma», ha scritto, aggiungendo che «si sarebbe potuto intanto finanziare fino a marzo, come gli altri interventi, con un costo di 2,2 miliardi, abbondantemente coperto dal decoupling», cioè il disaccoppiamento dei prezzi dell’energia tra gas e fonti rinnovabili. Meloni «o ci prende in giro o ha la memoria corta», attacca il senatore del Partito democratico Antonio Misiani.

Ma le critiche arrivano anche dalla stessa maggioranza di centrodestra. In queste ultime ore, scrive Repubblica, Lega e Forza Italia pianificano come tornare alla carica per chiedere nuovamente un decreto sulle accise. Lo faranno nelle prossime ore, convinte che il prezzo dei carburanti resterà inchiodato in alto. Non vogliono pagare un amaro prezzo elettorale. Ufficialmente, la premier nega ripensamenti. E anzi difende la linea. Ma sotto traccia, nell’esecutivo è in corso una riflessione per preparare l’eventuale piano B: utilizzare l’extragettito dell’Iva derivato dall’aumento del costo della benzina per ritoccare proprio le accise.

Alessandro Cattaneo, capogruppo di Forza Italia alla Camera, uno degli estensori del programma di centrodestra, ammette: «Quando si scrive un programma elettorale ci si dà sempre un orizzonte a cui arrivare. A volte succede che per raggiungere un obiettivo occorra più tempo». Ma secondo Cattaneo l’errore è stato insistere «troppo, ad esempio, su fenomeni di speculazione che mi sembra siano stati sopravvalutati».

Ora, conclude, «una riflessione va fatta: se dovesse esserci la previsione di un aumento della benzina sopra i due euro e un raffreddamento delle bollette, siamo pronti a fare correzioni sulle accise. Io credo che questo provvedimento sarà valutato in primavera, con il primo scostamento di bilancio. Ridurre le accise resta un obiettivo».

Quanto scritto nel programma, sottolinea la presidente del Consiglio nel suo video, «significa che se hai maggiori entrare dall’aumento dei prezzi del carburante le utilizzi per abbassare le tasse. Ma noi non avevamo maggiori entrate, ovviamente. Quindi si tratta di un impegno molto diverso dal ‘taglieremo le accise’. Obiettivo che continuiamo a condividere e sul quale lavoreremo, ma impegno che nell’attuale contesto non potevamo prenderci».

Uno spiraglio su un nuovo taglio lo lascia aperto anche il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin: «Si tratta di una misura di legislatura da valutare con attenzione sulla base dell’andamento dei conti pubblici e sulla base del riordino complessivo delle misure fiscali», sottolinea nel corso del question time alla Camera.

Critici, invece, i gestori delle pompe di benzina, i quali stanno valutando se dichiarare uno sciopero a fine mese. Protestano contro il decreto con cui il governo si prepara a introdurre il tetto massimo ai prezzi in autostrada e l’obbligo di esporre il prezzo medio nazionale accanto a quello praticato dagli esercenti. Adempimenti che rischiano di avere un effetto controproducente.

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