Alleato e investimento Tempo di riflettere

Quello che abbiamo capito da una mattinata pugliese, con i professionisti della ristorazione riuniti attorno a un tavolo di lavoro

Foto di Christian Tenguan su Unsplash

FoodEXP è un evento che da anni anima Lecce, e ogni primavera regala momenti preziosi di condivisione ai tanti professionisti pugliesi e non solo, che qui si riuniscono e trovano un luogo stimolante e piacevole dove confrontarsi.

Quest’anno c’è stata anche Gastronomika, e qui abbiamo lanciato il primo tavolo di lavoro del nostro Festival, che apre le sue porte a Lecce riunendo i giovani imprenditori pugliesi che stanno facendo la differenza nella loro regione, scegliendo di valorizzare i loro talenti proprio dove sono nati, spesso tornando da esperienze altrove che li hanno arricchiti, e riprendendo da dove i genitori avevano lasciato. Una scelta frutto di coraggio, di passione, ma soprattutto di determinazione, visto quanto questa terra sia ricca di opportunità ma discontinua.

Eppure è qui che hanno deciso di costruire la loro professione, qui che hanno impiantato le loro attività, qui che decidono quotidianamente di mettere in atto un cambiamento profondo e radicale e tracciare una nuova strada verso il futuro.

Conoscerli è stato importante, arricchente e stimolante, e soprattutto ci ha dato l’occasione di scoprire che i problemi, ma anche le opportunità, sono identiche ovunque. Tanti i temi dibattuti, anche se quello che è probabilmente più attuale e più drammatico è sempre quello al centro del confronto quotidiano mondiale: la mancanza ormai cronica di addetti, che in queste zone diventa endemica, visto che qui spesso si lavora solo pochi mesi all’anno. Trovare personale motivato è utopia: motivarlo e renderlo partecipe del progetto a lungo termine è la nuova frontiera dell’imprenditoria della ristorazione.

Perché ormai una cosa è evidente a tutti, come se ci si fosse rassegnati allo stato attuale delle cose: la scuola alberghiera italiana non prepara adeguatamente per il lavoro, e anche qui come altrove si pensa che si debbano formare i professionisti del futuro con il lavoro sul campo, con il coinvolgimento appassionato, ma anche con orari adeguati e opportunità diverse dal passato. Investire su un nuovo modello è quindi l’unica alternativa possibile e l’unica vera sfida che questi giovani imprenditori hanno trovato per far funzionare le loro attività. Fatte di sacrificio, o meglio di impegno quotidiano, ma di tante altre sfaccettatture.

Quello che sempre di più emerge, infatti, è che il ruolo di chi decide di aprire un ristorante non è più solo quello di cucinare bene, anzi, forse questa è una delle voci che meno “pesa” sul totale. Bisogna sapersi destreggiare nella burocrazia, essere problem solver, puntare moltissimo sull’accoglienza, fare di conto con sapienza, ma soprattutto essere in grado di comunicare senza snaturarsi.

Comunicazione che rimane al centro del dibattito: che sia un ulteriore pensiero, un altro lavoro da fare e per bene, un’opportunità per amplificare il passaparola e quindi avere più persone al locale è fuori discussione. Ma si comincia a pensare che possa anche essere un freno per i giovani, che pensano a questo lavoro solo scoprendolo attraverso i social media. Ma anche un vincolo che spreme chi se ne occupa, e costringe a un continuo e ossessivo cambiamento, in un consumismo sempre più veloce e pressante, che rischia di far diventare il lavoro sempre più concentrato su un segmento non determinante ma indispensabile.

Di sicuro, quello che è emerso da tutte le storie che questi giovani ci hanno raccontato è che senza quel morso verso l’obiettivo, quella passione che si trasforma in entusiasmo, quelle ore investite senza risparmiarsi è impossibile fare di questo lavoro un vero successo. Da parte nostra, prenderemo tutti questi spunti e li trasformeremo in nuove riflessioni durante il nostro Festival milanese: portando con noi queste testimonianze preziose che contribuiscono al nostro dibattito e lo alimentano.

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