Profumo di carta e legnoAlla scoperta delle biblioteche storiche dell’Emilia-Romagna

Da Piacenza a Rimini, passando per Modena, Cesena e Ravenna: sono le custodi fedeli di incunaboli e cinquecentine, di manoscritti e codici miniati. E sono elementi cardine del tessuto culturale di una Regione che ha voglia di lasciarsi alle spalle le difficoltà dovute all’alluvione

La Biblioteca Palatina a Parma

«Fondare biblioteche – ha detto Marguerite Yourcenar – è un po’ come costruire granai pubblici: ammassare riserve contro l’inverno dello spirito». Ed eccole, allora, le biblioteche storiche che si incontrano lungo la Via Emilia. Austere come basiliche romaniche o stravaganti come palazzi barocchi. Profumate di carta e di legni antichi. Volute da mecenati della cultura, progettate da architetti visionari e decorate come opere d’arte. Custodi fedeli di incunaboli e cinquecentine, di manoscritti e codici miniati. Veri luoghi fuori dal tempo che conservano le tracce di una memoria preziosa. La nostra. In questo momento di grande difficoltà per la Regione a causa delle alluvioni, rendiamo omaggio alla cultura e alla bellezza di un territorio che guarda già al futuro. 

A Piacenza, la Biblioteca del Cardinale
Sindrome di Stendhal assicurata quando si entra nella Biblioteca del Collegio Alberoni in pieno centro a Piacenza. La Biblioteca Monumentale si trova, infatti, all’interno del complesso architettonico fatto costruire, nella prima metà del ’700, dal cardinale Giulio Alberoni, primo ministro del re Filippo V di Spagna,  con grande attenzione agli arredi: il perimetro della sala è interamente occupato da  scaffali in noce, ornati da tarsie di radica, che si sviluppano a doppia altezza. E fin da subito Alberoni si preoccupò di fornire il Collegio di incunaboli e testi preziosi, come le due opere di Galileo Galilei Istoria e dimostrazioni attorno alle macchie solari e loro accidenti e il Sistema cosmicum, contenente il Dialogo attorno ai due massimi sistemi del mondo.   

A Parma, la Palatina del Duca
Teatrale e scenografica, la Biblioteca Palatina, voluta, nel 1761, dal duca Filippo di Borbone è inserita nel complesso monumentale del Palazzo della Pilotta. La sua scoperta inizia con la Galleria Petitot (in onore all’architetto di corte a cui si devono i disegni degli scaffali): una fantastica combinazione di lesene scolpite a festoni, di scaffalature, di fregi e di affreschi che fingono cassettoni e rosoni. E si continua, poi, con il Salone Maria Luigia, con i libri disposti in nicchie separate da mezze colonne corinzie, e dove campeggia un busto della “buona duchessa” scolpito da Canova. Tra le novità introdotte dai bibliotecari ducali quella di redigere il catalogo della Palatina su schede mobili che riportavano autore, titolo, note tipografiche del libro  e l’indicazione della sua collocazione.  

A Reggio Emilia, la Biblioteca della Rivoluzione
Sull’onda lunga di quella francese, nel 1796 scoppia a Reggio Emilia una rivolta popolare contro gli Estensi, viene proclamata la Repubblica Reggiana e, tra i primi provvedimenti presi dal governo rivoluzionario, c’è la creazione di una Biblioteca pubblica. La sede, di quella che oggi è la Biblioteca Panizzi , sarà quella di Palazzo San Giorgio, un affascinante spazio dove sono conservati oltre 350mila libri, tra manoscritti e incunaboli (tra cui un rarissimo De prospectiva pingendi con disegni autografi di Piero della Francesca), stampe antiche e incisioni.

La chicca: sul soffitto della settecentesca Sala di Lettura, l’artista statunitense Sol Lewitt ha realizzato l’opera Whirls and Twirls, un intreccio labirintico di colori che si inserisce nella lunga serie dei Wall Drawing, realizzati dall’artista direttamente sulle pareti.  

A Modena, la Estense
La Biblioteca Estense , biblioteca dinastica per antonomasia, nasce per volere dei signori di Ferrara già sul finire del Trecento e rimane legata alla famiglia fino al dissolvimento del ducato.  In seguito al passaggio di Ferrara allo Stato Pontificio la biblioteca viene trasferita dal castello di Ferrara a Modena, divenuta, alla fine del Cinquecento, la nuova capitale del ducato. E qui rimane, fino ad oggi, in uno dei palazzi più belli della città, il Palazzo dei Musei.  Unica la dotazione della Estense che conserva volumi antichi, come la raccolta di codici medievali e il manoscritto più prezioso d’Italia, la Bibbia di Borso d’Este, più di mille  pagine in pergamena, miniate e dipinte con oro zecchino e blu di lapislazzuli. Fra le curiosità, c’è l’Autografoteca, manoscritti autografi di vip dal XV al XIX secolo (fra i nomi Galileo, Leopaedi, l’imperatore Carlo V, Rossini, Donizetti…) collezionati da un nobile modenese.  

