Elly in ParisLa stramba protesta della sezione Pd di Parigi contro la riforma delle pensioni di Macron

Dalla capitale francese, i tesserati del Partito democratico invitano i compagni italiani a mobilitarsi contro la norma che alza l’età minima per andare in pensione a 64 anni. Ma perché contestano un provvedimento che nemmeno li tocca ed è più leggero della Legge Fornero, approvata grazie ai dem dodici anni fa?

Unsplash

«Buonasera a tutt*, il PD Parigi sarà presente alla manifestazione contro la riforma delle pensioni di domani 23 marzo. Dopo il passaggio in forza con la procedura del 49.3, e la mozione di censura mancata per una manciata di voti, si impone infatti di sostenere la mobilitazione sociale per il ritiro della riforma delle pensioni, una misura estremamente ingiusta, ma anche contro questo governo e i suoi metodi, contro la sua inadeguatezza rispetto al dialogo sociale e contro l’ingiustizia profonda e sistemica su cui si basano le sue politiche. Abbiamo visto nel nostro paese d’origine i danni enormi causati dalla regressione dei diritti sociali, in particolare di quelli dei giovani, dei lavoratori, delle fasce più povere e dei pensionati. Non lasciamo succedere lo stesso in Francia. Il punto di ritrovo è di fronte al cinema MK2 Bastille al 5 Rue du Faubourg Saint-Antoine. A domani!».

Questa è la lettera inviata dal Partito democratico di Parigi ai camarades italiani per la manifestazione di giovedì scorso contro la riforma delle pensioni voluta da Emmanuel Macron. Chissà: se Enrico Letta fosse stato ancora su piazza magari avrebbe potuto raccontare ai suoi compagni parigini di quando nel 2011 Mario Monti ed Elsa Fornero fecero approvare con il pieno sostegno del Pd all’epoca guidato da Pier Luigi Bersani una riforma delle pensioni mille volte più tosta di quella del governo francese. 

Ricordate? Si passò dal sistema retributivo a quello contributivo per tutti e si alzava gradualmente  l’età pensionabile: ci furono polemiche, scioperi (molto blandi in verità), lacrime della ministra. Il Pd di Bersani (di Bersani, non di Renzi) votò a favore insieme alla destra (Pdl, Udc) e al partito di Gianfranco Fini. 

Quella riforma, che pure produsse problemi di non poco contro (esodati), obiettivamente contribuì a salvare un sistema previdenziale che negli anni aveva dilapidato un mare di soldi pubblici nel quadro di una profonda ingiustizia generazionale che scontiamo ancora oggi. 

Bene, dodici anni dopo la Francia si trova davanti più o meno lo stesso problema della crisi del sistema pensionistico. Il presidente Macron, che aveva già illustrato nella ultima campagna presidenziale (vinta) il succo della riforma (che prevede che l’età minima per andare in pensione passi da 62 a 64 anni e che finiscano i regimi speciali per alcune categorie di lavoratori), ha dunque fatto approvare dal Parlamento una riforma che è ben più debole della Fornero. 

Le ragioni per cui i francesi si stanno rivoltando contro il Presidente e la sua riforma – che pare un po’ la goccia che fa traboccare il vaso –  sono molteplici, complesse e bisognose persino di approfondimenti di carattere storico e culturale: e non è l’oggetto di questo articolo. Basti richiamare ciò che ha scritto Carlo Panella su Linkiesta:«La realtà è che i sindacati Cfdt e Cgt, così come la maggior dei francesi combattono la riforma delle pensioni in nome di valori e principi più che astratti – e di un rifiuto stesso del valore positivo del lavoro, che pure un tempo era patrimonio fondante della sinistra – e si rifiutano caparbiamente di fare i conti con un sistema previdenziale francese di fatto assolutamente non sostenibile dal punto di vista economico e con privilegi corporativi deliranti».  

Ma qui ci si chiede invece perché i Democratici italiani residenti a Parigi sentano l’esigenza di contestare una riforma che personalmente nemmeno li tocca e che comunque è più leggera di quella italiana, gridando contro «i metodi» del governo francese che – discutibili da noi – sono quelli della Costituzione della V Repubblica, senza poi minimamente tener conto delle conseguenze politiche di questa rivolta popolare che verosimilmente riporterà sugli scudi Marine Le Pen e men che meno esprimere ripulsa per le violenze che da giorni segnano la Francia. 

Dopodiché si può benissimo ritenere che la linea politica seguita da Macron sia controversa: coraggiosa ma anche molto rischiosa. Ma a cosa ci si riferisce quando si dice che «abbiamo visto nel nostro paese d’origine i danni enormi causati dalla regressione dei diritti sociali»? Non è che il Pd attuale – i suoi militanti, i suoi dirigenti – pensa che nel 2011 si sia sbagliato ad appoggiare la legge Fornero, cioè a fare i conti con la realtà, insomma, a governare? Perché se tanto mi dà tanto, la lutte francese contro Emmanuel Macron puzza tanto di revisionismo nazionale. Solo dodici anni dopo.

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter