Mosca difende BerlusconiMeloni isolata, Lega e Forza Italia dicono no ai jet italiani in Ucraina

Fratelli d’Italia oggi manderà una delegazione di primo piano all’ambasciata ucraina di Roma per dare un segnale di appoggio. Ma gli alleati non hanno aderito. Intanto da Palazzo Chigi è arrivata la richiesta di limitare al massimo le esternazioni del Cavaliere sulla guerra

(La Presse)

La scena di Volodymyr Zelensky che attacca Silvio Berlusconi nel corso della visita di Giorgia Meloni a Kyjiv è stata troppo dirompente per essere smaltita in 24 ore. La premier e il Cavaliere non si sarebbero nemmeno sentiti dopo l’accaduto.

Ora la linea nella maggioranza è abbassare i toni per fa sbollire gli animi. Ma intanto le distanze tra i partiti della coalizione sulla guerra si allargano, racconta La Stampa. Non ha giovato il fatto che ancora una volta Silvio Berlusconi sia stato difeso dalla portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova: «In un altro impeto di rabbia impotente, l’abitante del bunker ha attaccato Berlusconi, che aveva ricordato al regime di Kyjiv il Donbass».

Meloni, rientrata a Roma ieri, non cambia posizione. E al Tg4 ha ribadito come «sia giusto favorire le ipotesi di dialogo ma che non lo si possa fare se non si tengono in considerazione le rivendicazioni ucraine».

Fratelli d’Italia oggi manderà una delegazione di primo piano all’ambasciata ucraina di Roma per dare un segnale di appoggio: ci saranno Giulio Tremonti, Tommaso Foti e Giangiacomo Calovini. Ma gli alleati non hanno aderito.

Forza Italia e Lega avrebbero però individuato una linea rossa: l’invio dei jet all’Ucraina. L’ipotesi continua a essere negata, anche dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che è anche vicepresidente di Forza Italia. Ma in questo conflitto tutto cambia rapidamente e la visita di Joe Biden in Ucraina e Polonia viene letta da tutti come un’accelerazione nell’impegno occidentale. Così, se la Gran Bretagna e poi gli Stati Uniti dovessero inaugurare questo tipo di fornitura, anche l’Italia potrebbe essere chiamata in causa.

È stata notata una frase di Meloni, pronunciata a Kyjiv: «Quando c’è un aggredito, tutte le armi sono difensive». In Forza Italia nemmeno i più convinti sostenitori dell’Ucraina la pensano così: consegnare gli aerei a Kyjiv vorrebbe dire fare un salto di qualità enorme nell’impegno italiano. Su quel terreno anche la Lega difficilmente seguirebbe la premier. Il governo, con il provvedimento varato a dicembre, si è fatto autorizzare dal Parlamento l’invio di armi per tutto il 2023, ma con gli aerei si entrerebbe in uno scenario diverso, che richiederebbe una verifica politica nella maggioranza.

Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato della Lega, punta già i piedi: «Attenzione a non inviare armi che rischino di trascinare l’alleanza atlantica in un conflitto diretto con la Russia. Vorrebbe dire far scoppiare la guerra nucleare». Nel frattempo arriva un avvertimento dell’ambasciatore russo a Roma Sergey Razov: «L’Italia si fa trascinare in una contrapposizione militare, diventando parte in causa nel conflitto».

Intanto, da Palazzo Chigi è arrivata la richiesta di limitare al massimo le esternazioni del Cavaliere sulla guerra in Ucraina. Meloni vuole garanzie non solo che Forza Italia resti fedele alla linea atlantica, ma anche che non ci saranno più frasi in libertà che possano metterla di nuovo in difficoltà all’estero. Il fatto che i suoi collaboratori più stretti lo abbiano convinto a non scrivere una nota contro Zelensky è considerato un buon segno da Palazzo Chigi. Ma quanto durerà questo silenzio? Meloni la prossima settimana sarà in India e negli Emirati Arabi.

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