Donna, vita, libertàChi sono i sei leader del nuovo Iran democratico e senza ayatollah

I dissidenti che lottano per rovesciare la dittatura sciita hanno presentato a Georgetown una Carta di Solidarietà e Alleanza per la Libertà con lo scopo di compattare le opposizioni e far cadere il regime

AP/Lapresse

Sei persone, sei storie, sei lotte per i diritti umani in Iran: Masih Alinejad, Nazanin Boniadi, Shirin Ebadi, Hamed Esmaeilion, Abdulah Mohtadi e Reza Pahlavi. Tutti hanno sperimentato la repressione e l’oppressione del regime islamico dell’Iran, ma hanno deciso di combattere per la libertà, la democrazia e i diritti umani del paese d’origine, Iran.

Masih Alinejad, giornalista iraniano-americana e attivista per i diritti delle donne, è diventata famosa per la sua campagna contro l’hijab obbligatorio. Ha subito diversi tentativi di rapimento e di assassinio da parte del regime, ma ha continuato la sua lotta per la libertà e l’uguaglianza.

Nazanin Boniadi, attrice e attivista iraniana, ha collaborato con Amnesty International per la difesa dei diritti delle popolazioni prive di diritti civili in tutto il mondo, concentrandosi soprattutto sulla condanna ingiusta e il trattamento dei giovani, delle donne e dei prigionieri di coscienza iraniani.

Shirin Ebadi, giudice iraniana e attivista per i diritti umani, ha fondato la Society for Protecting the Rights of the Child e il Defenders of Human Rights Circle. Ha ricevuto il premio Nobel per la pace nel 2003 e ha continuato la sua lotta per i diritti umani nonostante l’esilio forzato.

Hamed Esmaeilion, dentista e scrittore iraniano-canadese, ha perso sua moglie e sua figlia nel tragico incidente del volo PS752. Ha dedicato la sua vita alla ricerca di giustizia per le vittime e ha contribuito a formare l’Associazione delle famiglie delle vittime del volo PS752 in Canada.

Abdulah Mohtadi, segretario generale del Partito Komala del Kurdistan iraniano, ha lottato per un Iran libero e democratico per più di cinquant’anni. Ha guidato molte riforme nei partiti politici curdi e ha lavorato per unire tutti i partiti politici curdi per la formazione del “Centro per la cooperazione del Kurdistan iraniano”.

Reza Pahlavi, principe ereditario dell’Iran e attivista per i diritti umani, è stato costretto a vivere in esilio dopo la rivoluzione islamica del 1979. Mantiene contatti costanti con i suoi compatrioti e gruppi di opposizione, sia all’interno che all’esterno del paese, per chiedere la democrazia laica in Iran.

Sebbene questi sei abbiano storie diverse, hanno in comune una ferma determinazione a lottare per la libertà e i diritti umani dei loro connazionali iraniani. Continuano a lottare per la giustizia, la democrazia e la libertà in Iran, per un futuro migliore per il loro paese e per il loro popolo.

In un evento organizzato dall’Istituto per le donne, la pace e la sicurezza dell’Università di Georgetown, i dissidenti iraniani hanno presentato una Carta di Solidarietà e Alleanza per la Libertà, che ha lo scopo di rappresentare le aspirazioni dei manifestanti in Iran e di isolare la Repubblica islamica iraniana. L’Alleanza per un Iran Democratico ha recentemente presentato un programma completo per la trasformazione del regime della Repubblica islamica in un Iran democratico, con l’obiettivo di garantire la partecipazione attiva di tutti i cittadini iraniani specializzati in vari campi per raggiungere una transizione equa e giusta. 

La Carta, anche chiamata Carta di Mahsa, fa riferimento alla morte di Mahsa (Jina) Amini, che ha ispirato la rivoluzione Donna, Vita, Libertà. La Carta sottolinea che l’unione, l’organizzazione e l’incessante continuità nell’attivismo sono elementi chiave per raggiungere l’obiettivo di un Iran libero e democratico. 

Il documento chiede l’isolamento internazionale del governo iraniano come primo passo per un cambiamento democratico e richiede la fine di tutte le condanne a morte e il rilascio di tutti i prigionieri politici senza condizioni. Inoltre, richiede l’espulsione degli ambasciatori del regime e di tutti i suoi dipendenti da parte dei governi democratici e il riconoscimento dell’alleanza delle figure dell’opposizione e del loro statuto. 

La Carta elenca anche 17 valori comuni per un Iran democratico, tra cui la formazione di un governo democratico-laico attraverso un referendum e l’abolizione della pena di morte e di qualsiasi punizione corporale. La Carta richiede inoltre la formazione di un’organizzazione indipendente per la supervisione delle elezioni e l’accettazione del monitoraggio nazionale e internazionale delle elezioni. 

Un punto chiave della Carta è l’abolizione del Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche e di tutte le sue filiali. La Carta richiede anche la cooperazione e le relazioni pacifiche con tutti i paesi del mondo e l’adesione alla Corte penale internazionale. In conclusione, la Carta di Solidarietà e Alleanza per la Libertà rappresenta un importante passo avanti per l’opposizione iraniana nella lotta per la libertà e la democrazia. 

La Carta rafforza la voce dell’opposizione iraniana e mette in luce le loro richieste per un cambiamento democratico in Iran.

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