Rigenerarsi e pensare Anche a Cortina si possono cambiare i punti di vista

La consapevolezza si affianca alla sostenibilità, e ci porta a un livello più alto di riflessione sul nostro impatto ambientale. È l’obiettivo di un evento dedicato al cibo e al territorio, che anima la perla delle Dolomiti

©ChantalArnts

Connessione: è la parola che più di ogni altra ispira un gruppo di intraprendenti giovani che, con il loro lavoro, cercano di riportare a un senso autentico e antico le scelte di vita, di impresa, di cultura e di gastronomia. Lo fanno quotidianamente, con consapevolezza e determinazione, ma focalizzano questa loro convinzione durante un evento intenso, guidato dal pensiero dei quattro elementi della natura, accomunati dal quinto elemento, che è l’uomo. Un viaggio dentro se stessi, ma anche alla ricerca di una consapevolezza che si sposa alla sostenibilità. Si chiama Casa Genesis, si svolge a Cortina in diverse tappe annuali e vive grazie all’intraprendenza di Ludovica Rubbini e di Riccardo Gaspari, mani e mente del San Brite, e del loro grande team allargato.

Casa Genesis non è un evento del cibo e del vino come quelli a cui siamo abituati: perché il presupposto è diverso. Partiamo dall’idea di stare insieme, e di condividere spazi, momenti, fatiche, ma anche idee e contatti. E infatti, all’arrivo la frase che ci accoglie è la più vera: «Quando andrete via, sarete tutti amici». E così è stato nella tappa primaverile, soprattutto grazie a un’organizzazione metodica, a una grande capacità di mixare con grazia le persone, ma anche per le modalità con cui questo evento è pensato. Si cammina, si discute, ci si confronta, si ascolta e si dialoga. Ci si incontra in situazioni totalmente informali ma con spunti di discussione sempre attenti e con quel tocco lieve di quando sai come fare accoglienza. Del resto, Ludovica e Riccardo sono maestri in quest’arte e sono in grado di tenere le fila di qualcosa di impalpabile che si chiama socialità.

E ci accompagnano pian piano nel loro mondo, e nelle bellezze che porta con sé: ci portano a capire meglio la loro montagna, facendocela conquistare con calma, con passeggiate stancanti e risvegli pieni di respiro e di relax, con la loro cucina che ci fa comprendere quanto sia importante stare legati a un territorio e svelarlo boccone dopo boccone, morso dopo morso, piatto dopo piatto. Ce la mostrano nelle intenzioni antiche, portandoci il marigo, una sorta di custode del territorio che viene delegato dalla comunità a preservare i suoi territori, a spiegarci quanto è importante la cura dei terreni liberi, comunitari: si chiama curadizo, e qui è un modo di essere attaccati al territorio di persone delegate dalla comunità a proteggere il luogo, lasciando il passaggio pulito e permettendo a noi di viverlo al suo meglio.
Un impegno che i più anziani tramandano ai giovani, per far capire loro che tutto quello che abbiamo l’abbiamo per discendenza ma non è un diritto, bensì un dovere: e come tale va vissuto.
La visione commerciale non deve superare quella del territorio, lo sviluppo deve essere controllato: per ogni pista da sci deve esserci una zona altrettanto ampia che deve compensare l’intervento umano, e accanto alla visione turistica deve essere mantenuta una forte identità agro silvo pastorale. Mantenere il territorio è sopravvivenza stessa, anche per i turisti: e tutti i benefici che derivano da questa struttura sociale molto antica e dinamica, come la vendita del legname, gli affitti, le attività ricettive devono essere reinvestiti sul territorio.

Riccardo Felicetti, uno dei partner dell’evento, riflette invece sulla bellezza: «La bellezza per noi significa lavorare con attitudine e con garbo. Costruire qualcosa da tramandare per la nostra azienda è addirittura parte dallo statuto, che prevede un passaggio alle generazioni successive.
Prenderci cura del nostro territorio senza sfruttarlo ma fruendone nel miglior modo possibile è un compito a cui ci atteniamo. Non possiamo, per esempio, continuare a pensare all’acqua come bene a disponibilità infinita. Questa percezione sbagliata è molto legata alle nostre generazioni: siamo talmente abituati a questi privilegi che diamo per acquisiti, da non accorgerci che li stiamo esaurendo. Ma a volte bastano dei piccoli gesti quotidiani per cambiare le cose, e anche solo facendo attenzione a usare solo l’acqua assolutamente necessaria per cucinare un piatto di pasta possiamo dare il nostro contributo. È un gesto, ma accende in noi la consapevolezza».

