Guerriere gentili L’intelligenza artificiale come strumento per combattere il sessismo nel sumo

È una disciplina in cui il professionismo e le competizioni ufficiali sono ancora una prerogativa maschile. Così l’art director e fotografo Jose A. Hernández ha deciso di utilizzare l’IA per creare un mondo in cui l’uguaglianza di genere nello sport è all’ordine del giorno

I nuovi sistemi di intelligenza artificiale (IA) proliferano come funghi a settembre dopo un acquazzone. I successi di Dall-e e ChatGPT, sviluppati da OpenAI, hanno spinto Microsoft e Google a buttarsi nella mischia, dando così il via a una nuova era nel campo delle tecnologie informatiche in grado di replicare le attività umane. Contemporaneamente, com’è giusto e normale che sia, si stanno aprendo diversi dibattiti sul loro impatto ambientale e sul modo in cui potrebbero rivoluzionare la creatività umana, il mondo del lavoro e le relazioni sociali. 

L’intelligenza artificiale nasconde però delle opportunità e dei virtuosismi che pian piano stanno fortunatamente emergendo, soprattutto se ci riferiamo al mondo dell’arte digitale. Un esempio degno di nota è quello di Sumo Heroines, a cura dell’art director e fotografo Jose A. Hernández, dedicato all’inclusione di genere nel mondo dello sport. Per essere precisi, però, qui si parla di sumo, un’attività in cui – almeno a livello professionale – le donne è come se non esistessero. 

Quello del sessismo nel sumo è un problema di cui in Italia si parla poco, ma che in Giappone occupa spesso i vertici del dibattito pubblico. Nonostante il numero di donne che segue e pratica questo sport sia in aumento, la loro presenza all’interno delle cerimonie e delle competizioni ufficiali non è ancora prevista. I motivi sono legati allo stretto rapporto tra il sumo e la religione shintoista, che considera le donne “impure” a causa del sangue mestruale che rischia di “contaminare” il sacro dohyo. 

Ecco perché Jose A. Hernández – meglio conosciuto come Mr.Jose – ha deciso di uscire dalla sua zona di comfort e di testare l’intelligenza artificiale per creare un mondo privo di pregiudizi e discriminazioni. Il progetto consiste nella realizzazione di immagini di lottatrici di sumo nelle vesti di guerriere gentili, con capi dai toni floreali e kimoni colorati. Le loro espressioni sono seriose, decise e colme di rabbia. Quella rabbia dovuta a un’uguaglianza di genere che ancora non c’è. E non parliamo solo di sport. 

Sumo Heroines è la costola di un progetto ancora più ampio, chiamato AIdeal world, che mira a un mondo in cui non esiste alcun giudizio basato sulla religione, sul genere, sulla sessualità e su qualsiasi aspetto dell’identità di una persona. Tutto ciò grazie alla creazione di immagini tramite l’intelligenza artificiale. «All’inizio volevo creare un video musicale dedicato a questo concetto di uguaglianza, ma – non trovando i soldi – ho deciso di affidarmi all’intelligenza artificiale. La magia di questa tecnologia è che permette a tutti, anche a chi non parte da una posizione privilegiata in termini sociali o economici, di comunicare un messaggio e condividere idee», ci spiega Mr.Jose. 

È la stessa cosa dei social, direte voi, ma l’intelligenza artificiale promette di fare un passo in più, di dare forma ai nostri pensieri e di declinarli in immagini artisticamente notevoli: «Questo progetto è il mio parco giochi in cui immagino un mondo in cui non si giudicano le persone per ogni singola caratteristica. Ho iniziato come fotografo quando vivevo a Londra: lavorando a contatto con i brand ho iniziato a percepire il bisogno di avere uno spazio creativo sicuro, dove dare sfogo alle mie idee senza restrizioni», aggiunge il fotografo, che ci ha poi svelato il secondo capitolo del suo progetto.

«Si chiama Queer Blood, e parte dal fatto che in alcuni Paesi le persone della comunità LGBTQIA+ non possono donare il sangue. Altri Stati, invece, richiedono dai dodici ai tre mesi di astinenza sessuale. Una discriminazione che non è più accettabile», conclude Jose A. Hernández.

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