In treno verso l’UcrainaGiorgia Meloni a Kyjiv, mentre il governo prepara il settimo invio di armi

Oggi la presidente del Consiglio farà visita a Zelensky, dopo la tappa a Varsavia. La premier non ha incrociato Biden, ma ha ricevuto una telefonata durante la quale i due leader hanno discusso del coordinamento nel sostegno all’Ucraina

Associated Press/LaPresse

Dopo la Polonia, la prossima tappa della presidente del Consiglio italiana è l’Ucraina. Giorgia Meloni ha trascorso la notte in viaggio verso Kyjiv, dove incontrerà il presidente Volodymyr Zelensky nel palazzo presidenziale Mariinskij. Parleranno di armi, di caccia europei, dell’arrivo imminente del sistema antiaereo italo-francese Samp/T e del sostegno possibile che il governo italiano non farà mancare nonostante le uscite di Berlusconi e i distinguo dei leghisti di Salvini.

Il viaggio della premier italiana, a lungo rinviato, cade a ridosso del primo anniversario dell’invasione ordinata da Vladimir Putin, a tre giorni dal 24 febbraio. E soprattutto coincide con la visita di Joe Biden. L’arrivo a sorpresa a Kyjiv del presidente degli Stati Uniti e poi la tappa prevista a Varsavia ha un po’ appannato la notizia del passaggio della leader italiana nella capitale polacca. Meloni avrebbe atteso Biden in Polonia per un incontro faccia a faccia. Ma alla fine è riuscita a strappare soltanto una telefonata.

Meloni ha avuto invece un faccia a faccia con il premier polacco Morawiecki, alleato conservatore e nazionalista spinto. La strategia elaborata dal pensatoio meloniano che si è insediato a Palazzo Chigi è quella di un asse che unisca Roma e Varsavia, protetto dall’ombrello degli Stati Uniti.

Intanto il settimo decreto per l’invio di armi in Ucraina sarebbe in fase di preparazione. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ne aveva parlato nei giorni scorsi: «Toccherà farne un altro». Ora è arrivato il momento.

Il nuovo pacchetto di aiuti potrebbe contenere equipaggiamenti e impianti per la protezione Nbcr, nucleare biologica chimica e radiologica, in questo caso utilizzabili eventualmente in zone popolate per tutelare la salute di civili e militari. Dagli indumenti protettivi, come le tute e le maschere fino alle pillole per potabilizzare acqua, saranno diversi i kit inviati da Roma per scongiurare gravi danni alle persone in caso di attacchi nucleari o con armi chimiche oppure semplicemente per far fronte ad eventuali incidenti come quelli paventati in passato nei pressi della centrale di Zaporizhzhia. Nella nuova fornitura ci sono sistemi lanciarazzi Himars, obici Howitzer, missili Javelin e radar per la sorveglianza aerea.

Fonti del ministero fanno sapere al Corriere della Sera che «c’è ancora margine per assecondare la richiesta di armi». Un impegno già confermato da Meloni: «L’Ucraina può contare sull’Italia, perché ci siamo stati e ci saremo». Il sistema di difesa missilistico Samp-T arriverà a destinazione solo «nelle prossime settimane». Perché bisogna superare un problema di allineamento tecnico tra i pezzi italiani e quelli francesi che compongono l’arma. Ma la dotazione bellica salirà di livello: «Sarà un’altra fattispecie di armi», sostengono con il quotidiano i rappresentanti del governo italiano. Scettici sulla possibilità che Roma invii dei caccia, parlano invece di una nuova partita di droni, «che hanno un mercato a metà strada tra il militare e il civile». E non escludono la fornitura di «missili a lunga gittata».

In un’intervista a La Stampa il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani esclude invece per ragioni tecniche l’invio di caccia italiani: «Nel caso dovremo coordinarci con gli alleati, capire che tipo di aerei manderanno loro, perché non ha senso consegnare agli ucraini modelli diversi, poi c’è il problema di addestrare i piloti. Insomma, mi pare praticamente impossibile che vengano inviati caccia italiani». C’è anche il problema delle munizioni: «È stato chiesto ad alcuni Paesi di anticipare le consegne. Ma si valuta anche la possibilità di appalti congiunti a livello europeo sulla falsariga di quelli fatti per i vaccini anti Covid. Da parte nostra serve un ragionamento sulla capacità produttiva dell’industria italiana. Faremo quello che possiamo».

La visita di Meloni a Kyjiv potrebbe essere anche l’occasione per rilanciare l’idea di una conferenza sulla ricostruzione da tenere eventualmente in Italia.

 

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