Repressione cremlinianaPutin non si accontenta di arrestare i giornalisti russi, adesso se la prende anche con quelli americani

L’Fsb ha arrestato a Ekaterinburg il corrispondente del Wall Street Journal Evan Gershkovich, accusandolo di spionaggio: rischia vent’anni di carcere

AP/Lapresse

Alla Russia non basta più silenziare i reporter russi, ora vuole colpire anche la stampa internazionale. L’Fsb ha arrestato a Ekaterinburg, città a circa millecinquecento chilometri a Est di Mosca, il corrispondente del Wall Street Journal Evan Gershkovich. Il Cremlino ha costruito ad arte un’accusa di spionaggio e vuole probabilmente usare il giornalista per uno scambio di prigionieri. Al momento Gershkovich rischierebbe vent’anni, secondo l’agenzia di stampa Interfax, che ha lanciato la notizia riprendendo il comunicato proprio dei servizi russi.

Nel suo annuncio, infatti, l’Fsb spiega di aver «fermato le attività illegali del cittadino statunitense Gershkovich Evan, classe 1991, corrispondente da Mosca del quotidiano americano The Wall Street Journal, accreditato presso il ministero degli Esteri russo, sospettato di spionaggio a vantaggio del governo americano». Insomma, per i servizi russi Gershkovich avrebbe raccolto informazioni coperte da segreto di Stato sulle attività di una delle imprese del complesso militare-industriale russo.

Gershkovich lavora per il Wall Street Journal a Mosca da prima dell’invasione russa dell’Ucraina, più precisamente dal gennaio 2022. In precedenza aveva lavorato come corrispondente, sempre dalla Russia, per Agence France-Presse e The Moscow Times.

Negli ultimi anni nessun giornalista occidentale è mai stato processato per spionaggio in Russia. Adesso l’arresto di Gershkovich rappresenta chiaramente un elemento di novità sostanziale nel rapporto tra Mosca e i media stranieri. Molte testate, tra l’altro hanno portato via i loro giornalisti dalla Russia a marzo 2022.

A dicembre Gershkovich aveva pubblicato un articolo sui report russi sulla guerra, quelli che arrivano direttamente sulla scrivania di Vladimir Putin: si tratterebbe di documenti modificati direttamente dal Fsb e dal Consiglio di sicurezza nazionale guidato da Nikolay Patrushev, che dipingono un quadro decisamente diverso rispetto a quello che rivelano tutte le altre agenzie internazionali.

A gennaio, invece, aveva pubblicato questo lungo reportage sui russi che «piangono gli ucraini uccisi in guerra ai piedi della statua di un poeta ucraino a Mosca». La statua è quella della poetessa e scrittrice ucraina dell’inizio del ventesimo secolo, Larysa Kosach-Kvitka, nota con lo pseudonimo di Lesya Ukrainka. Un’opera realizzata nel 2006. «Ogni pochi minuti, le persone in lutto si recano, da sole, in coppia o in famiglia, alla statua di una scrittrice ucraina nel centro della capitale russa, depongono fiori e animali imbalsamati ai suoi piedi di bronzo», scriveva Gershkovich nell’introduzione del suo articolo.

L’ambasciata americana a Mosca non ha ancora commentato la notizia. Tanto meno ha commentato un portavoce di Dow Jones, l’editore del Wall Street Journal, alla richiesta di commento da parte di Daniel Michaels, giornalista del WSJ. Al momento c’è stato solo una risposta da parte del quotidiano: «Il Wall Street Journal è profondamente preoccupato per la sicurezza del signor Gershkovich», si legge in una nota.

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