Segretario EllyVince Schlein e fa la storia del Pd (poi che storia sarà, be’, è un’altra storia)

A sorpresa il voto nei gazebo, aperto anche ai non iscritti al partito, ribalta quello delle sezioni che avevano scelto Bonaccini. Una svolta con enormi conseguenze, a cominciare dall’Ucraina

LaPresse
Hanno preferito un bene non sperimentato a un male già noto, per parafrasare Tomasi di Lampedusa. La grande affluenza ai gazebo ha ribaltato il risultato dei circoli del Pd e ha portato alla vittoria di Elly Schlein, determinando un terremoto nella storia di questo partito e a probabili scossoni non da poco nella politica italiana.
Ma è un voto che ha del pazzotico, una vittoria di misura che spacca il partito come una mela con una prevalenza di Elly-la-Nuova forse dovuta anche a voti di persone di altri partiti: è il brutto delle primarie. E tuttavia il cosiddetto “popolo delle primarie” che come i clienti ha sempre ragione ha travolto “il Partito”, ha sparato su un quartier generale che evidentemente aveva stufato (anche se in quel teatro dell’assurdo che è diventato il Pd escono premiati proprio i Franceschini e gli Zingaretti, i Boccia e gli Orlando, grandi sostenitori di Schlein, cioè i massimi protagonisti della catastrofe etica e politica del partito culminata il 25 settembre).
Nel fuoco incrociato di rabbia e politicismo è rimasto ferito a morte Stefano Bonaccini, adesso ci sarà modo di riflettere sulle ragioni di una sconfitta che contraddice, come dicevamo, la volontà degli iscritti che nei circoli avevano premiato alla grande il governatore dell’Emilia-Romagna, ed è la prima volta che si registra questo scollamento impressionante tra iscritti e elettori, tra partito e società, effetto nefasto di anni e anni di chiusura del Pd agli umori profondi del Paese, infatti già segnalati dall’esito disastroso delle elezioni politiche.
Schlein da parte sua è la risultante “fisica” di anni e anni di delusioni, ambizioni, lotte intestine, inadeguatezza programmatica e comunicativa, il frutto imprevisto di una crisi del Pd che prosegue in un certo senso da subito dopo la sua nascita, bravissima a cogliere tutto questo pur rimanendo “un enigma avvolto in un mistero”: giacché le incognite che si parano dinanzi alla vita del partito sono molte e tutte da far rabbrividire.

Eccone alcune. Resterà unito, il Pd? Posta così la domanda non ha una risposta facile. Il punto vero è capire se Schlein cambierà la linea del partito sulla questione più importante, l’Ucraina: se, per essere chiari, il Pd schleiniano dovesse prendere posizione contro un nuovo invio di armi o anche solo mostrare una incertezza sulla linea atlantista che meritoriamente Enrico Letta aveva imposto, allora sì che molta gente, e di primo piano, se ne andrebbe.

Di fronte a una diserzione dalla battaglia a fianco di Zelensky i riformisti non potrebbero che andarsene. E forse anche dinanzi a scelte filo-grilline che non farebbero danno a Giorgia Meloni ma al Paese. Elly non è stata proprio nettissima sulle armi, a differenza di Bonaccini. Rendiamoci conto che la nuova leader potrebbe incrinare la (relativa) compattezza del Parlamento, o addirittura non garantire i voti necessari, stante i maldipancia di Berlusconi e Salvini sulla questione. Si vedrà presto. L’altro problema di non piccolo momento riguarda la natura di un partito diviso tra Nord (molto schleiniano) e Sud (molto meno schleiniano) o ancora tra metropoli e provincia. Un partito disarticolato, schizofrenico, spaccato.
E ancora: Schlein sarà “libera” o dovrà garantire qualcosa ai suoi supporter? Il gruppo dirigente sarà realmente innovativo, come in fondo è lei, o sarà fatto con il solito bilancino stile-Cencelli?
Infine, ma non ultimo: il Pd sta andando in braccio a Giuseppe Conte, magari “liberando” energie verso il Terzo Polo che già pregusta nuovi acquisti. Insomma, la vittoria di Elly Schlein è un fatto storico per il Pd, per la sinistra, per l’Italia. Uno di quei fatti storici che solo, appunto, la Storia potrà chiarire.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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