Uno a zero, palla al centroLe proteste di piazza e la vittoria di Macron sul populismo di massa

Il presidente francese ha vinto contro chi protestava per l’aumento dell’età del pensionamento: non ha ceduto alle pressioni e ha dimostrato che i manifestanti non comandano né sul Parlamento né sul governo

AP/Lapresse

Emmanuel Macron ha vinto e il populismo di massa di sinistra ha perso, nonostante ben dodici giornate di mobilitazione generale, scioperi e cortei che hanno coinvolto un milione di manifestanti e sono stati spesso occasione di scontri con la polizia, di incendi, devastazioni e black block scatenati.

Dopo il verdetto del Consiglio Costituzionale che ha considerato pienamente rispettoso della Costituzione il provvedimento, il 15 aprile il presidente francese ha infatti promulgato la contestatissima riforma che porta gradualmente da sessantadue a sessantaquattro anni l’età del pensionamento.

Una vittoria piena, dunque, per un presidente che non ha ceduto alle pressioni dal basso e che ha tenuto fermo un principio fondamentale della democrazia: la piazza in rivolta non comanda né sul Parlamento, né sul governo. Soprattutto ha imposto al Paese il rispetto di un principio: chi ha ricevuto un mandato popolare esplicito attraverso il voto – e questa riforma delle pensioni è sempre stata al primo posto nel programma di governo sul quale Macron ha chiesto e ottenuto il voto – lo deve rispettare anche se poi i sondaggi e i movimenti di strada gli sono avversi.

Dunque, in Francia si è tenuto in questi mesi ben più di un braccio di ferro sull’età pensionabile: si è combattuta una dura battaglia sui principi fondanti della democrazia rappresentativa contro un populismo di massa, con grandissime capacità di mobilitazione popolare, che voleva e vuole imporsi sulle istituzioni che trovano la loro unica legittimità nel voto popolare.

Una battaglia che si è combattuta – questo è l’aspetto fondamentale – su un tema centrale: il principio di realtà contro l’utopia dei desideri. Utopia che è arrivata a esprimere un rifiuto irenistico della sinistra francese addirittura del lavoro, della necessità, dell’obbligo a lavorare. Utopia che ha preteso e pretende di avere precedenza sulle politiche di bilancio considerando irrilevante, secondario, ininfluente il dato di fatto che con la pensione a sessantadue anni il sistema pensionistico francese non è più sostenibile e si avvia verso il default.

Abbiamo dunque assistito in Francia, nel cuore dell’Europa, a uno scontro drammatico sui temi fondanti dello Stato democratico, messi in discussione e rifiutati da un populismo di sinistra che ha saputo – questa è la notizia – farsi movimento poderoso di massa, bloccando per ben dodici volte i gangli funzionali del Paese. Movimento populista di massa, elemento ancora più grave, sostenuto non tanto o soltanto dalla sinistra parlamentare e da leader parolai e irresponsabili come Jean-Luc Mélenchon, ma soprattutto da tutti i sindacati francesi. Sindacati che hanno abdicato a ogni rispetto delle compatibilità di bilancio, alle regole economiche che determinano comunque i meccanismi del welfare, per affidarsi appunto al l’utopia del rifiuto del lavoro.

Lavoro inteso non più come valore in sé, che concretizza la partecipazione del cittadino alla formazione del bene comune, che trasforma in modo collettivo là realtà. Lavoro inteso invece da questo movimento populista come un limite odioso al godimento dei propri diritti e desideri individuali che si possono esplicare solo in un infinito tempo libero. Un nuovo volto del populismo che esalta l’egoismo dei diritti contro l’etica dei doveri.

Questo nuovo populismo è stato tanto pervasivo e innovativo che è riuscito persino a fare breccia e a trovare ascolto in una istituzione culturale francese ed europea come Le Monde che è ben più di un giornale ma che è lo specchio dell’establishment francese di sinistra ancorato alle più solide istituzioni e tradizioni culturali e sociali progressiste. Le Monde – nello stupore del lettore italiano sia pure con l’abituale aplomb, stile e discrezione, sposa di fatto le ragioni del movimento populista e duramente criticato l’incapacità di Emmanuel Macron a entrare in sintonia con il popolo francese. Addirittura, Le Monde giudica falsa la pur verissima motivazione sulle compatibilità di bilancio che ha motivato l’indispensabile necessità della riforma delle pensioni.

Non solo, Le Monde interpreta oggi il braccio di ferro tra istituzioni rappresentative e la piazza in rivolta come segnale del superamento, della inadeguatezza delle istituzioni golliste della Quinta Repubblica. Istituzioni che comprimono i giochi e i trucchi del parlamentarismo e che impongono la stabilità attraverso poteri sovraordinati del governo e del presidente una volta “legittimato” dal voto democratico. Una sponda sconcertante che il populismo di sinistra ha trovato proprio dentro il cuore della sinistra francese più strutturata e moderata. Una preoccupante novità.

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