I piani dello ZarLe minacce di Vladimir Putin alla Moldavia

Il presidente russo ha revocato il decreto del 2012 che regolava i rapporti con le regioni separatiste filorusse della Transnistria e della Abkhazia e Ossezia del Sud. I militari di Mosca, tra l’altro, sono già nel Paese

(La Presse)

Prima l’annuncio della sospensione del trattato Start sul nucleare. Poi la revoca di un decreto del 2012 con cui, in previsione di buoni rapporti con Stati Uniti e Unione europea, il Cremlino regolava i rapporti con le regioni separatiste filorusse della Transnistria, in Moldavia, e della Abkhazia e Ossezia del Sud, in Georgia.

Alla vigilia del 24 febbraio, data che segna un anno dall’inizio dell’aggressione russa in Ucraina, Vladimir Putin ha lanciato un’altra minaccia in un discorso davanti allo stadio Luzhnikì di Mosca. E la piccola Moldavia, con la sua testa rivolta verso l’Europa, si sente sempre più sotto assedio.

«Sono qui per sostenere l’operazione militare speciale, i ragazzi che sono lì, e perché in Russia tutto vada bene e si possa vivere in pace», ha detto prima di entrare allo stadio, dove si è tenuto un concerto organizzato dal Cremlino per promuovere l’invasione dell’Ucraina. Il termometro registra 14 gradi sottozero. Nonostante il gelo, decine di migliaia di persone riempiono lo stadio. Secondo Meduza, su Internet c’era anche chi offriva 500 rubli (circa sette euro) a chi fosse andato allo stadio. Mentre stando al Moscow Times alcuni dipendenti pubblici sarebbero stati portati all’evento in gruppo.

Putin ieri è tornato a spiegare l’intervento in Ucraina come una battaglia «ai nostri confini storici, per la nostra gente». E con la revoca del decreto del 2012, che riguarda anche la Moldavia, Mosca rimodella la sua politica estera. L’annuncio arriva dopo che Chisinau ha accusato la Russia di tramare per rovesciare con la forza la leadership filo-Ue del Paese. Ma la minaccia velata serve a dare un segnale, l’ennesimo, all’Occidente.

Messa in discussione dai separatisti filorussi della Transnistria, la Moldavia è una fascia di territorio lungo il confine con l’Ucraina. Dietro questa mossa di Putin, c’è una lunga storia di conflitti geopolitici. Il decreto del 2012 presupponeva relazioni più strette tra la Russia, l’Europa e gli Stati Uniti. La decisione di revocarlo è stata presa per «garantire gli interessi russi in relazione ai cambiamenti nelle relazioni internazionali», spiega il Creamlino.

Nella regione “contesa” sono già presenti un migliaio di soldati russi. E la presidente Maia Sandu ha confermato di aver ricevuto da Volodymyr Zelensky informazioni sui piani russi di creare una crisi per prendersi la Transnistria.

L’autoproclamata repubblica di Transnistria si trova all’interno dei confini della Moldavia, lungo la frontiera con l’Ucraina sud-occidentale. Nel 1990 il Paese si dichiara indipendente in modo unilaterale con un referendum che ottenne quasi il 90% delle preferenze. Nel 1991 la Moldavia incamera tra i suoi possedimenti anche il territorio della repubblica separatista. E scoppia una guerra. Tiraspol, con il determinante aiuto dei russi, sconfigge presto Chisinau. Il cessate il fuoco viene mediato da Mosca. Con la conseguente formazione di forze di peacekeeping con contingenti misti di Moldavia, Russia e Transnistria.

La tregua raggiunta nel luglio del 1992 stabilisce de facto non solo la separazione dei due Paesi. Ma anche la permanenza di 1.500 soldati russi nella base militare del villaggio di Cobasna. Qui sono immagazzinate armi che potrebbero rivelarsi fondamentali in un eventuale attacco verso la Moldavia. Oppure verso l’Ucraina.

Negli anni 2000 cambia tutto. Il candidato filo-russo Anatoly Kaminsky perde le elezioni nel 2011. Nel programma, d’accordo con il Cremlino, sosteneva un percorso di indipendenza dalla Russia e dalla Moldavia. L’annessione della Crimea nel 2014 fa partire da Tiraspol la richiesta di entrare nella Federazione Russa. Putin rifiuta. L’elezione alla presidenza di Vadim Krasnoselsky, votato per la prima volta nel 2016 e riconfermato nel 2021, avvicina Chisinau a Bruxelles.

La Russia da parte sua non ha mai riconosciuto l’indipendenza della Transnistria: la strategia del Cremlino prevedeva il reintegro della regione nella Moldavia, uno status speciale per la repubblica separatista e il mantenimento della presenza militare russa nel Paese. Una soluzione ovviamente rifiutata da Chisinau. Nel maggio scorso l’intelligence ucraina raccontò di un piano per l’invasione della Transnistria. All’epoca si pensava che l’istmo tra Moldavia e Russia poteva avere una posizione strategica proprio per la guerra in Ucraina. Oggi la strategia dello Zar potrebbe essere cambiata.

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