Verso il net zeroIl nuovo trend degli investimenti in energia pulita

L’aumento del prezzo delle materie prime, gli impegni presi per la riduzione delle emissioni di gas serra e la necessità di rendere sicuri gli approvvigionamenti attrarranno diversi finanziamenti che potranno alleviare la pressione sui consumatori e stimolare la ripresa economica

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Questo articolo è stato originariamente pubblicato sul numero 55 di We – World Energy, il magazine di Eni

La guerra russa in Ucraina ha minato la stabilità del cosiddetto trilemma energetico – sicurezza, accessibilità e sostenibilità – e, se non gestita correttamente, potrebbe portare al fallimento della transizione energetica. Il bando che l’Ue ha adottato sull’importazione di carbone, petrolio greggio e prodotti petroliferi russi trasportati via mare ha provocato un aumento vertiginoso dei prezzi dei combustibili fossili.

Alleggerire l’onere per i consumatori è una priorità immediata per molti responsabili politici: la bolletta energetica totale pagata dai consumatori di tutto il mondo raggiungerà probabilmente i 10.000 miliardi di dollari nel 2022, colpendo più duramente le parti più povere della società e mettendo sotto pressione i governi per attutire il colpo attraverso misure ad hoc. I governi agiscono attraverso interventi di sostegno a favore delle famiglie più povere e delle imprese energivore e interventi di mercato, volti ad incentivare gli investimenti in energia rinnovabile.

I prezzi elevati stanno incoraggiando alcuni paesi ad intensificare gli investimenti nei combustibili fossili ma le agenzie internazionali stimano che questi profitti saranno in gran parte utilizzati per investimenti in energia rinnovabile alla luce degli impegni presi sulla riduzione delle emissioni di gas serra e per la sicurezza degli approvvigionamenti. Questi elementi sono i pilastri, ad esempio, del piano REPowerEU dell’Unione Europea. I prezzi elevati restano però un segnale pericoloso nei paesi più poveri, in assenza di politiche di sostegno.

Una nuova fase economica
Gli incrementi di prezzo, dunque, sembrerebbero non avere solo effetti negativi ma potrebbero dare il via ad una stagione di ingenti investimenti, soprattutto nel settore dell’energia pulita sotto lo stimolo di prezzi elevati e di carenze di offerta nei paesi europei. Gli investimenti energetici mondiali nel 2022, secondo le stime dell’International Energy Agency (IEA), dovrebbero raggiungere un totale di 2.400 miliardi di dollari, registrando un +8 per cento rispetto ai 2.200 miliardi del 2021.

Tuttavia, è importante sapere che quasi la metà dei 200 miliardi di dollari di investimenti addizionali dell’anno sarà imputabile a costi più elevati, piuttosto che all’apporto di ulteriore capacità di approvvigionamento energetico o di risparmio energetico. Queste pressioni sui costi sono più visibili nell’approvvigionamento di combustibili fossili, ma stanno influenzando anche le tecnologie energetiche pulite: dopo anni di ribassi, i costi dei pannelli solari e delle turbine eoliche sono aumentati tra il 10 per cento e il 20 per cento rispetto al 2020.

Gli investimenti in energia pulita stanno finalmente iniziando a crescere e si prevede che supereranno 1.400 miliardi di dollari nel 2022, rappresentando quasi i tre quarti della crescita degli investimenti energetici complessivi. Il tasso di crescita medio annuo degli investimenti in energia pulita nei cinque anni successivi alla firma dell’Accordo di Parigi nel 2015 è stato di poco superiore al 2 per cento. Le energie rinnovabili, le reti e lo stoccaggio rappresentano ora oltre l’80 per cento degli investimenti totali nel settore energetico.

Il solare fotovoltaico costituisce quasi la metà dei nuovi investimenti in energia rinnovabile, con la spesa divisa equamente tra progetti su larga scala e sistemi solari fotovoltaici distribuiti. L’attenzione per l’eolico si sta spostando verso l’offshore: mentre il 2020 è stato un anno record per l’installazione onshore, il 2021 è stato un anno record per l’offshore, con oltre 20 GW commissionati e circa 40 miliardi di dollari di spesa.

