Pane e frittata È sempre l’ora giusta per un rolex

Il mondo sta scoprendo lo street food ugandese a base di uova e chapati, nato per la colazione ma certamente versatile e cosmopolita, come dimostrano le sue stesse origini indiane

Foto di Towfiqu barbhuiya su Unsplash

Paese che vai, colazione che trovi. Cornetto e cappuccino. Biscotti intinti nel latte. Pancakes, salsicce, bacon e uova. E anche carne di renna, se andate in Alaska. E poi c’è lui, il rolex. No, non quello che di solito (se avete il conto in banca pieno) portate al polso, ma un golosissimo pane chapati avvolto in un’omelette alle verdure e altri (variabili) ingredienti. Pane e frittata, per farla breve: eccola la colazione ugandese per eccellenza. Un gioiellino dello street food, economico, veloce ed invitante, di cui da queste parti vanno talmente matti da averci costruito su un festival annuale.
E, a ben guardare, il rolex ugandese un evento tutto suo se lo merita sul serio. Perché rappresenta in qualche modo il lato migliore della cultura gastronomica. Quello che unisce, viaggia, si trasforma e non conosce barriere.

«Il turismo culinario è il viaggio per il gusto del luogo per avere un senso del luogo» – spiegano gli organizzatori del Festival. «L’Uganda ospita 52 tribù e 6 gruppi indigeni, quindi scegliere un singolo pasto come firma del Paese, senza alcun background etnico e relative connessioni, è un viaggio sulla Luna e ritorno. Tuttavia, il rolex è l’unico cibo che porta lo stesso nome in tutte le declinazioni etniche del paese, senza un attaccamento tribale ad esso. Pertanto. Ecco perché “Il festival del rolex” è essenzialmente una celebrazione del cibo, che riunisce i festaioli per assaggiare varie ricette mescolate con varianti locali e internazionali come Chicken Rolex, Beef Rolex, Vegetable, tra tanti».

Nel 2016, l’African Startup della Cnn ha addirittura celebrato il rolex come una meraviglia africana da non perdere: «Il rolex è molto popolare, ma poco conosciuto al di fuori del Paese. Oggi in tutta l’Uganda gli uomini li cucinano per strada. In Ruanda, dove non è consentito il cibo di strada, viene servito nei ristoranti».
Dopo qualche anno, ci siamo fatti rivenire l’acquolina in bocca grazie al racconto del rolex della giornalista Yewande Komolafe sul New York Times qualche giorno fa. Un racconto che, in realtà, nasce da un escamotage per velocizzare la colazione, senza sminuirla, tra impegni quotidiani e famiglia. D’altronde, cosa c’è di più semplice di pane e frittata? Qualche minuto, gli ingredienti giusti ed ecco un menu gustoso, pratico e sostanzioso: il rolex. Che si chiama così, oltretutto, per un divertente gioco di parole: pronunciando velocemente, più volte, rolled eggs (uova arrotolate), alla fine il suono che ne verrà fuori sarà proprio quello di rolex.

Quello che però rende questo cibo così particolare ed interessane è proprio la sua capacità di viaggiare per luoghi e persone. Partiamo, infatti, dal pane con cui è formato. Il pane chapati non è di origine africana, ma arriva dall’Asia meridionale, come è ben noto a chi frequenta i ristoranti indiani. Ed è la dimostrazione come il cibo e gli ingredienti si spostino nel globo terraqueo, attraverso le persone e le loro storie. Il rolex è il risultato di anni di colonialismo, di esilio forzato lontano dai paesi di origine, di mescolanza di vite, di esistenze nuove e adattate alle necessità.

C’è un libro, “Harnessing the Trade Winds” di Blanche Rocha D’Souza, dove si racconta l’interessante storia del commercio tra India e Africa orientale e di come gli indiani si sono stabiliti in Kenya, Uganda e Tanzania: «In tutte le mie ricerche – spiega l’autore nella prefazione – ho scoperto che le fonti di informazione arabe e in particolare europee hanno minimizzato l’importanza del commercio indiano nell’Oceano Indiano, che risale ad almeno tremila anni a.C. Il libro tenta di riaccendere nella diaspora indiana un orgoglio giustificabile per i risultati dei suoi antenati in Africa orientale, e in effetti in altre parti del mondo. In Africa orientale hanno promosso lo sviluppo dell’agricoltura e dell’industria e la globalizzazione del commercio derivante dalle loro attività commerciali».

Ed eccolo quindi, il rolex, arrivato fino alle nostre tavole, pronto per risvegliarci dal torpore notturno. Molti potrebbero pensare sia un’invenzione moderna, visto che il suo successo oggi deriva dal fatto di essere diventato popolare tra gli studenti della Makerere University, ma anche in questo caso, come per tante altre ricette, dietro c’è il girovagare dell’uomo, il suo nutrimento e la sua storia. «Personalmente – scrive la scrittrice e fotografa di cibo ugandese Sophie Musoki – penso che il rolex dovrebbe essere soprannominato il cibo ufficiale ugandese, proprio perché è conosciuto in tutto il Paese, è relativamente facile da mettere insieme ed è versatile perché può funzionare anche come colazione, pranzo e cena. Prepararlo è facile come prendere un chapati, un uovo fritto e qualche verdura e arrotolare questa succosa bontà salata. Ma tutti i creatori di rolex che ho incontrato sono orgogliosi di rendere i loro rotoli alla perfezione, una pura opera d’arte e dedizione». Storie che ricordano altre storie, insomma. Perché se le traduciamo in italiano, le vicissitudini del rolex possono essere chiamate con tanti nomi di ricette a noi più conosciute: una per tutte, la carbonara. Ma, visto che la carbonara faremmo fatica ad inserirla in un menu di primo mattino, allora possiamo provare con il rolex. Per gli amanti del dolce, c’è anche la versione farcita di marmellata.

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