Una modesta propostaLe quattro ragioni per creare dei beni pubblici europei

Gli Stati Ue dovranno affrontare sfide transnazionali che non possono essere risolte con le sole forze nazionali. In alcuni settori Bruxelles deve godere di una capacità fiscale autonoma rispetto a quella dei suoi paesi membri

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Riteniamo che ci siano almeno quattro ragioni che rendono necessaria la creazione di beni pubblici europei, affidandone la gestione oggi alla Commissione europea e domani a un vero governo europeo sotto il controllo dell’autorità di bilancio europee (Parlamento europeo e Consiglio) e sottraendone la responsabilità esecutiva ai governi nazionali. La prima ragione è legata alla dimensione transnazionale delle sfide a cui devono far fronte gli Stati membri collettivamente, sfide che vanno al di là della capacità di azione dei singoli governi nazionali.

Esse riguardano dieci beni pubblici a dimensione europea coerenti con la realizzazione degli obiettivi su cui si fonda l’appartenenza e l’adesione all’Unione europea (art. 3 del Trattato sull’Unione europea) e che cerchiamo qui di sintetizzare: l’unione che promuove la salute; l’unione dell’energia; l’Unione per l’intelligenza artificiale; l’Unione per la sostenibilità ambientale; l’Unione per la prosperità condivisa; l’Unione per le nuove generazioni; l’Unione per la sicurezza interna; l’Unione per la sicurezza esterna ivi compresa la difesa; l’Unione che accoglie e include; l’Unione per la promozione industriale e per l’innovazione.

La seconda ragione è legata alla necessità di rafforzare il sentimento di appartenenza all’Unione europea delle persone che vivono sul suo territorio e che ne devono comprendere l’essenziale valore aggiunto rispetto alla dimensione degli Stati nazionali.

La terza ragione è legata alla necessità di tradurre in concrete politiche dell’Unione europea l’obiettivo della sua capacità fiscale, autonoma rispetto a quella dei suoi paesi membri, perché la creazione di nuove e vere risorse proprie dovrà essere la conseguenza della creazione di beni pubblici europei e perché la sua capacità fiscale autonoma sarà accettata da tutti solo se essa sarà fondata sulla condivisione di interessi collettivi.

La quarta ragione è legata alla necessità di accompagnare la riforma della governance economica europea e delle regole per l’appartenenza e la partecipazione all’Unione economica e monetaria – che si tradurrà inevitabilmente in precisi vincoli per i bilanci nazionali – con strumenti di “resilienza” europea a medio e lungo termine al fine di consentire all’Unione europea di programmare il proprio futuro.

Il programma di economia e finanza europea in cui iscrivere l’obiettivo della creazione di beni pubblici europei sarà dato dal quadro finanziario pluriennale 2021-2027 da sottoporre a un’ampia revisione a metà percorso perché l’insieme delle sfide a cui dovrà rispondere l’Unione europea da quando esso è stato approvato (dicembre 2020) è aumentato in quantità e qualità prefigurando la necessità di avviare a realizzazione le dieci “unioni” che abbiamo indicato  più sopra.

La Commissione europea sottoporrà al Consiglio e al Parlamento europeo le sue proposte per  la revisione del quadro finanziario pluriennale 2021-2027 nel prossimo giugno in tempo utile prima della sessione del Parlamento europeo (12-15), della riunione dei ministri delle finanze del 15-16 e infine del Consiglio europeo (29-30): il tema dei beni pubblici europei sarà certamente al centro delle sue proposte con suggerimenti sul sistema di decisione dell’Unione europea.

Il dibattito sul nuovo quadro finanziario rivisto si svilupperà così fino alle elezioni europee nel maggio 2024 perché esso dovrà essere approvato a maggioranza dal Parlamento europeo e poi all’unanimità dal Consiglio a meno che il Consiglio europeo – usando il metodo della clausola della passerella – non autorizzi all’unanimità il Consiglio ad adottarlo a maggioranza qualificata.

Cosicché il futuro delle finanze dell’Unione europea –  e cioè delle sue più importanti politiche comuni – entrerà nel confronto elettorale europeo sapendo che questo futuro non potrà essere disgiunto dal futuro e cioè dalla riforma del suo sistema di decisione e dunque la suddivisione delle competenze fra l’Unione europea e gli Stati membri, i poteri degli organi intergovernativi (Consiglio europeo e Consiglio) e degli organi sovranazionali (Parlamento europeo e Commissione) insieme alla capacità fiscale autonoma dell’Unione europea e al superamento del metodo finora applicato per rispondere alle emergenze fondato molte volte sull’uso straordinario delle “misure di solidarietà” previste dall’art. 122 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea di cui nessuno aveva previsto nel 2009 che sarebbe diventato la base giuridica per reagire con rapidità alle conseguenze della pandemia e della guerra in Ucraina.

Al fine di sottoporre a un dibattito pubblico e trasparente il futuro delle finanze dell’Unione europea coinvolgendo tutti i livelli della democrazia rappresentativa noi suggeriamo che la revisione del quadro finanziario pluriennale venga sottoposta a una discussione di una riunione straordinaria delle “assise interparlamentari” a cui invitare anche delegati delle assemblee regionali con poteri legislativi – come le assise svoltesi a Roma nel novembre 1990 alla vigilia delle Conferenze intergovernative sul Trattato di Maastricht entrato in vigore il 1° novembre 1993 – che abbiano luogo durante il semestre spagnolo di presidenza dell’Unione europea (luglio-dicembre 2023).

Insieme al dialogo interparlamentare, sarà importante sottoporre gli obiettivi del futuro delle finanze dell’Unione europea ai panel transnazionali di cittadine e cittadini europei con modalità deliberative sapendo che le nostre ipotesi di dieci “unioni” e di beni pubblici europei richiamano le conclusioni della Conferenza sul futuro di tutta l’Europa.

In occasione delle “assise”, il Parlamento europeo potrebbe presentare ai parlamenti nazionali un rapporto sulla riforma del sistema di decisione dell’Unione europea (competenze, poteri e capacità fiscale) proponendo che si apra dopo le elezioni europee un processo costituente per discutere di quel rapporto in un costante dialogo interparlamentare con l’obiettivo di elaborare un nuovo trattato anche in vista dell’ampliamento dell’Unione europea ad altri Stati membri.

Sottoporremo queste proposte a un primo dibattito pubblico nel prossimo mese di maggio inviandole alla Commissione europea, al Parlamento europeo, ai presidenti dei parlamenti nazionali e ai rappresentanti dei cittadine e dei cittadini che hanno partecipato alla Conferenza sul futuro dell’Europa sperando di suscitare interesse e consenso.