Coinquilini d’ItaliaSecondo l’amministrazione penitenziaria, Delmastro non poteva divulgare le carte su Cospito

Per il Dap, quelle notizie che il sottosegretario alla Giustizia ha comunicato al compagno di partito Donzelli non si potevano diffondere. Sul plico arrivato in Via Arenula era scritto «a limitata divulgazione»

(La Presse)

«A divulgazione limitata». Secondo quanto scrive Repubblica, questa era la dicitura apposta sulla nota che accompagnava le carte riguardanti la detenzione di Alfredo Cospito. Quelle che il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro avrebbe fornito integralmente al deputato Giovanni Donzelli, coinquilino e collega di partito in Fratelli D’Italia, perché le usasse in Aula contro l’opposizione.

Il futuro di Delmastro dipende dall’interpretazione che ministero e procura di Roma intenderanno dare a questa dicitura. Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap), che quelle carte ha protocollato e spedito in via Arenula lunedì scorso, non avrebbe dubbi: le carte «non sono divulgabili né cedibili a terzi, pur non essendo secretate».

Delmastro ha negato che si trattasse di documentazione sensibile. Ma i colloqui tra boss mafiosi e un anarco-insurrezionalista relegati al 41 bis, oltretutto al centro di un caso politico nazionale, per loro natura lo sono. A maggior ragione se l’iter di quelle carte è partito con il protocollo «riservato», scrive Repubblica.

Il plico, racconta il quotidiano, è partito dal carcere sassarese di Bancali fino alla scrivania del ministro Nordio. Il ministro lo aveva chiesto con urgenza perché doveva riferire in Aula. Il plico è composto da una nota introduttiva del generale Mauro D’Amico, capo del Gom, e dagli allegati con le relazioni di servizio che contengono le conversazioni dell’anarchico durante l’ora di socialità con altri tre reclusi: il boss dei Casalesi Francesco Di Maio, il killer della ‘ndrangheta Francesco Presti e il mafioso di Cosa Nostra Pietro Rampulla, l’uomo che avrebbe dovuto azionare l’esplosivo della strage di Capaci al posto di Brusca. D’Amico, vista la delicatezza della vicenda, decide di protocollare l’incartamento come «riservato» e di farlo portare al Dap da un suo collaboratore di fiducia in motocicletta. Sarà la segreteria generale del Dap a spedirlo poi al ministero.

Ma ci sarebbe stato un intoppo. Al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria hanno fretta, da via Arenula continuano a chiamare perché la moto tarda ad arrivare. Quindi accade che dagli uffici del Gom, Gruppo operativo mobile che gestisce i detenuti al 41 bis, per velocizzare le cose parta una mail diretta al capo segreteria del Dap con la sola nota introduttiva del generale D’Amico. A quel punto, però, i responsabili del protocollo suggeriscono di declassificare il plico cartaceo da «riservato» – visibile solo ai destinatari – a «a divulgazione limitata» – quindi con l’obbligo di rimanere all’interno dell’amministrazione che lo riceve.

Nel plico ci sono le annotazioni che danno conto di come Cospito scambiasse opinioni sul suo sciopero della fame per l’abolizione del 41 bis. L’anarchico, in particolare, rivolgendosi a Presta dice: «Bisogna creare conflitti, serve un movimento sociale progressista, bisogna cambiare la società tanto a livello politico non si fa nulla e il parlamento non serve». Lo ’ndranghetista lo incoraggia: «Devi mantenere l’andamento altrimenti poi si dimenticano. Bisogna attirare l’attenzione». Cospito risponde: «Sì ma ormai un colpo di Stato non serve neanche più, neppure con il fascismo si otterrebbe qualcosa, bisogna proprio cambiare la società. Sto male fisicamente, ma psicologicamente sono contento di ciò che sto facendo, gliela faccio pagare, perché se mi succede qualcosa, questi qualcosa dovranno pur pagare. Fuori non si stanno muovendo solo gli anarchici, ma anche altre associazioni. Adesso vediamo che succede a Roma tra qualche giorno». Prima che Cospito si allontani, Presta aggiunge: «Sarebbe importante che la questione arrivasse a livello europeo e ci levassero l’ergastolo ostativo».

Ecco la parte citata, parola per parola, da Donzelli alla Camera durante il suo intervento di martedì. Dimostrando, quindi, di avere avuto accesso diretto alla documentazione che doveva essere «a limitata divulgazione».

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