Una nuova NorimbergaNessuno è al di sopra del diritto internazionale, neanche Putin

L’ex presidente della Corte Penale Internazionale Chile Eboe-Osuji spiega a Linkiesta che i 123 paesi membri della Corte Penale Internazionale «hanno l'obbligo di arrestare il dittatore russo nel caso in cui entri nel loro territorio. Non potrà più viaggiare liberamente nel mondo»

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Venerdì 17 marzo, la Corte Penale Internazionale (CPI) ha emesso un mandato di arresto contro il presidente russo Vladimir Putin accusandolo di essere «responsabile del crimine di guerra di deportazione illegale di bambini». La Corte – che ha sede all’Aja nei Paesi Bassi – è il primo e unico tribunale internazionale permanente con la giurisdizione di perseguire individui per crimini contro l’umanità. Fondata a Roma nel 1998, ha portato alla sbarra i più feroci dittatori, come il serbo Milošević. Tra il 2018 e il 2021, il presidente della Corte Penale Internazionale è stato Chile Eboe-Osuji. Prima di assumere il prestigioso incarico, in passato ha diretto l’ufficio legale dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani e ha guidato l’accusa nel Tribunale penale internazionale per il Ruanda e nella Corte speciale per la Sierra Leone. Dopo aver lavorato come giudice dell’Aja per un decennio, oggi Eboe-Osuji insegna legge alla Toronto Metropolitan University. 

Giudice, cosa pensa del mandato di arresto emesso dai suoi colleghi nei confronti di Putin?
È uno sviluppo molto importante nel diritto internazionale. Stabilisce che nessuno è al di sopra della legge, per quanto potente sia. Alcuni capi di stato si ritengono immuni alla giustizia, ma questo mandato d’arresto afferma il contrario. Come ha correttamente osservato anche il Cancelliere tedesco Scholz, la Corte penale internazionale è l’istituzione giusta per indagare sui crimini di guerra: nessuno è al di sopra della legge e ciò sta diventando chiaro in questo momento. Nel 2022, l’ultimo successore dello zar non ha fatto alcuno sforzo per esplorare una soluzione giudiziaria per qualsiasi problema avesse con l’Ucraina. Ha semplicemente invaso il paese confinante in una palese guerra di aggressione. Putin e i suoi colleghi al Cremlino hanno scelto di ignorare il diritto internazionale. 

Il mandato di arresto ha solo un valore simbolico?
Ha più di un valore simbolico. Nell’era moderna della giustizia internazionale, nessun capo di stato o capo di governo è mai sfuggito a un’eventuale azione penale, una volta incriminato. Questo è stato il destino, ad esempio, di Théoneste Bagosora e Jean Kambanda (rispettivamente presidente e primo ministro del Ruanda, entrambi responsabili del genocidio ruandese), del presidente della Serbia Slobodan Milošević e del presidente della Liberia Charles Taylor. Sono stati tutti perseguiti davanti a un tribunale penale internazionale. Inoltre, bisogna ricordare che verso la fine della Seconda guerra mondiale, gli Alleati (Unione Sovietica compresa) hanno previsto che Adolf Hitler fosse sottoposto a un procedimento penale, dal quale è sfuggito semplicemente suicidandosi. Ma il suo successore a capo del Reich, Carl Dönitz, fu processato davanti al Tribunale militare internazionale di Norimberga. 

Cosa pensa che accadrà ora?
Ci sono 123 paesi membri della Corte Penale Internazionale che ora hanno l’obbligo di arrestare il presidente Putin nel caso in cui entri nel loro territorio. Ciò significa che il presidente Putin non potrà più viaggiare liberamente nel mondo. È la forza del diritto internazionale. Un capo di stato che non può viaggiare e non può godersi il trattamento da tappeto rosso, ma che invece dovrà gestire lo stress del battito cardiaco ogni volta che si muove, guardandosi sempre le spalle. Non c’è dignità in questo.

Arriveremo a vedere Putin alla sbarra nel tribunale dell’Aja?
È una domanda difficile. Ma è esattamente la stessa domanda che è stata posta quando Milošević è stato incriminato dal Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia. Alla fine, il mondo lo ha visto seduto nell’aula del tribunale dell’Aja.

Saranno formulate nuove accuse in futuro contro Putin?
Ricordo che la domanda è stata posta quando Putin ha ordinato alle forze russe di invadere l’Ucraina e il presidente Biden lo ha definito un criminale che deve essere ritenuto responsabile. La gente chiedeva: “Ci saranno mai accuse contro il presidente russo?” Ora che nei suoi confronti è stato emesso un mandato di cattura, la gente si chiede se possano essere mosse ulteriori accuse. La mia risposta è che non vedo perché no. Se l’indagine rivelasse un caso credibile, giustificherebbe la presentazione di altre accuse. Spetta al procuratore della Corte penale internazionale decidere. Ma un’accusa ovvia che può essere mossa è il reato di aggressione. Anche se ciò richiederebbe la creazione di un tribunale ad hoc – come stanno esortando gli ex primi ministri britannici Gordon Brown e John Major e molti altri – perché quel crimine non può essere imputato a Putin alla Corte penale internazionale, secondo l’attuale Statuto di Roma. Se sarà creato quel nuovo tribunale, allora sarà formulata una nuova accusa contro Putin”.

