HyperloopIl treno a velocità supersonica immaginato da Elon Musk

Il fondatore di Tesla - da sempre affascinato dal turismo spaziale - ha pensato a vagoni simili a capsule che viaggiano all’interno di tubi pressurizzati. Questa soluzione rischia però di favorire l’individualismo di una ristretta nicchia di persone, come sostiene Federico Parolotto nel libro “Muoversi in uno spazio stretto”

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L’unico progetto di Elon Musk che rappresenta un tentativo di confrontarsi con il trasporto pubblico, e quindi con un progetto per la collettività, è Hyperloop. L’Hyperloop consiste in un sistema di capsule per il trasporto di merci e di passeggeri, che corrono all’interno di un tubo pressurizzato sopraelevato a velocità quasi supersonica. Il progetto nasce come soluzione alternativa ai treni ad alta velocità nella tratta San Francisco-Los Angeles, di cui Musk è molto critico: “What they are proposing for California would be the slowest bullett train in the world with the highest cost per mile. They are going for records in all wrong ways”.

Ma la soluzione proposta da Musk, l’Hyperloop, non è né efficiente né sostenibile se osservata con attenzione. La capacità oraria di questo treno superveloce sarebbe di circa 1500 persone nell’ora di punta e – per raggiungere e mantenere le elevatissime velocità – la distanza minima fra le fermate non potrebbe essere inferiore a 300 km. L’Hyperloop quindi non è un sistema di trasporto pubblico inclusivo ed equo, ma piuttosto un sistema di trasporto per le élite che Musk rappresenta, per le quali l’ansia di andare sempre più veloci rappresenta il vero problema.

L’articolo del consulente per la mobilità e scrittore americano Jarrett Walker What Elon Musk Doesn’t Get About Urban Transit pubblicato su «Bloomberg» è molto critico riguardo alla visione della mobilità del futuro intesa da Musk. L’articolo di Jarrett inizia con un’analisi sulle considerazioni del fondatore di Tesla rilasciate a «Wired»: “Penso che il trasporto pubblico sia sgradevole. Fa schifo. Perché utilizzare qualcosa che, per andare da qualche parte devi farlo con molte altre persone, che non parte quando vuoi che parta, che non parte da dove vuoi che parta e non ti lascia dove vuoi arrivare? E che non funziona tutto il tempo”. Quando Jarrett descrive l’approccio di Musk ai trasporti, soffermandosi sull’avversione dell’imprenditore per il trasporto pubblico, parla di élite protection. Con questa espressione Jarrett indica quella parte di abitanti del pianeta che ha tratto beneficio da questa accelerazione: le élite.

Nel libro Human Transit Jarrett ribadisce che le città devono consentire a tutti di spostarsi, non solo a un piccolo gruppo di privilegiati che può permettersi di pagare la tariffa per infilarsi in una capsula all’interno di un tubo pressurizzato sopraelevato, o con la propria Tesla entrare all’interno di un tunnel scavato ad hoc. L’autore sostiene che la ricchezza della vita urbana è data dalla socialità e il trasporto pubblico in cui avviene l’incontro e lo scambio tra persone, la favorisce. Al contrario, isolarci in una Tesla in un tunnel sotterraneo ci porta – in senso stretto e in senso lato – a separarci dalla città e più in generale dall’ambiente nel quale viviamo e di cui facciamo parte.

I vagoni dell’Hyperloop attraverserebbero quindi un territorio senza interagirci in alcun modo, in maniera quasi aliena, collocati all’interno di un tubo pressurizzato. L’unico contatto con il paesaggio avverrebbe attraverso delle telecamere collegate con schermi ad alta definizione, quindi una percezione digitale in grado di aumentare la “disconnessione” totale tra il viaggiatore e il territorio circostante – come evidenziato in un’intervista dai toni entusiastici e allo stesso tempo ossequiosi condotta dal giornalista e mental coach Roberto Re al CEO di Hyperloop Italia Gabriele Gresta.

Elon Musk con le sue invenzioni rappresenta il simbolo dell’imprenditorialità “alla Silicon Valley” incentrata sull’individualismo e sulla forte competitività. L’Hyperloop non è altro che un ulteriore tassello della “grande accelerazione” che dal secondo dopoguerra in poi caratterizza il modello di sviluppo dei paesi di tutto il mondo e ci ha condotto all’attuale emergenza climatica e sociale.

Federico Parolotto, Muoversi in uno spazio stretto, Quodlibet, 144 pagine, 16 euro

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