Consapevolezza che sottolineano anche i giovani professionisti del San Brite: «Nella nostra attività non possiamo essere completamente sostenibili se vogliamo essere produttivi. Ma possiamo avere la consapevolezza di quanto sprechiamo, e cercare di limitare al massimo il nostro impatto sul mondo». Una visione nuova, che rende durevole il lavoro e la sua economicità, ma senza andare a detrimento delle risorse.

Del resto, come ha spiegato bene Andrea Illy durante una delle riflessioni dell’edizione primaverile, consumiamo sedici volte il nostro fabbisogno ecologico: nessuna altra specie come la nostra ha questo impatto. Il 60% del pil mondiale è destinato ad attività ludiche. Ma la ricerca del benessere sfrenato senza doveri e senza cura è un boomerang, sia per noi che per il pianeta. Come sottolinea l’imprenditore: «Per la prima volta nella storia, siamo davanti a un problema talmente interconnesso a talmente tante tematiche e che coinvolge talmente tanti settori che dobbiamo per forza pensarlo in un modo diverso da come abbiamo pensato finora, per poterlo risolvere. Serve un approccio multidisciplinare, in cui ogni settore e ogni studioso siano in grado di capire e comprendere le dinamiche, gli obiettivi a lungo termine e le modalità di costruzione necessari per risolvere, tutti insieme, questo enorme tema mondiale». Prosegue Illy: «Questo problema ha una complessità infinita: la nostra forma mentis non è ancora pronta. Siamo in un territorio di frontiera: nessun pensiero ha mai adottato un modello sistemico di questo genere. Ma stiamo lavorando sull’interisciplinarità, vero punto di forza di un comitato che sia in grado di fornire alle aziende le risposte che cercano, per diventare davvero meno impattanti sull’ambiente».

Le riflessioni emerse durante l’incontro primaverile sono lo spunto per il lancio della prossima edizione di questo momento così intenso: appuntamento dunque a Cortina sabato 17 e domenica 18 giugno per una nuova “Casa Genesis”, che questa volta sarà un viaggio nel tempo tra tradizione, innovazione ed educazione, con l’obiettivo di prolungare nel corso di tutto l’anno l’esperienza alla riscoperta delle origini primordiali della cucina.

«Casa Genesis, il nostro nuovo progetto di ricerca e sviluppo sui temi dell’ambiente e food, è iniziato – raccontano Ludovica e Riccardo – con l’appuntamento ‘Aria – Respirare la montagna’. Siamo molto soddisfatti di come è andata e siamo molto commossi nel vedere le reazioni dei nostri ospiti. ‘Non sapevo di aver bisogno di questa esperienza, di questo divertimento’, ci ha salutato così uno dei partecipanti: il miglior complimento e la conferma che siamo sulla strada giusta. Due giorni di camminate, di dibattiti e cibo, due giorni di consapevolezza e cura, due giorni in cui abbiamo costruito nuovi legami tra persone e Natura. Due giorni, per noi, di stimoli e progresso sui futuri eventi. Perché ormai ci è chiaro che la montagna va vissuta in ogni stagione, in modo circolare e condiviso».

L’appuntamento estivo “Terra – La montagna da toccare”, sarà l’occasione per accendere i riflettori sull’elemento “Terra”, con una particolare attenzione al territorio ampezzano e alle sue tradizioni – da quelle gastronomiche a quelle culturali -, tra le quali spicca il Curadizo.

Per tutte le foto, courtesy of Casa Genesis, ©ChantalArnts

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

X

Linkiesta senza pubblicità, per gli iscritti a Linkiesta Club

Iscriviti a Linkiesta Club