Nuovo Patto di stabilitàStop alla spesa senza limiti, l’Italia dovrà risparmiare fino a 15 miliardi l’anno

La Commissione europea ha presentato la proposta di riforma. Con un taglio del deficit dello 0,5%, per l’Italia i risparmi ammonterebbero a circa 60 miliardi. Le nuove regole impongono «una rigorosa revisione della spesa, compresi gli investimenti», dice il ministro Giorgetti

Il ministro Giorgetti con il commissario europeo al Bilancio Gentiloni
Foto: Ecofin

La Commissione europea ha presentato la proposta di riforma del Patto di stabilità che prevede che gli Stati con debito elevato concordino dei piani per una sua «graduale e realistica» riduzione. I piani, della durata di quattro anni estendibili a sette, devono garantire un taglio annuo del deficit dello 0,5%. La proposta sarà ora discussa dal Consiglio e dal Parlamento europeo, anche se la Germania ha già ribadito la sua contrarietà a una riforma che ritiene troppo tollerante.

Ma cosa comporteranno queste nuove regole per un Paese ad alto debito come l’Italia? L’Italia dovrebbe ridurre il debito di 14-15 miliardi l’anno, pari allo 0,85% del Pil, se concordasse un piano in quattro anni, scrive il CorriereLa Stampa fa i conti totali: i risparmi da realizzare ammonterebbero a circa 60 miliardi in un tempo variabile e negoziabile.

Il punto di partenza per le discussioni con i singoli Paesi sarà la «traiettoria tecnica» definita per ogni singolo Stato dalla Commissione. Restano in vigore le soglie di riferimento del deficit/Pil al 3% e del 60% per debito pubblico/Pil. La percentuale del debito sul Pil dovrà essere inferiore alla fine del periodo considerato rispetto all’inizio. E anche in caso di piano in sette anni, già alla fine del primo quadriennio dovrà esserci una riduzione del debito. L’unico indicatore operativo per la sorveglianza di bilancio sarà la spesa pubblica primaria. Non cambia invece la regola in caso di deficit superiore al 3%: scatterà un aggiustamento fiscale minimo dello 0,5% del Pil all’anno.

Secondo una proiezione elaborata dai tecnici della Commissione, l’Italia dovrebbe fare una correzione di circa 6-8,5 miliardi all’anno in caso di un aggiustamento dello 0,45% del Pil in sette anni, che è l’opzione di tempo ipotizzata per i Paesi ad alto debito pubblico. Con un piano in quattro anni, invece, l’aggiustamento sarebbe dello 0,85% del Pil, circa 14-15 miliardi. L’aggiustamento sarebbe comunque inferiore a quello previsto dalle regole attuali e anche dal Documento di economia e finanzia (Def) che indica un aggiustamento del 3,6% nel 2023 e dello 0,9% nel 2024.

Per l’Italia è meglio del vecchio impianto di regole più rigido, che avrebbe imposto sino a 80 miliardi di tagli annui. Ma è decisamente peggio del vuoto seguito alla pandemia, con la necessaria sospensione dei vincoli che ha favorito spese generose, forse troppo. Comunque vada, il 2024 segnerà la fine della fiera della spesa e del ritorno dei paletti comunitari.

La riforma punta ad attribuire una forte titolarità nazionale nell’impegno alla riduzione del debito pubblico. I Paesi Ue saranno chiamati a negoziare con la Commissione piani strutturali di bilancio nazionali a medio termine (l’equivalente dei Pnrr) nei quali i governi definiscono i loro obiettivi di bilancio, le misure per affrontare gli squilibri macroeconomici, le riforme e gli investimenti prioritari per un periodo di almeno quattro anni che potrà essere esteso a sette anni se sostenuto da riforme e investimenti precisi. Questi piani saranno valutati dalla Commissione e approvati dal Consiglio.

«Il nuovo Patto di stabilità impone una rigorosa revisione della spesa (pubblica ndr), di tutta la spesa, compresi gli investimenti», dice il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti al Corriere. La spesa pubblica potrà crescere percentualmente negli anni a venire meno di quanto sia cresciuta l’intera economia negli anni passati; e poiché l’Italia quasi non è cresciuta nell’ultimo decennio, la spesa dovrebbe restare molto compressa e servirebbero tagli su altre voci se si volessero fare investimenti. «La spending review dovrebbe riguardare anche gli investimenti del Pnrr che hanno un impatto sugli obiettivi», avrebbe detto il ministro. In altri termini, quelli basati su prestiti europei (per circa 120 miliardi di euro) che entrano nel debito pubblico. E aggiunge il ministro: «Questo vale a maggior ragione per il fondo complementare al Pnrr (da circa 30 miliardi, ndr) che dobbiamo finanziare al costo in interessi del debito italiano».

Ma la versione non è ancora definitiva. Ora può partire il negoziato tra i Paesi Ue e poi con il Parlamento europeo. Trovare un accordo non sarà facile e il tempo stringe perché il vecchio patto di Stabilità è stato sospeso nel marzo del 2020 a causa dello choc economico scatenato dal Covid ma sarà ripristinato da gennaio 2024. Il primo appuntamento sarà domani a Stoccolma all’Eurogruppo e all’Ecofin informali. La riunione sarà anche l’occasione per chiedere al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che cosa intenda fare l’Italia sulla ratifica del Meccanismo europeo di stabilità (Mes). Siamo l’unico Paese a non averla ancora approvata e un funzionario europeo ieri ha spiegato che «la mancata ratifica» da parte dell’Italia «sta sostanzialmente facendo attendere ogni tipo di discussione in parallelo». Ma per Palazzo Chigi il Mes va «aggiornato» e trasformato in un «veicolo per la crescita».

 

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