La pacchia è finitaLa Russia sta perdendo la guerra economica, anche se cerca di nasconderlo

Per Mosca è finita la fase “miracolosa” che aveva frenato la crisi economica nei mesi centrali del 2022, dovuta all’aumento dei prezzi del gas e del petrolio che avevano compensato la diminuzione delle esportazioni.

LaPresse

Le autocrazie hanno un vantaggio rispetto alle democrazie: riescono a coprire, almeno per qualche tempo, le debolezze del sistema economico e politico con una spessa coperta, una melassa fatta di propaganda e silenzio. In un Paese libero, la prospettiva di crescita del Pil inferiore alle previsioni o anche un innalzamento dell’età pensionabile di due anni generano malumore nella popolazione, portando a un netto calo del gradimento dei governi. Si organizzano scioperi e manifestazioni. Invece nei paesi non democratici è più facile impedire le proteste e negare ogni problema. 

Nel XXI secolo, epoca della comunicazione e dei social, questa azione di negazione e manipolazione della realtà riesce a penetrare anche oltre i confini dell’autocrazia, proprio grazie all’oggettiva asimmetria esistente: i media democratici non possono influenzare più di tanto i sudditi di una dittatura, ma i media di regime, grazie alla libertà di espressione, possono inondare di fake news i cittadini delle democrazie. Infatti ogni difficoltà europea o americana è amplificata, mentre quelle russe riescono a essere in parte nascoste, sia in patria, sia altrove. Per esempio in Italia, dove non si coglie la gravità della situazione economica, congiunturale e strutturale, di Mosca.

Proprio per questo la realtà delle cose va sottolineata. Partiamo dall’indicatore più banale, se vogliamo, il PIL. Per molti il suo mancato crollo, almeno nelle dimensioni che si prefiguravano al momento dell’invasione dell’Ucraina e delle prime sanzioni, è stata la dimostrazione della forza di Vladimir Putin e del “fallimento dell’Occidente”.

In realtà la differenza tra le performance russe e quelle europee e americane rimane netta. Del resto anche queste ultime, lo si dimentica spesso, si sono rivelate migliori del previsto. 

L’Ocse evidenzia come il -2,1 per cento del Pil di Mosca del 2022 sarà seguito, in base ai dati attuali, dal -2,5 per cento del 2023, e anche nel 2024 rimarrà il segno meno. In Italia e nella zona euro, dopo una crescita del 3,8 per cento e del 3,5 per cento, quest’anno dovrebbe continuare a prevalere il segno più, anche se l’espansione dell’economia sarà inferiore all’1 per cento.

Ma il dato russo appare ancora più deludente se lo si confronta con quello di economie più simili: quelle dei fornitori di materie prime. A causa dell’aumento del prezzo di gas e petrolio, in parte abilmente causati proprio da Mosca, nel 2022 questi paesi hanno visto aumentare gli introiti più del previsto. Ciò ha causato un boom per esempio in Arabia Saudita, dove il Pil è salito dell’8,8 per cento. Si tratta di un Paese che negli ultimi anni aveva avuto quasi sempre incrementi del prodotto interno lordo più bassi di quelli russi. Invece l’anno scorso vi è stata una differenza di quasi 11 punti a suo favore, e ve ne sarà una sostanziosa, di più di 5, anche quest’anno. 

Vuol dire che la recessione più lieve vissuta in Russia è stata dovuta a un contesto di prezzi eccezionale, che in tempi normali avrebbe anzi provocato una crescita imponente. Se nonostante il decollo delle quotazioni del gas e del petrolio ugualmente il PIL è sceso del 2,1 per cento, vuol dire che i fondamentali dell’economia sono stati colpiti in modo profondo. 

Dati Ocse

Lo si nota anche dai dati sull’inflazione, quelli ufficiali perlomeno. La Russia ha avuto un carovita mediamente più alto di quello dell’Occidente, fino al 14 per cento nel 2022, ne avrà uno simile quest’anno, e un’inflazione di nuovo più grave nel 2024, il tutto nonostante la recessione, il calo dei consumi e degli investimenti, che di solito frenano la crescita dei prezzi.

Dati Ocse

Il peggio è passato per Mosca? Affatto, i guai diventano strutturali, perché è finita la fase “miracolosa” che aveva frenato la crisi economica nei mesi centrali del 2022. Ovvero quella della salita dei prezzi del gas e del petrolio, che, anche a fronte di una diminuzione dei volumi, aveva provocato grandi flussi in entrata nelle casse russe. Beh, ora, possiamo dire che la pacchia è finita.