E se da un lato l’aumento dei prezzi sembra aver fugato il timore dei cosiddetti “paradossi verdi”, ossia il fatto che il basso costo di esercizio delle fonti di energia pulita tenda a ridurre il prezzo dell’energia limitando quindi progressivamente l’incentivo ad investire, dall’altro gli investimenti in energia rinnovabile in questo scenario andrebbero a sostituire soprattutto il gas naturale assieme però alle centrali a carbone che potrebbero aumentare in modo preoccupante.

La transizione energetica sta perdendo il gas come strumento di riduzione immediata delle emissioni di CO2: l’energia verde e il gas dovevano, in principio, essere utilizzati entrambi per sostituire il carbone ma dopo il vertiginoso aumento dei prezzi, energie rinnovabili e carbone stanno diventando entrambi strumenti per ridurre la dipendenza dal gas. Questo è in contrasto con gli obiettivi di abbattimento delle emissioni in tempi brevi.

Nuove tecnologie sul mercato
La combinazione di prezzi elevati e di sostegni pubblici dovrebbe portare all’ingresso sul mercato di nuovi prodotti e nuove tecnologie (idrogeno, batterie, CCS). Della spesa di stimolo per sostenere una ripresa sostenibile, avverte l’IEA, oltre il 90 per cento è nelle economie avanzate. La maggior parte della crescita negli investimenti in energia pulita lasciano indietro le economie in via di sviluppo. Praticamente tutto l’aumento globale della spesa per energie rinnovabili, reti e stoccaggio dal 2020 ha avuto luogo altrove. Oltre l’80 per cento delle vendite di veicoli elettrici è concentrato in Cina e in Europa; oltre il 90 per cento della spesa globale per le infrastrutture pubbliche di ricarica dei veicoli elettrici è in Cina, Europa e Stati Uniti. Esiste il rischio reale che la crisi energetica odierna riporti milioni di persone verso la povertà energetica: quasi 90 milioni di persone in Asia e in Africa, che in precedenza avevano avuto accesso all’elettricità, non possono più permettersi di pagare i propri bisogni energetici di base.

La crescita del prezzo dei minerali critici, a causa di una combinazione di aumento della domanda e preoccupazioni sulla riduzione dell’offerta, rappresenta un’altra minaccia per le tecnologie energetiche pulite. La Russia è il principale produttore mondiale di palladio (43 per cento), utilizzato per i convertitori catalitici delle automobili; è il più grande produttore di nichel di classe 1 per batterie, con il 20 per cento della fornitura mondiale estratta. La Russia è anche il secondo produttore mondiale di alluminio (6 per cento) e rispettivamente il secondo e il quarto produttore di cobalto e grafite.

La spesa per l’esplorazione ha registrato un aumento del 30 per cento nel 2021, con Stati Uniti, Canada e America Latina che hanno trainato la maggior parte della crescita. Questo aumento dovrebbe aiutare a diversificare le future fonti di approvvigionamento, anche se occorre tempo prima che la spesa per l’esplorazione si traduca in una crescita della produzione. Governi, aziende e investitori devono affrontare una situazione complessa mentre decidono quali progetti energetici sostenere, scegliendo tra misure di breve periodo che hanno effetto immediato sui prezzi e sulle quantità di energia consumata e che non sono automaticamente allineate con obiettivi a lungo termine.

In questo scenario, gli investimenti rivestono un ruolo chiave perché possono: alleviare la pressione sui consumatori, indirizzare il mondo al net zero, stimolare la ripresa economica, e in particolare per l’Europa, ridurre la dipendenza dalla Russia.

Alessandro Lanza è Direttore esecutivo presso la Fondazione Eni Enrico Mattei. È stato Amministratore Delegato di Eni Corporate University. Chief Economist di Eni.
Annamaria Zaccaria è ricercatrice della Fondazione Eni Enrico Mattei.

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