L’è tutto da rifareLa prevedibile vittoria della destra e la sindrome Bartali delle opposizioni

Si conferma il momento positivo di Fratelli d’Italia che approfitta dello stato confusionale di Partito democratico e Movimento 5 stelle. E molti elettori sono rimasti a casa aspettando una proposta politica più entusiasmante

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La destra ha vinto le due elezioni regionali in Lombardia e Lazio com’era ampiamente previsto: a soli quattro mesi dalla affermazione delle politiche non si poteva obiettivamente immaginare un esito molto diverso. Conferma di Attilio Fontana in Lombardia e conquista del Lazio da parte di Francesco Rocca, dunque, entrambi oltre la maggioranza assoluta. L’onda destrorsa prosegue quindi con un impeto rallentato giusto dalla scarsissima affluenza, un dato previsto ma comunque con il Lazio che vota al 37 per cento e la Lombardia appena oltre il 40 per cento siamo di fronte a un dato veramente allarmante per la stato della qualità della politica italiana. 

Comunque il dato segna una vittoria chiara di Giorgia Meloni e di Fratelli d’Italia, il trend positivo non si ferma e anzi si rafforza con il risultato di lista in Lombardia con cui supera nettamente la Lega, alla quale poteva però anche andare peggio: ma quello di vincere troppo – lo avevamo già segnalato – può essere un potenziale inciampo per i rapporti mai troppo idilliaci tra gli alleati di governo, perché è chiaro che Matteo Salvini dovrà inventarsi una chiave politica per giustificare il ruolo del suo partito e salvarlo dalla cannibalizzazione di FdI. 

Quanto alle opposizioni il quadro è desolante. Per tutti. Basterebbero le immortali parole di Gino Bartali –  «l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare» – per fotografare la situazione dei tre partiti: uno, il Partito democratico, tuttora in stato confusionale; un altro, il Movimento 5 stelle, che non si capisce cosa sia; un altro ancora, il Terzo Polo, che non è nemmeno nato e già dà segni di crisi. 

Si discuterà delle due fallimentari scelte di candidare Donatella Bianchi da Conte nel Lazio e di Letizia Moratti dal Terzo Polo in Lombardia; dell’eredità dell’amministrazione di Nicola Zingaretti; dello scarso impegno di quel che resta del gruppo dirigente del Pd. E in generale di un quadro di disarticolazione delle opposizioni che ha indotto molti elettori a stare a casa aspettando che qualcuno faccia qualcosa. Per la sinistra e il centrosinistra è il punto più basso. Intanto si sono buttati via quattro mesi nei quali si è fatto veramente poco. E Giorgia Meloni festeggia.

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