Se un anno fa la Russia esportava circa trecentomila tonnellate al giorno di gas via gasdotto, oltre a quello liquefatto (GNL), ora quella cifra si è ridotta di tre volte. A ciò si aggiunge la diminuzione, seppur più lieve, dell’export di petrolio greggio, che dall’autunno non ha più superato le ottocentomila tonnellate giornaliere e spesso è sceso, recentemente, sotto i settecentomila.

Ma il vero cambiamento è stato quello in valore. Il crollo dei prezzi è stato ben superiore a quello dei volumi: il risultato è che il gettito che Mosca riceve dalle proprie esportazioni energetiche è ora stabilmente inferiore a quello prebellico: in totale da più di 1,1 miliardi al giorno a poco più di 500 milioni. In particolare il ricavo delle vendite di gas e GNL è sceso da quasi quattrocento a circa settanta milioni, sempre al giorno, mentre quello del greggio, che aveva superato i cinquecento milioni giornalieri l’estate scorsa, rende nelle ultime settimane meno di trecento milioni.

Dati di Russia Fossil Tracker, dati giornalieri, medie settimanali

Questo danno per Mosca è dovuto alla paziente opera di sostituzione delle fonti russe messa in atto dai governi europei, in particolare quelli dei Paesi che più dipendevano da Mosca, come l’Italia. È qualcosa di cui si parla forse troppo poco, come sempre quando qualcosa ha successo e non costituisce un problema, ma anzi lo risolve.

L’Unione Europea aveva bisogno di importare ogni giorno quasi un milione di tonnellate equivalenti di beni energetici, tra gas, petrolio greggio e raffinato, carbone, dalla Russia. Ora si è scesi sotto le duecentomila. La minore domanda, provocata, diciamolo, anche da un minore consumo, ha contribuito al calo dei prezzi. Questo vuol dire che la UE è passata dal pagare quasi settecentoquaranta milioni di euro al giorno a meno di cento.

Il dato più significativo, però, è che non è stata sostituita da altri clienti. Parallelamente la crescita degli acquisti, che pure c’è stata, da parte di Cina e India, è stata molto modesta. Così il gettito, con i prezzi calanti, non è potuto aumentare, rimanendo. nel caso cinese, sotto i duecento milioni di euro al giorno come prima della guerra, e in quello indiano sotto i cento milioni.

Dati di Russia Fossil Tracker, dati giornalieri

I paesi europei riescono anche a stoccare molto più gas rispetto a un anno fa: tra il 55 per cento e il 57 per cento della capacità totale nel caso di Italia e UE nel suo complesso, a confronto di percentuali inferiori al 30 per cento di 12 mesi prima.

Dati del Consiglio dell’Unione Europea

Nel frattempo la Cina fa orecchi da mercante (è proprio il caso di dirlo) alla proposta russa di costruire un secondo gasdotto dalla Siberia. Xi Jinping non vuole legarsi in modo così stretto ed esclusivo a Mosca, non ne ha del resto bisogno.

Questi dati ci mostrano per l’ennesima volta come Putin sia una tigre di carta, e come il fantomatico declino dell’Occidente debba essere ancora una volta rimandato. A quando? A data da destinarsi, anche perché, a ben guardare, a dispetto di quello che forse molti pensano, soprattutto in Italia, nei prossimi decenni un fattore strategico determinante, la demografia, svantaggerà molto più Russia e Cina dell’Occidente, se in quest’ultimo includiamo Unione europea, Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia.

Pechino e Mosca dovrebbero perdere 120 milioni di abitanti entro il 2050, e il blocco occidentale invece dovrebbe guadagnarne più di 60 milioni. Il calo della popolazione europea ci sarà, ma dovrebbe essere molto inferiore di quella che colpirà Russia e Cina, -1,5 per cento entro i prossimi 27 anni, contro il 6-8 per cento.

Dati Ocse

Certo, ci sono poi l’India, l’Indonesia, il mondo africano. Con chi si schiereranno se la contrapposizione attuale si protrarrà, se Cina e Russia rimarranno entrambi Paesi autoritari? Niente è scritto, starà all’abilità diplomatica occidentale evitare che gravitino verso Mosca e Pechino. Sconfiggere Putin, militarmente ed economicamente, servirà anche a questo, a mostrare che anche nel XXI secolo i perdenti della storia non stanno a Ovest, anzi.

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