La Russia ha descritto il mandato di arresto come un “rotolo di carta igienica” e ha minacciato di attaccare il tribunale dell’Aja con dei missili ipersonici Onyx.
Questa minaccia comunica al mondo la disperazione che il mandato d’arresto ha provocato al Cremlino. Tuttavia, questa non è una scusa per la minaccia. In quanto esperto di relazioni internazionali, dovrei fare due osservazioni, prima di affrontare la questione giuridica sollevata da quella minaccia. La mia prima osservazione è che non ho potuto fare a meno di notare che la strategia di minacce è molto simile al Mein Kampf di Hitler. La seconda osservazione è che è proprio questo tipo di calcoli sbagliati che ha portato la miseria in Russia. Pensavano di poter invadere l’Ucraina senza conseguenze, ora si stanno pentendo di quell’errore di calcolo. È sciocco per loro continuare ad aggravare i loro problemi con minacce del genere. È importante ricordare che la minaccia dell’uso di armi nucleari è illegale nel diritto internazionale. Più specificamente, una minaccia fatta per intimidire i giudici o altri funzionari della Corte penale internazionale nell’esercizio delle loro funzioni è un reato ai sensi dello Statuto di Roma. Coloro che fanno questo tipo di minacce si espongono al rischio di essere perseguiti dalla Corte. Non spetta a me commentare se la minaccia dell’attacco avrà implicazioni per il coinvolgimento della NATO (perché la Corte ha sede nei Paesi Bassi, che è un paese membro della NATO). Né ho bisogno di commentare il fatto che la Corte si occupa degli interessi collettivi dei 123 paesi che ne fanno parte, e molti dei quali hanno cittadini che lavorano presso la Corte. Infine, non spetta a me commentare quanti sostenitori la Russia vincerà o perderà alle Nazioni Unite se intraprendesse un simile attacco contro la Corte. Posso solamente dire che la minaccia russa è estremamente imprudente, illegale e criminale.

Ci sono somiglianze tra Slobodan Milošević e Vladimir Putin?
Non esistono mai due casi uguali. Ma ciò che è comune a tutti è l’imperativo della responsabilità sotto lo stato di diritto. Significa che la legge deve valere per tutti. A questo proposito, ci sono somiglianze tra Milošević e Putin.

Durante il suo mandato alla Corte penale internazionale ha gestito casi importanti. Quale è la sua più grande soddisfazione? E il più grande rimpianto?
Sono orgoglioso di essere stato in grado di ricollegare i leader africani alla loro visione originale dell’importanza della Corte. Ricordo che il presidente della Nigeria ha tenuto un discorso programmatico alla Corte nel luglio 2018 durante il quale ha invitato gli Stati che non sono ancora membri dello Statuto di Roma a rendere l’adesione alla Corte una questione prioritaria nella loro politica estera nazionale. Durante il mio mandato, la Corte ha emesso una giurisprudenza che ha chiarito che i capi di Stato non godono dell’immunità di diritto internazionale davanti a un tribunale penale internazionale. Vediamo il valore di quella decisione in questo mandato d’arresto che è stato emesso contro il presidente Putin. Il mio più grande rammarico è stato vedere che alcuni stati – anche firmatari dello Statuto di Roma – non hanno fornito alla Corte il sostegno di cui aveva bisogno. 

Come finirà la guerra in Ucraina?
Non posso prevederlo. Ma deve finire. Non avrebbe neanche dovuto iniziare. Si tratta di una condotta criminale. A mio avviso non vi è alcun aspetto delle uccisioni, dei feriti e delle distruzioni di proprietà che sia consentito dal diritto internazionale. Questa è una guerra di aggressione, un’azione illegale, significa che ogni soldato ucraino che i russi hanno ucciso in questa guerra è una vittima di omicidio. I soldati russi non hanno alcun diritto di uccidere nessun soldato ucraino in questa guerra, figuriamoci i civili… I soldati russi non hanno il diritto di distruggere nulla in Ucraina. I soldati russi catturati devono essere trattati con umanità; ma non hanno il diritto di essere trattati come prigionieri di guerra, che possono semplicemente essere detenuti e poi semplicemente rimandati a casa alla prima occasione, senza processo. I soldati russi catturati possono essere processati per omicidio, lesioni illegali o distruzione illegale di proprietà. Perché si tratta di una guerra di aggressione. I soldati russi non hanno alcun diritto di comportarsi in questo modo. I russi dovrebbero semplicemente fermare la guerra e tornarsene a casa.

Bisogna avere fiducia nella giustizia?
Si, dobbiamo avere fiducia. Ma non è sufficiente semplicemente incrociare le mani e avere fede, sperando che la giustizia risolva i problemi per noi senza che noi facciamo assolutamente nulla per aiutarla. In una famosa melodia orecchiabile degli anni ’80, la celebre Janet Jackson cantava: “Cosa hai fatto per me ultimamente?” C’è una profonda filosofia in quella domanda, anche per la giustizia. Ricordiamo le parole del famoso giurista inglese del XVII secolo, Francis Bacon: “Se non sosteniamo la giustizia, la giustizia non sosterrà noi”. In tempi più moderni, il presidente Kennedy ha esortato i suoi connazionali americani a non chiedere cosa può fare il loro paese per loro, ma cosa possono fare loro per il loro paese. Lo stesso vale per la giustizia. Per tutti noi che ci chiediamo se possiamo avere fiducia nella giustizia, una domanda a cui dobbiamo prima rispondere è la domanda che poneva Janet Jackson: “Cosa abbiamo fatto per [la giustizia] ultimamente?”.

Si è mai chiesto come reagirebbe se avesse la possibilità di giudicare Putin in un tribunale per i crimi di guerra?
I giudici vedono gli imputati come esseri umani, né più né meno. Questi sono esseri umani che devono rispondere delle accuse formulate contro di loro e ai quali devono essere concesse tutte le opportunità che la legge concede loro per dare piena risposta e difesa alle accuse. Non c’è altro modo di agire per un giudice.

 

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