A Bologna, una raccolta araldica da record
Fastosa, affrescata, sorprendente, con pareti ricchissime e cariche di ornamenti. La decorazione della Biblioteca dell’Archiginnasio a Bologna è il maggior complesso araldico murale esistente al mondo: le migliaia di stemmi che si susseguono nelle aule, nei corridoi e lungo gli scaloni, sono quelli degli studenti e dei professori che nel corso del tempo hanno frequentato gli spazi dell’Alma Mater Studiorum. Le antiche aule della Università si susseguono per tutta la lunghezza della fronte del palazzo e con la sistemazione ottocentesca della biblioteca si è cercato di conservare l’immagine solenne dell’edificio, realizzando vetrine per esporre cimeli e rarità bibliografiche. Fra tutte le aule storiche, la più spettacolare è quella dello Stabat Mater, chiamata così in memoria della prima esecuzione della composizione di Gioachino Rossini tenuta proprio in questo spazio. 

A Ferrara, dove riposa l’Ariosto
Da delizia estense a sede dell’Università di Ferrara: questa la storia luminosa di Palazzo Paradiso, buen retiro, sette secoli fa, di un rampollo di casa d’Este e poi diventato sede di un Ateneo dove studiarono Copernico e Paracelso. Bisogna salire un monumentale scalone di marmo per entrare nell’Antica Sala di Lettura della Biblioteca Ariostea, con le sue librerie di legni scuri e profumi di carta antica. Nel corso del Settecento, infatti, nel Palazzo si crearono oltre al Teatro Anatomico e all’Orto Botanico anche la Sala della Biblioteca. Già, ma perché Ariostea? Semplice: a Palazzo Paradiso, nella sala maggiore della Biblioteca si trova il monumento funebre in marmo di Verona dove sono custodite le ceneri di Ludovico Ariosto. 

A Ravenna, la Classense è in un convento camaldolese
Era un grande convento di monaci camaldolesi la struttura che ospita oggi la Biblioteca Classense: salendo uno scalone monumentale, si raggiunge la Libreria, con statue, stucchi e scansie  finemente intagliate e decorata con affreschi e dipinti. Nel 1803, in seguito alle soppressioni napoleoniche dei beni monastici, la prestigiosa libreria dei Camaldolesi diventò Biblioteca Civica di Ravenna: tra i volumi più antichi si trovano codici manoscritti, incunaboli, edizioni a stampa di pregio, autografi, partiture musicali, carteggi. Tra i fondi speciali, la Raccolta Dantesca, formata dal grande bibliofilo Leo S. Olschki, la più completa collezione di prime e rare edizioni dedicata all’opera di Dante Alighieri. 

A Cesena, la Biblioteca riconosciuta  dall’Unesco
È la Malatestiana, unico esemplare al mondo di Biblioteca umanistica perfettamente conservata nell’edificio, negli arredi e nella dotazione libraria e per questo inserita dall’Unesco nel Registro della Memoria del Mondo. Creata, alla metà del Quattrocento, all’interno di un convento francescano, per volontà del signore di Cesena Domenico Malatesta Novello, rappresentò fin da subito una novità: la sua gestione fu, infatti, affidata, per espressa volontà del suo ideatore, agli organismi comunali. Ciò la rese la prima biblioteca civica d’Italia. Attraverso un sontuoso portale intagliato si entra nella lunga aula dove, in due file di leggii originali, sono esposti più di trecento preziosissimi codici. Le visite a questa scenografica sala di lettura sono possibili solo prima del tramonto, perché quando cala l’oscurità, la porta si richiude e non è più possibile accedere all’aula.  

A Rimini, la prima biblioteca pubblica
La Biblioteca Gambalunga di Rimini nel 1619 è stata la prima biblioteca pubblica in Italia, aperta cioè a tutti i cittadini grazie al lascito di un benefattore, Alessandro Gambalunga, che donò alla sua città il suo palazzo e il suo patrimonio librario. Da casa privata il palazzo si trasforma in luogo aperto a tutti i cittadini, dove vengono dapprima allestite le splendide sale seicentesche, con le preziose librerie di legno scuro che corrono lungo le pareti, e successivamente la sala del ’700 arredata con scansie di abete dipinte a olio con gentili colori,  un piccolo capolavoro del rococò riminese, che ospita anche due preziosi globi del Seicento – il terracqueo e il celeste – del cartografo olandese Joan Blaeu.

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