Modello medievaleIl circolo vizioso della ricchezza concentrata, l’affitto perenne e il risparmio impossibile

Sette luoghi comuni e sette bugie da sfatare. Pagliaro racconta le limitate possibilità di migliorare rispetto alle generazione precedente di un Paese in panne: per la prima volta in più di un secolo, siamo più poveri dei nostri genitori. Un futuro diverso è possibile

Una casa diroccata lungo un pendio come metafora del devide generazionale
Foto: Sergio Scandroglio, Pexels

Partiamo tutti da una casa, e se c’è un luogo da cui partire forse ha senso scegliere proprio questo. Il mondo attorno a noi cambia velocemente così come i consumi e le preferenze, ma almeno sulla casa i desideri a cavallo delle generazioni sembrano lineari. Leggo il titolo di un’ennesima ricerca su un giornale: La casa di proprietà è un desiderio di tutti i giovani sotto i trent’anni.

La ricerca è commissionata da Immobiliare.it, ma se ne trovano tante altre. Questa dice che il 98 per cento degli under 30 “coltiva il desiderio di acquistare una casa non appena sarà possibile”. Cari coltivatori, il desiderio è buono e giusto, ma qui i dati non sorridono. Ecco la bugia numero tre: al di là delle ambizioni, solo il 6 per cento delle case è posseduto da under 35 e quasi il 65 per cento della fascia 18-34 vive a casa di un genitore.

L’età media dell’acquisto della prima casa in Italia cresce, oggi è quarantacinque anni. Perciò, quando i nostri genitori avevano già messo su casa – appunto – e avuto un paio di figli, noi – mediamente – compriamo la prima. Tutto sembra seguire questo schema molto italiano: “Fino ai quarantacinque sei un ragazzino”. Mi sento di dissentire. Se consideriamo la fascia fino ai quarantaquattro anni, infatti, il 71 per cento è proprietario (ma quattro su dieci hanno comprato senza bisogno di accendere un mutuo!) e il 29 per cento è in affitto.

Dunque, perché non compriamo? Più della metà degli under 35 guadagna meno di mille euro netti al mese. Scrivono Massimo Baldini, Luca Beltrametti e Carlo Mazzaferro su Lavoce.info: “I giovani di oggi sono più poveri di quanto non fossero i loro genitori alla loro stessa età, mentre gli anziani di oggi sono più ricchi degli anziani di ieri”. Non è una sorpresa, allora: i redditi sono troppo bassi o instabili anche solo per iniziare a pensarci.

È un circolo vizioso: più a lungo l’acquisto della casa viene rinviato, più viene limitata la capacità di risparmiare. Bloomberg ha dedicato un corposo approfondimento senza farsi problemi sull’ansia generata. Titolo: Il tempo dei millennials per costruirsi un patrimonio sta esaurendo. Il modo più comune per costruire un patrimonio per l’americano medio (come per l’italiano, del resto) era attraverso la casa. Ormai non è più così, anche perché gli immobili costano molto di più (328.000 dollari in media per i millennials a quarant’anni, 216.000 per i boomers alla stessa età).

Mi sono guardato attorno: nella mia rete sociale gran parte delle persone vive in affitto, in case di proprietà della famiglia, oppure ha acquistato una casa con sostanziali aiuti dei parenti. La stessa pratica della firma di mamma o papà sul mutuo in banca cosa ci deve suggerire? Il sistema sa (deve sapere) che il semplice connubio reddito da lavoro più mutuo bancario non sembra reggere.

E dunque chiede garanzie alla ricchezza dei boomers, che a loro volta, incerti sul da farsi e con un potere d’acquisto ridotto, non hanno grande voglia di pensare a successioni ed eredità. Ma è l’acquisto della casa che racconta come siamo alla fine di un modello basato sul mattone, anzi sul mutuo e sul mattone.

La popolazione over 65 spende nettamente più degli under 35, ha un reddito più alto anche se è in pensione, ha una solidità finanziaria superiore: un over 65 su dieci è indebitato, mentre tra gli under 40 la quota è uno su tre. E se c’è la crisi? Le pensioni arrivano puntuali. È indubbio, parte degli assegni finiscono nel welfare informale delle famiglie: pagano università o vacanze che non sempre le famiglie con bambini piccoli potrebbero permettersi.

Dunque la generazione X o i millennials ringraziano i generosi nonni, e ci mancherebbe, ma le proprietà immobiliari non passano di mano. Nelle grandi città, dove si concentrano le occasioni di studio e lavoro e c’è possibilità di crescere – perché la geografia conta, nonostante tutto –, il valore delle case aumenta in modo incontrollabile. Milano è l’epicentro di tutto questo, divenuta bella e lontana dalla nebbia, più verde, ma così bella da essere inavvicinabile.

© 2023 Beniamino Pagliaro / HarperCollins Italia

 

Da “Boomers contro millennials” di Beniamino Pagliaro, HarperCollins, 160 pagine, 17,50 euro.